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Bizet convince
il Regio: la recensione
di Paola Cirani

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PARMA – Serata all’insegna delle novità al Teatro Regio di Parma per quest’opera giovanile di Geoges Bizet, Les pêcheurs de perles, assente dai palcoscenici cittadini da alcuni decenni e decisamente gradita, dopo tante stagioni quasi esclusivamente verdiane.

Sul podio Patrick Fournillier col compito di concertare e dirigere l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna; compagine, in verità, forse non nella sua forma migliore e sostanzialmente poco propensa ad aiutare il maestro francese nell’interpretazione di pagine di ambientazione esotica per le quali sarebbero necessarie raffinatezza e precisione. Sin dal preludio, interessante e ricco di melodie dolcissime, l’esecuzione non cattura l’ascoltatore ed emergono solo a tratti le ricchezze cromatiche del brano. Il maestro, tuttavia, sa dare un senso narrativo coerente all’intera vicenda.

Nadir è Dmitry Korchak, tenore dalla voce piccola, ma elegante e capace di emozionare. Passione e languore, essenziali per rendere con credibilità un ruolo tanto insidioso, esigono una perizia tecnica non comune e l’artista russo, al proposito, si disimpegna in maniera abbastanza corretta e disinvolta. Nino Machaidze, la vergine sacerdotessa Léïla che rompe i voti presa da una folle passione per il tenore, non sembra sempre a suo agio nella parte e il suo canto, un poco stridulo, nonostante l’intenzionalità di dolcezza ed espressività di alcune frasi, risulta poco legato e penalizzato da una dizione approssimativa. Alcuni problemi anche per il capo dei pescatori Zurga, Vincenzo Taormina, dall’intonazione precaria, e in difficoltà nel conferire la «tinta» giusta a un personaggio dalle sfaccettature complesse. Amore, gelosia, rancore, sentimenti così diversi esigono un differente modo di proporsi vocalmente e non è facile riuscire a variare il canto, inserendolo, per di più, in un contesto ora rarefatto e sognante, ora passionale. Il baritono, comunque, si impegna con discreti risultati nel fraseggio. Il vicentino Luca Dall’Amico presenta Nourabad, il gran sacerdote di Brahma, con una certa incisività di fraseggio.

Corretto e volenteroso il Coro del Teatro Regio forgiato da Martino Faggiani. La regia di Fabio Sparvoli – con scene di Giorgio Ricchelli, costumi di Alessandra Torella e belle luci di Jacopo Pantani – si propone semplice, ma funzionale. Pubblico soddisfatto e applausi per tutti.

Paola Cirani

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