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Grandine come palle
da tennis: colture
del Casalasco devastate

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Nella fotogallery alcuni degli effetti della tempesta della notte tra giovedì e venerdì

RIVAROLO DEL RE/SPINEDA/SABBIONETA – Il lavoro di mesi rovinato in meno di mezzora. Una tempesta che ha messo letteralmente ko i campi della striscia di terra, nemmeno troppo estesa, che va da Spineda, a Rivarolo del Re, nella frazione di Brugnolo e nei campi che servono il Consorzio Casalasco del Pomodoro, fino a Sabbioneta e Ponteterra, vero e proprio epicentro del disastro climatico.

Dalle 2 alle 2 e mezza della notte tra giovedì e venerdì la grandine s’è abbattuta sui campi del Casalasco con tutta la sua forza: una scena che purtroppo non costituisce una novità, soprattutto negli ultimi anni (basta pensare alla bomba d’acqua del luglio dell’anno scorso), ma che questa volta ha colpito un lembo di terra solitamente risparmiato in passato, dove però per fortuna buona parte dei lavoratori dei campi hanno previdentemente assicurato le colture.

Sembra quasi che, hanno spiegato gli agricoltori, il maltempo voglia terminare l’opera di dodici mesi fa, quando pochi campi vennero risparmiati dalla furia di acqua, vento e grandine ed ora vengono invece colpiti in pieno. Colture di mais completamente defogliate (dunque più facilmente attaccabili da funghi e batteri) quando non spezzate, quintali di zucche, meloni e angurie da buttare, vitigni stroncati con i primi grappoli, ancora acerbi, che non potranno crescere, pomodori staccati dalle piante, alcuni già maturi ma destinato a marcire perché colpiti dai chicchi di grandine, altri invece ancora verdi perché da poco seminati.

Nei due campi che abbiamo avuto modo di visitare si parla di 300 quintali di zucche, che sarebbe state pronte tra una settimana al massimo, completamente distrutti e di ben 900 quintali di pomodoro che non potranno entrare nella campagna estiva del Consorzio. Questo, solo per restare ai due esempi che abbiamo toccato con mano tra Brugnolo e Spineda, dove anche l’azienda agricola di proprietà del sindaco Davide Caleffi ha subito danni pesanti alle vite e soprattutto alle immense distese di mais.

E a proposito di grandine, venerdì mattina alle 10 non si era ancora sciolta del tutto: chicchi come palline da tennis, hanno spiegato gli agricoltori. Difficile pensare che stessero esagerando: a distanza di otto ore, apparivano infatti ancora come chicchi di sale grosso. Tra i danni collaterali anche qualche palo della luce pericolosamente inclinato e due piante distrutte dalla furia del vento e dei fulmini. Una vera e propria striscia ristretta ma maledetta: per rendere l’idea, tra Spineda e Brugnolo sono caduti 80 millimetri di pioggia, a Casalmaggiore, che dista una decina di chilometri, soltanto 30. Nel cremonese, invece, nulla da segnalare, come hanno spiegato due tecnici del Consorzio Agrario di Cremona, intervenuti sul posto per misurare l’entità del danno: “E’ ancora presto” hanno detto “ma si salverà ben poco, tra una settimana capiremo a quante migliaia di euro ammonta il disastro di questa notte”.

Giovanni Gardani-Rosario Pisani

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