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Allarme terrorismo:
l’Imam Bosnic predicò
anche a Motta Baluffi

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Nella foto (tratta da YouTube), l’Imam Bosnic predica a Cremona

MOTTA BALUFFI – Una veemente predica in moschea, in via Bibaculo il 26 novembre 2011, dell’Imam estremista Bilal Bosnic, leader degli islamici whabbiti (ossia integralisti) che in questi giorni invita i giovani ad unirsi ai gruppi armati dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico, ha riportato Cremona sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Non solo: cinque mesi prima, il 21 giugno del 2011, Bosnic fece un sermone al centro islamico di Motta Baluffi. L’allarme terrorismo investe anche il territorio Casalasco: la Questura di Cremona ha sempre tenuto sotto osservazione i centri islamici cremonesi e come in tutta Europa tiene alta la guardia. A differenza di Brescia e Bergamo, non si ha ancora notizia di volontari partiti dalla provincia cremonese.

Bosnic ha cambiato il suo profilo di Facebook proprio in questi giorni, mettendo la bandiera nera del califfato e lanciando proclami per trovare adepti per le milizie di Abu Bakr al Baghdadi. Su YouTube è possibile seguire quel suo discorso cremonese di tre anni fa. L’allarme cremonese in Questura e in Tribunale fa tornare indietro con la memoria al 2002, quando all’ombra del Torrazzo venne scoperta la prima cellula islamica in Italia legata ad Al Qaeda con l’Imam dell’epoca Mourad Trabelsi, tunisino condannato ed espulso e con il bibliotecario della moschea probabilmente morto in Iraq insieme ad altri terroristi. Documenti e testimonianze indicarono come il Duomo di Cremona e la metropolitana di Milano fossero nel mirino della cellula. Da allora molto è cambiato. Abbandonata la moschea di via Massarotti, si è poi passati al Centro Islamico di via Bibaculo (zona stadio) e da qualche mese al centro “La Speranza” di via San Bernardo. La Digos tiene alta la guardia da sempre sui musulmani cremonesi. Controlli periodici anche sui frequentatori. Ma da quel 2002 la situazione in moschea non è più la stessa. Gli Imam non arrivano più con il sostegno dei Fratelli musulmani – ormai emarginati e combattuti anche nel loro Paese, cioè l’Egitto – ma direttamente dal Marocco, sulla base di una convenzione dello stato africano con il governo italiano. Gli imam sono indicati dal governo marocchino che ha tutto l’interesse ad avere predicatori moderati all’estero.

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