Commenta

Muraglia San Francesco,
le erbacce al posto
del cantiere edile

casa-accoglienza_ev

Nella foto le condizioni del fabbricato invaso dalle erbacce

CASALMAGGIORE – Tre date segnano con precisione i passaggi di una realizzazione edile che ha visto sollevare anche una battaglia politica coinvolgendo indirettamente persino la parrocchia di Santo Stefano di Casalmaggiore. Si parla di un intervento globale attorno a quella che una volta era la Casa dell’accoglienza di via Cavour, venduta ad una ditta privata che avrebbe dovuto realizzarvi un condominio.

La data di luglio 2008 indica il rilascio dell’autorizzazione da parte del Comune, quella del 1° febbraio 2009 l’inizio dei lavori, la cui fine era prevista per il 31 dicembre 2012. Attorno a queste scadenze si è sviluppata una tenace polemica sostenuta in special modo dall’ex consigliere nonché geometra comunale Claudio Piccinelli che era riuscito a raccogliere centinaia di firme allo scopo di scongiurare l’abbattimento di una muraglia storica confinante con la Chiesa di San Francesco facendo parte del complesso e con l’edificio in costruzione. L’impresario edile all’epoca aveva motivato la richiesta della demolizione con l’opportunità di recuperare diversi stalli di parcheggio, allargando la strada in quel punto stretta e disagevole.

I sostenitori di Piccinelli, che aveva trascorso un’estate intera sotto il magnifico albero in fregio alla chiesa a difesa delle sue idee arrivando a scontrarsi con don Alberto Franzini, ritenendolo non sufficientemente disponibile ad opporsi all’abbattimento, pensavano invece che si trattasse di un tentativo per rendere più visibile il caseggiato in costruzione. Fatto sta che ora, ad oscurare il tutto, ci sono erbacce ed alti cespugli che denotano da tempo un triste abbandono del cantiere. La data del 31 dicembre 2012 è passata da parecchio e non ci sono segnali che il nuovo caseggiato possa vedere la luce in tempi brevi, spegnendo per il momento  le polemiche sulla opportunità o meno di demolire la muraglia, ma lasciando comunque un senso di tristezza. A spegnersi sono state così anche le critiche sullo stile del caseggiato che qualcuno si era spinto a paragonare ad un salumificio o ad una baita di montagna a causa del tetto a punta che contrasta notevolmente con lo stile delle case attorno .

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti