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Gruppo Silla accusa,
Listone risponde sulla
“questione Ambrosoli”

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Nella foto il municipio di Casalmaggiore, sullo sfondo della polemica

CASALMAGGIORE – A distanza di quattro mesi dal secondo turno elettorale che ha visto la vittoria a sorpresa di Filippo Bongiovanni non si è ancora sopita la polemica tra il Gruppo Silla e il Listone. Quest’ultimo, secondo l’area che gravita attorno al centro-sinistra casalese, colpevole di avere “rinnegato se stesso” per favorire la vittoria di un gruppo di centro-destra. In mezzo ai due fuochi torna ancora una volta Umberto Ambrosoli, tirato per la giacca nella questione dopo la visita di una delegazione della lista Silla proprio a Milano.

L’accusa, in realtà, è nota, ma il centro-sinistra casalese ha voluto precisarla in una conferenza stampa dello scorso mercoledì, spiegando come sono andate le cose al Pirellone. “La delegazione era formata da Claudio Silla, Edoardo Borghesi, Cecilia Bianchi, Cinzia Soldi, Calogero Tascarella e Gian Carlo Roseghini” spiegano gli stessi Borghesi e Roseghini, che poi proseguono: “Il Listone, sedicente referente del patto civico per Ambrosoli, ha ricevuto 4000 euro di finanziamento per la campagna elettorale in virtù della partecipazione alle elezioni regionali a fianco dello sfidante di Maroni, attuale governatore lombardo ed ex segretario della Lega Nord. Abbiamo chiesto ad Ambrosoli come fosse possibile immaginare dei referenti locali di un movimento a lui sodale che a livello locale facciano opposte scelte di campo. La sua risposta è stata che per quanto lo riguarda qualunque movimento faccia riferimento alla sua persona deve gravitare nell’area del centro sinistra. “E’ un dogma” sono state le sue testuali parole”.

Il Gruppo Silla poi prosegue. “A questo punto abbiamo chiarito che il ragionamento non verte solamente su questioni di alleanze a geometria più o meno variabile, ma anche su questioni valoriali. Chi ha in mente una società dell’accoglienza e dell’integrazione, del'”avevo fame e mi avete sfamato, avevo sete e mi avete dato da bere (Matteo 25)” non può votare le linee programmatiche di una maggioranza che lascia i bambini fuori dalla mensa e promulga ordinanze anti-mendicanti, criminalizzando in questo modo la povertà e il disagio sociale. Il salto è ben più ampio, abbiamo fatto notare, di un semplice, ancorché squallido, opportunismo elettorale”.

L’accusa diretta è poi all’anima del Listone, Carlo Sante Gardani. “Il signor Gardani millantava quest’estate di una lavata di capo mai ricevuta, ma il problema non è evidentemente la reprimenda che viene da Milano. Il problema è la coerenza dei comportamenti e il rispetto di quei valori di riferimento (carità cristiana? Cattolicesimo sociale?) sbandierati ma largamente disattesi. I “civici” si sono comportati in modo ambiguo in diverse circostanze, Suzzara ad esempio, e poi ne bresciano, nel comasco e nel varesotto. Di questa situazioni siamo stati resi edotti dallo stesso Ambrosoli, che in queste settimane sta raccogliendo informazioni sulle varie anomalie che in Lombardia si sono riscontrate”.

La replica del Listone non si fa attendere. E’ lo stesso Gardani a rispondere punto per punto. “Vengono a farci i conti in tasca, ma ribadiamo che i 4500 euro ricevuti sono stati un premio al progetto civico, arrivato a noi e ad altri tre soli progetti in Lombardia. Mi si mettono in bocca frasi che non ho detto: io non ho mai dichiarato che Ambrosoli fosse possibilista circa il sostegno ad altri schieramenti, ho solo evidenziato che in alcuni comuni, come nella vicina Suzzara, il civismo si è alleato con Udc e parte del Centro-destra. Così come sottolineo che mi pare che il Partito Democratico, a Roma, stia lavorando in alleanza con il Nuovo Centro Destra. Forse Casalmaggiore è un caso a parte, forse sarebbe prima meglio guardarsi in casa”.

Sulle linee programmatiche di Bongiovanni votate da Gardani e definite poco “cristiane”. “Sull’interpellanza riguardo la mensa nessuno ha votato nulla, anche perché tecnicamente un’interpellanza non si vota. Ho votato il programma amministrativo nel complesso perché l’ho ritenuto positivo, ma tengo a precisare che nella relazione non si è mai entrati nelle varie operazioni e provvedimenti singoli, presi ad uno ad uno. Ricordo che anche nel 2009 votai il programma della lista Silla, perché mi sembrava ben fatto, anche se poi disatteso”.

Gardani è stato anche accusato di essere uscito dal Patto Civico di Ambrosoli. “Per uscire dovrei andare davanti a un notaio” spiega “e recedere, dato che sono un socio fondatore ed ero alla prima riunione. Irene Ghezzi è la nuova socia nell’ottica di un turn over e di un ringiovanimento: lei è la nuova rappresentante del Casalasco”.

Gardani svela poi una votazione, avvenuta in seno al Listone, tra il primo e il secondo turno. “Ci siamo ritrovati a Casa Lana per capire cosa fare: su 38 partecipanti – non pochi specie dopo la delusione per il terzo posto al primo turno – uno ha votato per l’apparentamento con Silla, 9 hanno fatto scheda bianca, 28 hanno votato per apparentarsi con Bongiovanni. Alla fine abbiamo scelto di non apparentarci: avremmo potuto farlo con Forza Italia al primo turno e forse saremmo andati al ballottaggio. Avremmo potuto farlo con Bongiovanni e avremmo preso due assessorati. Non avremmo potuto farlo con il Gruppo Silla, perché quando siamo andati a parlare con loro, siamo stati presi a pesci in faccia, pur non avendo chiesto nessuna carica ma solo di applicare tre punti del nostro programma. Loro erano forti di 2800 voti, ci hanno detto, e non avevano bisogno di noi. La domanda che poi rivolgo al Centro-sinistra che ci accusa di avere fatto accordi sottobanco è dove sia il risultato di questo presunto accordo: mi pare che il Listone non abbia assessori o presidenti di fondazioni gravitanti attorno al comune, o sbaglio?”.

La questione più calda è però la presunta reprimenda di Ambrosoli. “Lo sentiamo spesso, oserei dire quasi quotidianamente, e l’ho chiamato personalmente giovedì mattina dopo le accuse del Gruppo Silla. Volete sapere cosa mi ha detto? Da un lato ha evidenziato che un grosso pezzo di responsabilità del ko è del Gruppo Silla, che ha sempre rifiutato sdegnosamente un confronto. Dall’altro che esclude di prendere provvedimenti o di punirci, perché non c’è bisogno di nessuna punizione. “Escludo di metterci becco” ha chiosato, con testuali parole. E con questo mi pare sia anche giunta l’ora di finirla: sono quattro mesi di fango e accuse. Accettino sportivamente di avere perso le elezioni, come abbiamo fatto noi”.

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