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La storia di Monica,
riscoprire la sartoria
come una volta…

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Nella foto Monica Teneggi con il suo stand durante la Festa della Zucca

CASALMAGGIORE – Un mestiere antico, in realtà ancora vivo ma sempre più di nicchia, oltre che rivitalizzato quasi sempre da privati, forse perché mal si presta, nella sua cura dei dettagli, a produzioni in serie e industriali: parliamo della sarta, che a Casalmaggiore, nella frazione di Vicobellignano, ha ritrovato fiato grazie alla 43enne Monica Teneggi, originaria di Modena ma trasferita nel comune casalese (dal 2009) per amore.

L’abbiamo vista, in una sorta di prima uscita ufficiale, durante la recente Festa della Zucca in piazza Garibaldi, con il suo banchetto esposto in mezzo ad altri a sfondo più che altro culinario. Ma il mestiere della sarta è davvero sulla via del tramonto? “Quando incontro i miei clienti” ammette Monica “sono loro stessi a dirmi che fanno sempre più fatica a trovare qualcuno disposto a fare riparazioni. Di conseguenza mi fido delle loro parole. Personalmente è un mestiere sicuramente al ribasso, che però può creare, anche in tempo di crisi, quella nicchia di qualità necessaria per sopravvivere e rilanciarsi”.

Sarti non ci si improvvisa: Monica ha frequentato studi specifici, conseguente il diploma da stilista e modellista a Modena e sostenendo una scuola specializzata. Non solo: ha anche lavorato in varie aziende sia d’abbigliamento che di corsetteria o biancheria intima. Da marzo ha deciso di mettersi in proprio, creando un laboratorio, Monica Sartoria, proprio a casa sua. “Parlo per esperienza lavorativa: le aziende di abbigliamento di alto livello non cercano più nuove leve, o meglio non insegnano più quello che si insegnava una volta. Molto lavoro va all’estero, dove costa meno, mentre invece questa arte, molto delicata e che deve puntare sulla qualità tipica del Made in Italy, va insegnata con pazienza certosina. Le grandi aziende, per tutta risposta, hanno chiuso i reparti di cucito, ad esempio e nessuno insegna più come si lavora in questo campo. Per questo ho deciso di mettermi in proprio e tutto sommato non posso lamentarmi”.

Un lavoro a 360° e di vario tipo: “Faccio riparazioni in serie, ma spesso disegno anche modelli di abiti che poi creo. Oppure confeziono capi su misura: il cliente arriva, mi dà un modello già pronto e mi spiega in quale tessuto vuole realizzarlo e io penso alla confezione. Un tempo non era una novità, adesso somiglia molto a una rarità”. Difficile però quantificare il lavoro nell’arco della giornata. “Dipende da cosa devo fare: le riparazioni sono spesso rapide, la confezione di un abito può impegnare anche 12-13 ore, dunque una giornata intera. Però un dato è certo: non è un lavoro ripetitivo o monotono e questo mi aiuta tantissimo. Poi, come in ogni mestiere, ci vuole una grande passione”. E quella, valutando il percorso di Monica, non sembra mancare.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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