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Il Vescovo in difesa
di famiglia e matrimonio
nell’incontro casalese

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Nella foto un momento dell’incontro (foto e testo dal sito della Diocesi)

CASALMAGGIORE – Dai corsi in preparazione al matrimonio all’accompagnamento degli sposi, passando attraverso una adeguata formazione delle coppie guida. Questi i tre focus indicati dal Vescovo di Cremona agli operatori della pastorale familiare del Casalasco-Viadanese la sera di lunedì 3 novembre all’oratorio di Casalmaggiore nel primo dei quattro incontri interzonali di verifica sull’ambito familiare. Gli indirizzi dati da mons. Lafranconi hanno cercato di dare una risposta concreta alla situazione delle zone IX, X e XI, analizzata dalla Commissione interzonale attraverso una articolata mappatura.

La serata, aperta con un momento di preghiera e con la proiezione di un breve stralcio del film «Up» per uno spaccato di vita familiare, è stata introdotta dal responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, don Giuseppe Nevi, che ha anzitutto sottolineato l’opportunità di confronto e verifica data da questi incontri. Nel suo intervento il sacerdote ha focalizzato l’attenzione su tre aspetti. Anzitutto l’importanza di «rievangelizzare l’amore umano», interrogandosi su che cosa significhi amare e riscontrando in queste dinamiche l’incontro con il mistero. Un amore – ha proseguito don Nevi – che non può che essere inserito nella dinamica dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Infine la consapevolezza che riscoprire la pastorale famigliare significhi anzitutto ripartire da un’esperienza di profonda comunione.

Il microfono è passato poi a Roberta Frosi Pini che, a nome delle tre zone pastorali, ha ricordato anzitutto la scelta dell’Ufficio diocesano di formare una Commissione che racchiudesse famiglie e sacerdoti delle zone del Casalasco-Viadanese «per essere più vicini al territorio e poter valorizzare e proporre iniziative che rispondessero alle reali necessità». Quindi ha delineato il quadro emerso dalla mappatura effettuata proprio in vista dell’incontro.

È seguito, così, un articolato elenco delle realtà operanti nelle parte meridionale della diocesi. A partire dai gruppi famiglia, con il ricco e variegato quadro di attività portate avanti: se ci sono gruppi che si concentrano maggiormente sull’ascolto della Parola, altri preferiscono lavorare con uno stile più partecipativo o laboratoriale; altri ancora si ritrovano a piccoli gruppetti nelle case, ma non mancano neppure modalità di lavoro più tradizionali. Tra i punti dolenti la difficoltà della costanza nella partecipazione e dell’armonizzazione con l’Iniziazione cristiana, oltre alla mancanza di alcun tipo di collaborazione tra gruppi.

Rispetto ai corsi di preparazione al matrimonio è stata sottolineata la sempre maggior presenza di coppie conviventi e la diminuzione del numero di giovani. Un particolare richiamo per la modalità adottata in zona 10, dove la quasi totalità degli incontri si svolge nelle case delle coppie guida. «Tutti riconoscono – ha affermato Roberta Frosi Pini –, al termine dell’esperienza, di aver fatto una esperienza bella e importante. Peccato che non ci siano sufficienti energie per seguire le coppie anche dopo il percorso. Sarebbe utile che le coppie trovassero pronte le comunità parrocchiali ad accoglierle».

Di stile tipicamente familiare anche l’esperienza delle “Domus Ecclesiae”: piccoli gruppi di famiglie (5 al massimo) che intendono condividere un percorso di vita cristiana in obbedienza al Sacramento matrimoniale ricevuto. «Si rifanno all’esperienza delle prime comunità cristiane – è stato spiegato – che si trovavano nelle case per la preghiera, il pasto comune e la testimonianza». Questi i tre nuclei attorno cui vogliono crescere le famiglie che vi partecipano. Particolare risalto è stato dato anche all’operato del Consultorio Ucipem di Viadana, con l’attività di consulenza presso la propria sede e gli incontri educativi in scuole e parrocchie. Punto dolente le difficoltà economiche e quelle legate all’accesso ai finanziamenti. Non è mancato neppure il riferimento al percorso di formazione di Folgaria, cui hanno partecipato 35 famiglie dell’interzona. Coppie che, nella maggioranza dei casi, hanno poi assunto compiti di evangelizzazione in parrocchia. Da ultimo sotto la lente l’Associazione Famiglie S. Stefano, nata nel 2000 con l’obiettivo di promuove e sostenere la famiglia fondata sul matrimonio cristiano. Tante le iniziative svolte, sia dal punto di vista educativo che per rispondere ai diversi bisogni delle famiglie, in collaborazione con i servizi sociali del Comune di Casalmaggiore, i servizi di tutela minori e quelli sanitari.

Un’ampia panoramica da cui ha preso spunto il Vescovo che, ricordando come l’attenzione della Chiesa alla realtà della famiglia sia consolidata nel tempo, ha voluto subito ringraziare quanti operano «per il bene della famiglia». «Come pensare a un futuro della pastorale familiare?», si è quindi chiesto il mons. Lafranconi, che ha individuato tre punti nevralgici.

Anzitutto lo sguardo si è focalizzato sui percorsi di preparazione al matrimonio, che non possono prescindere da una maturità di fede. «Un discorso – ha detto il Presule – che non è diverso da quello che da anni andiamo facendo a proposito dell’Iniziazione cristiana: aiutare chi è battezzato a diventare discepolo». Quindi il riferimento alla dimensione catecumenale della varie modalità di accompagnamento della Chiesa, già espressa nel Concilio e richiamata con evidenza da alcune decine d’anni. «Noi non possiamo attardarci: siamo già indietro! Che cosa aspettiamo per introdurre dentro la nostra pastorale questa prospettiva? È una cosa urgente!». In tal senso il Vescovo ha focalizzato l’attenzione su due aspetti: da un lato la necessità di far passare i percorsi di preparazione al matrimonio dentro il tessuto della vita; dall’altro la sottolineatura dell’esperienza della zona 10 con gli incontri in ambiente domestico. «Io auspico – ha detto il Vescovo – che la famiglia possa diventare più protagonista, come luogo in cui chi si prepara al matrimonio possa incontrarsi per dialogare, confrontarsi e ragionare. Io credo che tutta la nostra azione pastorale oggi debba recuperare molto di più questa dimensione, meno istituzionalizzata e più inserita dentro il tessuto quotidiano».

La seconda sottolineatura ha riguardato l’accompagnamento dei giovani sposi, in particolare attraverso momenti di condivisione tra coppie. «La casa – ha detto il Vescovo – o ricopre e rivive la sua dimensione di Chiesa domestica o gran parte del lavoro pastorale che facciamo con fatica si disperde». Mons. Lafranconi ha sottolineato l’importanza del «contagio» personale, relazionale e familiare, ricordando come proprio in questo modo si sia diffuso il Cristianesimo nei primi tempi. «Non dobbiamo pensare sempre – ha detto ancora – che si debbano fare delle iniziative specifiche per ogni cosa. Certo ci vogliono iniziative orientate, ma senza dimenticare il grande patrimonio che ogni comunità parrocchiale offre». E il Vescovo ha anche sottolineato «la fortuna di avere un consultorio con il riferimento di persone qualificate».

Ultimo aspetto la formazione di coppie guida. «Questa formazione di coppie – ha detto il Vescovo – è un tratto vincente della pastorale: o la nostra pastorale smette di essere troppo generica o non regge ai tempi». E mons. Lafranconi, richiamando anche la sua esperienza personale, ha voluto sottolineare la «bellezza di una collaborazione più intensa con i preti». «Stiamo vivendo un tempo di forte cambiamento in cui la famiglia è un po’ presa di mira», ha quindi affermato il Vescovo che ha poi citato Giovanni Paolo II al secondo congresso internazionale delle famiglie, quando affermava che «Satana non colpisce più l’istituzione Chiesa, ma la prima opera delle sue mani: la famiglia». E poi il riferimento a Papa Francesco, che di recente ha parlato di «famiglia bombardata».

«Noi non ci preoccupiamo soltanto di difendere la famiglia – ha detto il Vescovo – ma di evidenziarne tutta la sua bellezza. E cerchiamo le strade per rispondere al meglio alle esigenze del cambiamento e alle situazioni di difficoltà a cui la famiglia si trova esposta. Ecco perché ogni operatore pastorale deve essere armato di tanta umiltà e nello stesso tempo di tenacia e perseveranza. Non dobbiamo scoraggiarci se le risposte sono inadeguate o le nostre capacità e risorse sono limitate: crediamo nello Spirito Santo». «Vi ringrazio, voi che siete già incamminati su questa strada: ci auguriamo di perseverare e aumentare il numero di chi si mette in gioco».

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