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Mozioni, interpellanze,
applausi e qualche
show: consiglio caldo

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Nella foto Tascarella consegna al sindaco le foto di segnalazione dei fossi malridotti

CASALMAGGIORE – Mozioni e interrogazioni, qualche intervento dal pubblico, applausi ironici e grande lavoro per il presidente del consiglio Marco Micolo nel cercare di riportare la calma (e gli interventi) dentro gli argini previsti dal regolamento. Senza dimenticare qualche show altisonante. E’ stata una seduta consiliare accesa, quella di giovedì sera a Casalmaggiore, scaldata da subito dal sindaco Filippo Bongiovanni che, nel ringraziare gli uffici e la segreteria per avere resto consultabili da subito le delibere di giunta nonostante la convocazione di due consigli comunali a stretto giro di posta (due settimane), ha ricordato come l’amministrazione Silla impiegasse invece mesi a fornire questa documentazione, pur essendovi una unità in più (la dipendente Giorgia Franchi è da poco diventata mamma e ora non è naturalmente al lavoro) al servizio degli uffici. Anche gli atti del consiglio di due settimane fa sono già stati pubblicati, ha precisato Bongiovanni, mentre nella precedente amministrazione si arrivava ad impiegare quasi un anno. Il consigliere di minoranza, ed ex assessore, Pierluigi Pasotto ha ribattuto che gli ordini del giorno della giunta Silla erano, se non altro, più corposi. Poi la discussione è proseguita sui veri punti cardine previsti, che di seguito dividiamo per capitoletti.

INTERPELLANZA FOSSI – Nuovo attacco, ancora sulla questione formale, tanto che qualcuno tra il pubblico ha quasi iniziato a spazientirsi. “Doveva essere una mozione” ha spiegato il consigliere di minoranza Calogero Tascarella “ma anziché scrivere la parola “propone” ho inserito il termine “si chiede”: la solerzia del presidente Micolo l’ha dunque trasformata in una interrogazione”. Micolo ha ribattuto di essere stato più che garantista: “Tascarella dovrebbe sapere che la mozione non si può indirizzare a un consigliere, per quanto provvisto di delega (il destinatario era Stefano Stringhini, ndr), eppure ne stiamo discutendo lo stesso. Si informi meglio sui regolamenti”.

Entrando nel merito, Tascarella ha chiesto perché sia stata fatta un’ordinanza della durata di 30 giorni, solitamente applicata per casi di urgenza e pericolosità, sulla pulizia dei fossi e la manutenzione e il taglio di rami e siepi sporgenti, quando in realtà già esiste un regolamento di polizia rurale. Non solo: Tascarella si è pure rifatto a una lettera di privati cittadini che lamentano il mancato rispetto delle norme di quel regolamento. “Perché su alcune ordinanze che spesso gettano soltanto fumo negli occhi perché di facile applicazione (riferimento all’abusivismo, ndr) usate il pugno di ferro e su altre invece lasciate correre?”.

Bongiovanni ha risposto spiegando che già una sanzione c’è stata e che comunque su 65 km quadrati “può starci che non tutto sia ancora stato controllato”. “Il regolamento di polizia rurale da lei citato” ha aggiunto il sindaco “è superato e vecchio, come lo stesso responsabile dell’Ufficio Ambiente Uber Ferrari ha evidenziato. Posso dirle, in merito all’ordinanza, che ieri (mercoledì, ndr) alla riunione del Consorzio Navarolo ho ricevuto rassicurazioni sul fatto che si è trattato di una ordinanza valida, perché spesso gli stessi agricoltori sono portati a non rispettare queste regole alla lettera”. In chiusura di questo punto Tascarella ha poi consegnato al sindaco una cinquantina di foto che riproducono situazioni “migliorabili”. Una sorta di metodo “Striscia”: “Tra trenta giorni andrà a verificare e le riconsegnerò nuove foto” ha promesso Tascarella. “Se voleva fare un servizio alla cittadinanza, poteva almeno indicare le vie e la data di dove e quando le aveva scattate” ha ribattuto ironico Bongiovanni.

INTERPELLANZA PROTEZIONE CIVILE – Sotto accusa, in questa interpellanza, è finito Orlando Ferroni, consigliere con delega alla Golena. Pasotto lo ha accusato di averla fatta fuori dal vaso quando ha sostenuto che nessun volontario di Protezione Civile era intervenuto con un gommone mentre, durante la piena, erano stati uditi lamenti dalla zona Lido Po. “Sono critiche ingenerose anche per il momento in cui sono arrivate” ha detto Pasotto “. Noi dobbiamo ringraziare la Protezione Civile per quello che ha fatto in questi giorni”. Un grazie giunto anche dal sindaco, che ha citato il coordinatore Luigi Poli, la vice Rosetta Vicini e il vice Claudio Frigeri, spiegando che più di 25 volontari per oltre 700 ore di lavoro sono stati impiegati e che quattro volontari hanno pure effettuato con Aipo un corso di 48 ore sull’emergenza piena. Ma Bongiovanni ha pure ringraziato i gruppi di Piadena, San Giovanni, Gussola, Martignana, oltre alle Gev e ai due volontari della Provincia di Lodi, ricordando che il gruppo di Casalmaggiore, del quale il sindaco è responsabile, è specializzato in telecomunicazioni in emergenza per la colonna mobile provinciale. Bongiovanni, rispondendo all’interpellanza, ha pure spiegato che quattro volontari hanno la patente nautica e che la barca acquistata nel gennaio 2014 serve a intervenire nelle golene per aiutare le famiglie che decidono di non evacuare, oppure può essere utilizzata in appoggio ai Vigili del Fuoco in caso di richiesta.

Come detto il vero accusato era però Ferroni, che si è difeso sostenendo di non avere mai attaccato la Protezione Civile. “Anzi, sono stato io a proporre di spostarli a Casa Zani, invece che nei ruderi dell’ex macello” ha attaccato Ferroni “. Lo spirito della mia accusa non era contro la Protezione Civile, ma era per ricordare che a volte esiste anche uno stato di necessità. Se in quell’occasione i lamenti fossero stati davvero di un bambino o di una persona in acqua, era il caso di intervenire subito, senza attendere i Vigili del Fuoco da Cremona. Se fossi stato sull’argine mi sarei mobilitato, come cittadino, per avere una barca a disposizione. Se non avessi potuto farlo, avrei comunque comunicato al sindaco la necessità di utilizzare il mezzo a disposizione”.

MOZIONE MENSA SCOLASTICA – Ancora lei, la mensa scolastica: una nuova discussione sul tema, stavolta mediante una mozione, nella quale il gruppo di centro-sinistra ha chiesto di ritirare dalla lettera inviata alle famiglie dei bambini della mensa debitrici verso il comune la frase “si comunica sin d’ora che non saranno accolte domande da parte di utenti che non abbiano saldato debiti”. Tascarella ha spiegato che sono 68 i bambini che non frequentano più la mensa per decisione della famiglia, e non 54 come spiegato dal sindaco, e ha chiesto se vi siano anche disabili. Da qui s’è scatenato un battibecco con il consigliere Pierfrancesco Ruberti, che ha applaudito Tascarella durante le citazioni di Garibaldi e Plutarco, a mo’ di sfottò. Ruberti, in particolare, ha contestato il fatto che Tascarella volesse sapere se vi erano disabili tra gli esclusi. “Sa benissimo che la privacy impedisce di parlare di questo” ha attaccato Ruberti “. Si dovrebbe fare un consiglio a porte chiuse”.

Micolo ha richiamato i due contendenti, chiedendo a Tascarella di evitare toni da comizio. Matteo Rossi del Listone ha ricordato che l’allora assessore Ettore Gialdi propose il contributo anticipato, da pagare preventivamente in base al consuntivo, ma che poi non se ne fece nulla. “Credo che il bambino non debba pagare eventuali difficoltà della famiglia” ha detto Rossi “e come Listone proponiamo che venga istituita una commissione consiliare ad hoc che faccia chiarezza. Siamo favorevoli all’ultima novità dei benefattori esterni e della costituzione di un fondo di solidarietà”.

Quest’ultima soluzione, emersa dal confronto tra comune e sindacati, è stata apprezzata anche da Pasotto. “Mi compiaccio che abbiate abbandonato una posizione muscolare e siate arrivati al buon senso. Inizialmente non avete gestito bene la situazione, ma questa svolta è positiva: a noi interessa il risultato finale. Sara Valentini ha letto il protocollo d’intesa del quale già abbiamo scritto in merito al fondo di solidarietà, mentre Carlo Gardani del Listone ha chiesto che fosse fatta chiarezza sui numeri. “Quanti sono questi bambini che non hanno più frequentato la mensa? L’amministrazione dice 54 di cui 13 legati all’esenzione Isee, come si è scoperto poi, 18 riammessi e due aiutati dai Servizi Sociali, arrivando dunque a 8 unità. Pasotto afferma che sono 68, di cui 4 disabili. La commissione deve conoscere i numeri precisi”. Poi Gardani si è tolto un sassolino contro Tascarella. “Ci hanno accusato del nostro “silenzio assordante”: preciso che chi lo ha fatto era stato appena eletto consigliere e, da regolamento, doveva limitarsi a salutare l’adunanza e non a fare un comizio. Dato che questa persona ora fa le pulci ai regolamenti, dovrebbe essere la prima a rispettarli, senza offendere gli altri come ha fatto. Noi ci riconosciamo minoranza e opposizione, anzi lo siamo da prima di loro”.

Bongiovanni ha ricordato che i criteri per accedere al fondo di solidarietà saranno stabiliti a breve anche sulla base dell’esperienza maturata a Cremona, mentre rispondendo a Gardani ha confermato che le situazioni debitorie importanti sono 54, senza considerare i debiti irrisori di 100 euro o poco più. “Le 68 unità alle quali Pasotto si riferisce” ha precisato il sindaco “corrispondono al totale di chi ha rinunciato alla mensa per scelta propria, ma non tutti avevano debiti”. E’ stato poi tirato in ballo l’assessore ai Servizi Sociali Gianfranco Salvatore, che ha spiegato che “i quattro disabili non ci risultano: se avete i nomi portateceli. Preciso che la cosa che dà più fastidio a un portatore di handicap è la commiserazione, l’essere trattato diversamente dagli altri”. Posizione condivisa da Ferroni, mentre Pasotto ha ricordato che il disabile ha diritto a un sostengo anche a scuola, sostenendo che la posizione di Salvatore era ai limiti dell’eugenetica. La mozione è stata respinta dalla maggioranza, mentre il Listone non ha partecipato al voto “dato che non conosciamo” ha detto Rossi “il contenuto della lettera della quale parla la mozione, che non abbiamo ricevuto”.

MOZIONE ORATORI – Pasotto ha attaccato la scelta di concedere contributi soltanto a quattro realtà (e non sei) di Grest estivo (nella fattispecie sono stati aiutati gli oratori, ma non Eridanea e Amici del Po). La mozione chiedeva di annullare le delibere di concessione di questi contributi. “Il regolamento è stato disatteso perché mancano i criteri di imparzialità e sussidiarietà” ha spiegato il consigliere “e ora questo costituisce un casus belli per tutte le associazioni che decideranno di fare domanda: sarà dura negare il contributo a qualcuno”. Bongiovanni ha elencato alcune delibere dove l’ex amministrazione Silla, “che ha concesso 120 contributi in tutto”: tra questi anche un contributo alla Parrocchia Santa Margherita di Vicoboneghisio e al Santuario della Fontana per il libro del 2013. “In tre anni non abbiamo mai fatto interpellanze o interrogazioni su questo, se non per entrare nel merito dell’utilità del contributo” ha ricordato il sindaco “perché il regolamento prevede termini ordinatori, non perentori”.

Proprio sul regolamento la questione è tornata ad accendersi: Pasotto ha spiegato che i contributi agli oratori sono stati assegnati ex-post dalla nuova amministrazione. “E’ normale” ha replicato Bongiovanni “perché aspettiamo la rendicontazione: anche questo fa parte del regolamento”. Rossi del Listone ha spiegato che le norme devono essere rispettate più a fondo e non aggirate. “Altrimenti” ha detto Rossi “se una norma non è perentoria è un po’ come non averla affatto. Sui contributi ai Grest il Listone ritiene che, essendo medesima la finalità, tutti e sei gli enti dovessero essere premiati”. Tascarella ha ricordato che Bongiovanni era inserito nella commissione dei regolamenti anche quando era in minoranza e ha contribuito parecchio alla stesura degli stessi. “Forse il suo contributo non è stato preciso? Oppure i regolamenti possono essere disattesi?”. Micolo ha ricordato che il termine ordinatorio è previsto dalla legge (“anzi è quello perentorio a rappresentare l’eccezione”), mentre poco prima del voto alla mozione (respinta coi soli voti della maggioranza), Rossi ha spiegato che non sarebbe stato giusto ritirare le delibere per non creare precedenti, ma che è necessario chiarirsi a breve per dare più peso ai regolamenti.

Giovanni Gardani

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