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Alluvioni e disastri,
l’assicurazione si
tira indietro: ecco come

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Nella foto scene da un’alluvione nella golena Casalasca

E’ una piccola grande inchiesta che tocca da vicino anche il nostro comprensorio. Che per fortuna durante l’ultima ondata di piena del fiume Po non ha subito gravi danni, ma che ricorda bene, per esempio, i drammi del 2000, rinverditi da una burocrazia tiranna, che ha costretto e costringerà tre comuni del Casalasco e del Cremonese (San Daniele Po, Martignana e Torricella del Pizzo) a sborsare migliaia di euro che Regione Lombardia ha chiesto indietro.

Pubblicata nei giorni scorsi sul “Fatto Quotidiano” a firma Simone Bacchetta e Chiara Brusini, l’inchiesta mette in rilievo come sia particolarmente difficilmente ottenere da parte delle compagnie assicurative, anche di livello internazionale, l’adeguata copertura dinnanzi alla catastrofe naturale, come appunto l’alluvione, che in una zona fluviale come la nostra conosciamo bene. La polizza esiste in qualche caso, pochi per la verità, ma è talmente costosa da risultare inabbordabile. Aldo Minucci, presidente di Ania, come viene scritto, ha ribadito davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato che il sistema da adottare sarebbe quello “misto”, ossia lo Stato copre una percentuale del costo, mentre la restante parte viene salvaguardata da polizze private “di natura obbligatoria” (come avviene per l’assicurazione dell’auto). Un braccio di ferro che in primis è dunque tra Stato e compagnie, che non sono disposte a farsi carico completamente del rischio. La verità è che, in genere, qualsiasi assicurazione concede garanzie a realtà industriali e aziende, ma difficilmente a privati, anche perché le franchigie e i limiti sono scoraggianti. Questa, in genere, la prassi.

Già, ma in termini economici, di cosa stiamo parlando? L’articolo del “Fatto Quotidiano” lo esplica bene, con alcuni esempi chiari. A Genova, per esempio, terra martoriata più della nostra (anche e soprattutto per la miopia dei politici), sono assicurati solo i cittadini che hanno sfruttato la finestra apertasi tra il 1994 e il 2000, con una copertura che arriva al 70% dei danni. Pochi “privilegiati”, anche se tale termine va preso con le pinze, che dal 2000 in avanti non hanno più avuto modo di esistere. Perché dopo la grande alluvione di quell’anno, i rubinetti si sono chiusi, le compagnie hanno “mangiato la foglia” e non hanno più trovato convenienza. Ecco perché lo Stato Italiano negli ultimi dieci anni ha sborsato 3.3 miliardi di euro l’anno per sistemare le falle dei danni causati dalla natura.

Ma torniamo ai numeri: come l’articolo spiega nel dettaglio, Unipolsai, nelle sue polizze sulla casa, copre il danno da sisma ma non quello da alluvione, perché il terremoto è più raro e meno facile da prevedere. Generali esclude sia terremoti che inondazioni. Genialloyd di Allianz, Direct Line e Linear di UnipolSai (si tratta di tre compagnie online) non includono l’alluvione nella polizza casa, mentre la polizza di Poste Italiane copre con una franchigia di 2.600 euro (il rimborso parte cioè da questa cifra) fino al tetto massimo del 50% del fabbricato assicurato. Genertel offre polizze ad hoc, ma i costi vanno dai 366 euro fino a 594 euro ad hoc per un’abitazione da 100 metri quadrati, cifra che aumenta in caso di scarsa distanza dai corsi d’acqua e che dipende anche dallo stato di manutenzione degli argini. Abitate in zona golenale? Scordatevi l’assicurazione, perché così facendo tocca al cliente escogitare un piano: un sistema, suggerisce l’articolo, è quello di soppalcare la stalla, in modo da tutelare almeno il bestiame.

A Roma, comunque, si starebbe lavorando in questo senso: Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Riccardo Nencini, viceministro, hanno annunciato che si sta studiando un accordo tra Palazzo Chigi e un gruppo di assicurazioni: il tutto per consentire a chi ha case o negozi a rischio (e non solo a loro, anche perché il confine del rischio, in caso di alluvioni serie, è difficile da stabilire), di stipulare una polizza assicurativa legata a danni ambientali, che consenta però di scaricare una parte del costo dalla dichiarazione dei redditi.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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