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Cappella tra storia
e curiosità: la lezione
di Lucio Godi in frazione

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Nella foto un momento della conferenza

CAPPELLA (CASALMAGGIORE) – La storia di una frazione legata alla sua chiesa: domenica scorsa Cappella ha celebrato la festa della patrona, Sant’Agata, prima con una messa molto partecipata, la mattina alla presenza di don Roberto Rota, parroco di Castelverde, di don Alfredo Assandri, guida della frazione, e della corale dell’Estudiantina di Casalmaggiore; poi con una lezione molto puntuale e completa da parte di Lucio Godi, cittadino illustre di Cappella, per decenni diplomatico in varie ambasciate in giro per il mondo.

Una lezione, quella di Godi, che ha ripercorso la storia della chiesa parrocchiale e della frazione, con spunti storici certificati da documenti e anche alcune curiosità. Per esempio, già nel 1200 era attestata la presenza di una famiglia Maltraversi, uno dei cognomi più diffusi ancora oggi a Cappella. L’esistenza della chiesa in frazione è certificata già nel 1300, ma in realtà solo nel 1600 con l’arrivo della Confraternità del Santissimo Sacramento comunioni, processioni e confessioni iniziano a essere celebrate anche a Cappella, mentre prima il riferimento era sempre Santo Stefano, ovvero il Duomo di Casalmaggiore. Al 1590, invece, risale l’arrivo dei primi candelabri e della prima croce d’ottone dorata, in una chiesa – più bassa dell’attuale (ricostruita nel 1752 e realizzata così come la vediamo al giorno d’oggi) e con l’altare posizionato a oriente – che aveva necessità di recuperare abbellimenti e paramenti da altri edifici sacri, perché altrimenti sarebbe stato molto spoglia. L’altare di San Rocco, inoltre, era diviso dall’altare della Madonna del Rosario per separare la zona sacra, riservata ai sacerdoti, da quella destinata ai fedeli.

Già nel 1400, ha spiegato Godi, Cappella venne comunque riconosciuta a livello ufficiale come comunità, grazie alla presenza di una sorta di messo delegato a intrattenere rapporti, quasi esclusivamente economici e fiscali, con il capoluogo Casalmaggiore. Nel 1522, invece, il vescovo Trevisani inviò da Venezia sacerdoti per perfezionare ispezioni nella chiesetta e a questo anno si deve anche il primo documento ufficiale che contenga il riferimento alla frazione di Cappella. Al 1565 risale invece la prima visita di un vescovo, ovvero Nicolò Sfondrati. Come spesso accadeva in passato, ha precisato Godi, Cappella è dunque cresciuta come identità comunitaria attorno alla propria chiesa, inizialmente una vera e propria pieve.

Altre curiosità? Il primo campanaro che fu Pasqualino Araldi, succeduto da tal Schiroli, che di mestiere fece anche il sarto, mentre il cimitero, fino al 1800 e alla famosa riforma voluta da Napoleone Bonaparte (della quale parla anche Ugo Foscolo ne “I Sepolcri”), si trovava sul sagrato della chiesa, prima di essere costruito a parte. Al 1810 risalgono la cantoria e l’organo, mentre nel 1845 l’Imperatore d’Austria fece sopprimere tutte le confraternite, esclusa quella del Santissimo Sacramento, che a Cappella ricoprì un ruolo di grande importanza. Al XIX secolo si deve anche la decisione di sostituire la statua della Madonna, che veniva vestita direttamente ad ogni funzione, pescando gli indumenti da un baule apposito, con un’altra statua di legno e gesso (decisione presa dal Vescovo Bonomelli). Tra le curiosità anche la nomina da parte del parroco di Casalmaggiore di un cappellano di frazione, che però rifiutò di spostarsi a Cappella per paura di un certo Moreschino Moreschi, che lo aveva minacciato e già si era reso protagonista di un omicidio in zona; infine Godi ha evidenziato la stranezza per la quale nel 1933 su 686 abitanti, solo 281 fecero la comunione, secondo i registri ufficiali, mentre nel 1878 quasi l’intera popolazione decise di farsi somministrare il sacramento: una crisi di fede o una semplice casualità?

Giovanni Gardani

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