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Saviola, la quiete
dopo la tempesta:
si riapre il dialogo

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Nella foto, il presidio di lunedì mattina

VIADANA – Una situazione con effetti contrapposti si è verificata lunedì mattina presso gli stabilimenti del Gruppo Saviola a Viadana. Prima la tensione e poi qualche spiraglio di sereno. La giornata era partita malissimo quando alle ore 4, con le tenebre che avvolgevano ancora la zona, i manifestanti si erano posizionati numerosi dentro il piazzale della Gms (ex Sia). La conseguenza è stata quella di impedire l’accesso allo stabilimento dei mezzi carichi bloccando completamente la produzione. Stessa manifestazione in Gerbolina presso lo stabilimento Composad. Inevitabile la reazione del presidente di Saviola Holding Alessandro Saviola il quale ha chiesto alle forze dell’Ordine di intervenire per evitare che si prolungasse una situazione che stava sfociando in un reato vero e proprio. Dai piani alti dell’azienda è partito anche un appello al Prefetto e al colonnello comandante provinciale di Mantova con il conseguente arrivo a Viadana oltre a Carabinieri della locale compagnia comandati dal capitano Antonino Chiofalo anche quelli della stazione di Bozzolo col maresciallo Giampaolo Bosi, militari in borghese oltre ad agenti della Digos. La tensione era effettivamente elevata fino a quando verso le 9 è sceso dagli uffici il direttore del personale Ciaramella che si è messo a dialogare con i manifestanti.

Il colloquio ha avuto un effetto positivo in quanto l’azienda ha convocato i rappresentanti sindacali ad un incontro da fissare per i prossimi giorni all’interno dei quali si potrà prendere in esame la piattaforma avanzata dalle maestranze mentre l’azienda potrebbe rivedere alcune condizioni per sbloccare la difficile vertenza. Secondo alcuni operai un effetto positivo l’ha prodotto anche la lunga lettera scritta da Alessandro Saviola e pubblicata sabato scorso su tutti i quotidiani locali il cui senso è orientato a trovare una pacifica e reciproca intesa. Spiegando  soprattutto che la parte variabile in busta paga ammonterebbe a 250 euro mensili e non 500 o 600 come qualche operaio aveva temuto gli venissero tolti ogni mese. Alle ore 11 precise, come da impegno degli scioperanti, entrambi i presidi si sono sciolti e le bandiere con le vari sigle sindacali tolte ed ammainate.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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