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Macello Ghinzelli,
operai al lavoro: “Che
alternative ci restano?”

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Nella foto, operai all’uscita dall’azienda lunedì mattina

VIADANA – Un po’ di distensione al Macello Ghinzelli di Viadana. Lunedì mattina un centinaio di operai, dopo una sostenuta e perdurante astensione dal lavoro, hanno deciso di porre fine al braccio di ferro con i vertici aziendali annunciando la ripresa dei lavori con il primo turno di martedì. “Abbiamo fatto una settimana di sciopero, cosa che nemmeno alla Fiat si è mai verificata”: ha ammesso uno dei dipendenti all’uscita dei cancelli. “E alla stragrande unanimità abbiamo deciso di rientrare anche per dare un segno di buona volontà e disponibilità all’azienda”. Un nutrito gruppo di dipendenti lunedì mattina è tornato in Gerbolina presso il macello Ghinzelli per ritirare ognuno la propria busta paga. Assegni che in molti casi sfiorano i 1800 euro e che per una famiglia normale rappresentano una buona retribuzione. “A causa di questo sciopero sa cosa ci ritroveremo in busta il mese prossimo? Cinquecento euro sì e no. Con una moglie e due figli come ho io, non bastano nemmeno per mangiare. Personalmente non devo pagare l’affitto ma ci sono le spese per la macchina e altri costi”: il nostro interlocutore aggiunge che in quel momento il rappresentante della Cgil Ruggero Nalin stava definendo gli ultimi dettagli con gli operai, di cui solo sette o otto non si sarebbero dichiarati contenti di sospendere lo sciopero. Anche perchè non si sa bene quali condizioni adesso proporranno i vertici aziendali dopo aver intimato loro l’adeguamento alle paghe del Macello Bertana. Lo stipendio potrebbe essere più basso anche per aver accettato che alla linea di macellazione vadano i lavoratori delle cooperative esterne (questo il nodo della contestazione) facendo perdere ai dipendenti storici il contributo cosiddetto “di disagio”. “D’altronde, l’alternativa era la messa in mobilità con il conseguente licenziamento. Alla mia età, con un figlio che da un anno e mezzo cerca lavoro, quali alternative mi restavano?”: si chiede l’operaio rassegnato.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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