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Streaming, Ryan Wang
e ‘Stauffer’: tante novità
all’International Festival

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Nella foto, Ryan Wang

CASALMAGGIORE – “Non so se riusciremo a fare una ventesima edizione qualitativamente migliore della diciannovesima”: parole di Massimo Araldi, in chiosa alla conferenza di presentazione del Casalmaggiore International Music Festival, che dopo aver superato la maggiore età nel 2014 alza l’asticella del talento nell’edizione al via il prossimo 6 luglio. Ricca di novità, la 19esima kermesse promette impennate esponenziali di pubblico, se si pensa che tra le implementazioni introdotte vi è anche lo streaming web, garantito da Fabbricadigitale, Gabriele Cirani e Pierluigi Bonfatti Sabbioni. Tutti i concerti saranno visibili online, da qualsivoglia parte del globo: un’ulteriore vetrina per un Festival presentato giovedì mattina nella sala Giunta del municipio maggiorino dall’assessore alla Cultura Pamela Carena e dai rappresentanti dell’associazione Amici del Casalmaggiore International Music Festival, Vittorio Rizzi, Ferruccio Martelli e, appunto, Massimo Araldi, accompagnati da Antonella Maia.

I numeri: 150 tra giovani musicisti ed accompagnatori provenienti da ogni parte del mondo e un mese di concerti tra le terre del Po per quello che è ormai da considerare un appuntamento clou in Europa per valorizzare i giovani talenti musicali. Non cambia il format che ha sempre riscosso successo, e che vede un’esibizione al giorno per consentire ai musicisti di svolgere un percorso di perfezionamento confrontandosi col pubblico, che potrà apprezzare performance di assoluto rilievo tratte da brani dei più grandi musicisti del passato. I ragazzi provengono davvero da ogni dove: Corea del Sud, Taiwan, Australia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Argentina, Stati Uniti, e in Europa tra le altre Gran Bretagna e Islanda, il che testimonia l’appeal del Festival. Tra gli allievi, una menzione merita Ryan Wang, canadese di origine cinese, considerato un vero e proprio prodigio, che a soli 7 anni ha già incantato le platee di tutto il mondo, dalla Carnegie Hall di New York al Key Meek Theater di Vancouver sino al tour cinese con la Shanghai Symphony Orchestra. Ryan sarà a Casalmaggiore grazie al fatto che il suo maestro è quel Lee Kum Sing che da anni insegna al Festival. Ma oltre a lui meritano una citazione la virtuosa del pianoforte Rachel Naomi Kudo, l’argentino di origini italiane Nahuel Clerici, i pianisti Samson Tsoy ed Everett Hopfner, la violinista Yana Lee e il quartetto Abel Quartett. Una conferma è invece quella del celebre pianista Enrico Pace, che animerà la serata dell’11 luglio alla Casa della Musica di Parma assieme a Sung-Won Yang.

“Anche quest’anno – ha spiegato Araldi – arriveranno a Casalmaggiore un centinaio di talenti della musica, a riprova che il nostro lavoro è un’eccellenza capace non solo di confermare l’importanza del grande patrimonio musicale italiano, ma anche di rendere Casalmaggiore un “piccolo e prezioso gioiello culturale” il cui fascino arriva veramente ovunque”. Non solo: “Il Festival permette di portare nel capoluogo casalasco qualcosa come circa 3500 spettatori, che diventano 6mila considerati tutti i concerti. Un indotto complessivo per la comunità di oltre 200mila euro”. Evidenziata anche la collaborazione col centro di Musicologia Walter Stauffer di Cremona, “che anche contribuito alla realizzazione della manifestazione” e l’attenzione prestata dagli Amici del Festival a Casa Zani: “Abbiamo talmente tante idee che dobbiamo ancora decidere cosa fare”, scherza Araldi.

Il Festival inizierà come detto il 6 luglio, “con un concerto a Casalmaggiore nelle sale del Museo Diotti” ha sottolineato l’assessore Carena, per concludersi il 26 luglio con il tradizionale Concerto di Gala nel cortile di Palazzo Melzi. Ma i luoghi del Festival sono tanti: Parma (11 e 12 luglio), Sabbioneta (21 luglio), Cremona (23 luglio, Museo del Violino), San Giovanni in Croce (25 luglio, Villa Medici del Vascello). Confermata anche la scelta di aprirsi al repertorio contemporaneo, grazie alla pianista e docente Megumi Masaky che coordinerà il Cime (Contemporary International Musical Exchange). In concomitanza, proseguirà sino al 26 luglio al Museo Diotti la mostra “Giuseppe Chiari – Quit Classic Music”, per ricordare “un artista che ha saputo coniugare musica, pittura e performance” (così Carena). L’evento sarà accompagnato da tre serate, l’8, il 16 e il 24 luglio.

Simone Arrighi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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