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Commissione mensa,
dimessi 7 genitori
“Ecco i motivi”

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Nella foto la scuola Marconi e la lettera di dimissioni consegnata al comune

CASALMAGGIORE – La percentuale riservata ai genitori nella Commissione Mensa del comune di Casalmaggiore non c’è più. O meglio ha perso quasi tutta la sua rappresentanza: sono sette su dieci i genitori che nella serata di lunedì hanno consegnato in municipio la lettera di dimissioni irrevocabili dalla stessa Commissione, perché ritenuta ormai svuotata del proprio significato e delle proprie funzioni, in qualità di organismo (potenzialmente) consultivo.

Secondo i dimissionari la Commissione Mensa è stata in realtà esautorata del proprio potere, quello di controllo e di responsabile dei sopralluoghi nelle strutture in cui i pasti serviti agli studenti della scuola Marconi (e delle frazioni) vengono preparati. Formalmente la Commissione Mensa, nella sua componente di genitori, rimarrà viva fino a ottobre, quando le elezioni annuali porteranno al ricambio, “ammesso che qualcuno voglia ancora candidarsi a queste condizioni” spiegano i genitori. Le dimissioni, ormai protocollate, non possono considerarsi un fulmine a ciel sereno. Sono invece maturate nel tempo, e nell’ultimo mese in particolare, quando la situazione, secondo gli stessi genitori, è precipitata, dal punto di vista della qualità del servizio.

Qualche esempio? Anche se il Capitolato imponeva cibi a chilometro zero o a filiera corta, la nuova azienda che ha vinto l’appalto, la Markas di Bolzano, ha utilizzato, schede tecniche alla mano, olio non italiano, nonostante la richiesta fosse precisa e prevedesse cioè la somministrazione di olio extravergine italiano. Non solo: la mozzarella utilizzata, ad esempio, è tedesca, anche se utilizza un nome italiano, passaggio che peraltro ha fatto letteralmente infuriare Coldiretti proprio per una questione di marchi, etichette et similia. Nel Lazio tale sgarro è passato pure da una interrogazione parlamentare contro la stessa ditta, dato che la mozzarella in questione venne somministrata anche all’ospedale pediatrico “Bambin Gesù”. “Non siamo arrabbiati con Markas, che ha vinto un appalto di supporto, comunque da 630mila euro più, quindi non bruscolini – spiegano dalla Commissione Mensa – . Ce l’abbiamo con il comune che tiene la mensa e ha fatto l’appalto: cuoco e personale della cucina sono dipendenti comunali”.

Il cibo, dunque, non sarebbe conforme, stando alle schede tecniche, né alla Carta dei Servizi, né al Regolamento, né al Capitolato. Anche sulle comunicazioni, precisano i genitori dimissionari, qualcosa non ha funzionato: la lettera protocollata il 18 maggio con le prime contestazioni ha ricevuto una risposta per la quale, secondo comune e Markas, “andava tutto bene” e tutto era nella norma. Sono cadute nel vuoto altre segnalazioni, sempre riguardanti il mancato rispetto del Capitolato e anche delle indicazioni del Ministero della Salute, con le linee guida che il comune decise di seguire nel 2012, prediligendo il km zero e la filiera corta ad altre caratteristiche (come i marchi Dop e Igp e il biologico). Non solo. “Le schede tecniche consegnate, elemento indispensabile per conoscere la qualità e le caratteristiche degli alimenti – spiegano dalla Commissione – non sono precise: abbiamo 350 schede tecniche non controllabili. C’è scritto che la provenienza può essere italiana o straniera, di prima o seconda qualità, coltivata in modo tradizionale o biologico. Una serie di dubbi che non viene sciolta con precisione”.

Mancava inizialmente una scheda tecnica, peraltro. Quella del pane. “Quando l’abbiamo ricevuta, in ritardo di quindici giorni rispetto alla richiesta, dato che il pane non piaceva agli studenti, è emerso che quel particolare alimento non è prodotto a Brescia, come un consigliere d’opposizione ha detto in consiglio comunale, ma a Novara, presso un’azienda che ha visto i propri vertici arrestati per frode fiscale e frode in commercio. Ora, voi mandereste vostro figlio a mangiare il pane da un fornaio arrestato? Anche qui la risposta è arrivata tardi e il comune non ha potuto fare altro che confermare che il pane arrivava proprio da quella ditta”. Grana nella grana, secondo la Commissione, il fatto che a settembre entrerà in vigore, per legge, una nuova Carta dei Servizi. “Vediamo come si comporterà il comune: se proseguirà su questa strada, quella dei prodotti stranieri e non a km zero, allora il nuovo documento sarà necessariamente peggiorativo. Per questo ci siamo dimessi – scrivono Veronica Marinoni, Daniela Morelli, Federica Careddu, Claudia Azzali Zanola, Vittorio Bongiovanni, Ilaria Guarneri e Giancarlo Simoni – perché il nostro compito era di fatto inutile e, nonostante le nostre segnalazioni, non siamo mai stati presi seriamente in considerazione. Le posizioni rispetto al comune, con l’assessore Sara Valentini e con la dirigente del servizio Roberta Ronda sono divenute di fatto inconciliabili”.

Giovanni Gardani

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