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Pendolari esausti:
cronaca di un’altra
settimana da incubo

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Si definiscono i “pendolari esausti della linea Milano-Cremona-Mantova”, che come noto tocca da vicino anche il territorio Casalasco e Bozzolese e dopo l’ultima settimana, considerata addirittura “più dura del solito”, si sfogano mediante un comunicato stampa, ripercorrendo quello che è stato un vero e proprio calvario.

“Martedì, a causa del maltempo – spiegano i pendolari – un albero è caduto sui binari all’altezza di Malagnino e il treno RegioExpress partito da Cremona alle 18.22, non ha potuto evitarlo. Niente da recriminare su questo, sono cose che possono capitare con il maltempo. La cosa inaccettabile è il tempo richiesto per organizzare un servizio bus sostitutivo. L’unico autobus da Cremona per Mantova è partito dopo le 22!!! Forse è stato chiamato da Aosta? A quel punto molti dei pendolari se n’erano già andati con mezzi di fortuna”.

L’elenco prosegue. “Giovedì, dopo le 17 un treno ha abbattuto la linea aerea a Casalpusterlengo. Anche qui dobbiamo dire che può capitare. Ma come ha organizzato le corse Trenord? Il treno per Mantova partito da Milano alle 17.15 è stato soppresso a Lodi, mentre i treni regionali per Piacenza arrivati poco dopo a Lodi potevano passare sull’unico binario agibile. Indicazioni date dal personale di Lodi per i passeggeri diretti a Cremona: prendere i regionali per Piacenza per raggiungere Codogno (un treno per Terni è stato fatto fermare appositamente a Codogno). Indicazioni per i passeggeri diretti a Mantova: attendere il treno successivo, nella totale incertezza su quando sarebbe arrivato. Esito di questa geniale trovata: tutti a Codogno, ad affollare i binari, in attesa, cremonesi e mantovani, del treno successivo (il treno delle 18.20 da Milano Centrale) che viaggiava, per gli stessi motivi, con un ritardo arrivato fino ai 60 minuti senza che nessuno lo comunicasse ufficialmente. Le uniche informazioni sono state riservate ai pendolari diretti a Piacenza. Beati loro. Ci siamo rivolti al personale di bordo e al personale in stazione a Lodi (a Codogno, vista l’esperienza lodigiana, abbiamo desistito…). Il personale di bordo ha cercato di proporre una soluzione di compromesso, visto che un binario andava. Si poteva, infatti, alternare treni per Piacenza con il treno per Mantova. Ma questa scelta così apparentemente ragionevole non è stata presa in considerazione da nessuno di quelli “in alto”, che prendono le decisioni. Il personale dell’ufficio movimento di Lodi si è trincerato dietro due agenti della Polfer, senza fornire né spiegazioni né, tantomeno, informazioni. Nessuno, quindi, ha saputo dirci perché è stata fatta questa scelta di fermare il Mantova. A dire il vero, nessuno è venuto nemmeno a parlare con noi. Le informazioni date a Lodi erano a dir poco vaghe: “prendete il treno per Terni”, senza nemmeno dire a che ora il treno sarebbe transitato. L’informazione ufficiale della soppressione del Mantova non è nemmeno mai arrivata”.

Lo sfogo prosegue. “In questi casi ci dicono sempre: “non decidiamo noi, decidono dall’alto”. E noi abbiamo sempre l’impressione di parlare con persone che non sanno nemmeno cosa sta succedendo. Che non si sono mai trovate a fronteggiare queste situazioni. A cui, di sicuro, di noi viaggiatori non importa niente. Ora vorremmo sapere da chi, e perché, è stata fatta questa scelta. Ne abbiamo il diritto perché paghiamo un servizio, regolarmente, anticipatamente mese per mese, anno per anno. Non siamo bestie su un carro bestiame. Ci viene un dubbio: che sia perché la Regione Emilia Romagna chiede conto a Trenord per i ritardi, mentre Regione Lombardia è socia di Trenord e quindi non chiede penali, nella sua duplice posizione di controllore e controllato? Siamo stanchi di essere presi in giro da gente che non sale mai sui treni e decide sulle precedenze, comodamente seduta alla scrivania, senza sapere nemmeno dove sono paesi come Torre De’ Picenardi o Castellucchio. Senza metterci la faccia. Che ti spostano da una stazione all’altra, non secondo una strategia ordinata, ma solo per toglierti dai piedi, nella speranza che così qualcuno di noi riesca ad arrivare a casa con altri mezzi, risolvendo loro il problema di portare tutti i passeggeri a destinazione. Al solito, a loro auguriamo almeno un mese di pendolarismo in queste condizioni. Così avranno anche il tempo di imparare dove sono Torre De’ Picenardi e Castellucchio”.

La tirata d’orecchie arrivata anche per i sindaci. “E’ pure ora che gli amministratori locali si muovano e facciano sentire la loro voce a Regione Lombardia, non si può andare avanti così! Altro che 380 treni che ti portano a Expo! Speriamo che questa lettera non cada, come al solito, nel vuoto e chi di dovere ci dia una risposta sulle scelte che sono state fatte. Ne abbiamo il diritto”.

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