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Sanità, clamoroso:
68 sindaci pronti a
dimettersi

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Nella foto Torchio abbandona l’aula per protesta

POMPONESCO – Tutti i sindaci del territorio mantovano disposti a rassegnare le dimissioni in Regione. Sessantotto fasce tricolori (manca quella di Viadana) pronte per essere abbandonate sul tavolo del governatore Roberto Maroni. Questa la clamorosa rivelazione uscita mercoledì sera a Pomponesco durante l’assemblea organizzata dal primo cittadino Pino Baruffaldi assieme all’omologo di Dosolo Vincenzo Madeo, cui si sono aggiunti il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, di Sabbioneta Aldo Vincenzi, il presidente del Consorzio di Marcaria “Servizi alla persona” Stefano Simonazzi e il presidente della Consulta Casalasco Viadanese Ercole Montanari.

Un po’ la replica della riunione della scorsa settimana a Bozzolo con la differenza che stavolta sul palcoscenico del Teatro 900 di Pomponesco al posto di tre consilieri regionali c’era solo Annalisa Baroni di Forza Italia. Da parte dell’Ospedale di Mantova è arrivata la direttrice del settore amministrativo Anna Gerola, il direttore aziendale Pier Vincenzo Storti con Maurizio Galavotti direttore dell’Asl. Dopo aver rimarcato le possibilità che l’unione tra l’Asl di Cremona e Mantova possa dare vantaggi nel senso di specializzazioni che potranno fondersi alzando il livello specialistico, è riemerso il forte terrore che la zonalizzazione possa arrecare danni a Viadana trovandosi ancora più lontana da Cremona, di cui in tanti lamentano la sete di supremazia, alimentata da quella specie di sindrome di Farinacci mai repressa, come ha ripetuto ancora una volta Vincenzo Madeo.

Montanari ha voluto rispondere a chi lo criticava per la sua posizione di presidente di una struttura privata dicendo che solo con un’adeguata e razionale distribuzione di strutture sanitarie pubbliche e private si sarebbe potuti arrivare ad ottenere un servizio eccellente per il territorio. In sostanza, al di là dei vantaggi o meno che la riforma votata lunedì scorso in Commissione regionale potrà portare, nessuno dei sindaci vuole digerire il metodo usato. Cioè quello di una scelta così importante calata dall’alto senza sentire coloro che per primi rappresentano i cittadini dunque i bisogni del territorio. Da qui la decisione di dimettersi tutti quanti se non arriveranno garanzie riguardo i timori e i rischi espressi dai rappresentanti della popolazione. Annalisa Baroni ha precisato che nella giornata di domani (venerdì, ndr) avrebbe portato tutte queste questioni a Milano riservandosi poi di informare i sindaci sull’esito dei colloqui. Purtroppo il clima di intesa e affiatamento a metà serata è stato interrotto da uno spiacevole screzio tra Baroni e Torchio, il quale offeso per essere stato invitato alla sintesi, è sceso dal palco abbandonando per protesta l’assemblea.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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