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Aemilia, atto secondo:
duro colpo al
clan Grande Aracri

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CREMONA/MANTOVA – L’operazione Aemilia non si ferma: dopo la prima clamorosa parte della missione da parte dei carabinieri nella notte tra il 27 e il 28 gennaio scorso, ecco che la notte scorsa un altro duro colpo è stato inferto alla tentacolare organizzazione che opera da trent’anni in Emilia Romagna con parecchi interessi anche nelle province limitrofe, tra le quali anche Cremona e Mantova e dunque i territori di confine come il nostro comprensorio Oglio Po.

La Dda di Bologna ha infatti chiesto ai carabinieri di eseguire misure di custodia cautelare su altre nove persone, di cui tre esponenti della ‘ndrangheta emiliana attiva tra Reggio, Parma, Piacenza, Modena, Verona, Mantova e Cremona. Non solo: 330 milioni sono stati sequestrati tra beni, società e attività commerciali che la cosca che ruota attorno alla famiglia Grande Aracri avrebbe avuto a disposizione per decenni. Ma non mancano perquisizioni, a decine, sull’intero territorio nazionale: si tratta insomma di una maxi-operazione, anche se con numeri un po’ più limitati rispetto alla prima volta di gennaio (quando gli arresti furono 117), i cui dettagli verranno resi noti alle 10.30 da una conferenza stampa presso la sede della Procura della Repubblica di Bologna.

Le indagini hanno coinvolto anche i comandi dei carabinieri delle province di Modena e Parma, oltre al Ros di Roma. A capo dell’operazione il procuratore capo Roberto Alfonso e i Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Da notare che tra gli arrestati vi sarebbero anche prestanome pressoché insospettabili. Tra le misure cautelari anche il sequestro di nove società di capitali (con contratti avviati all’estero) e una discoteca. Di fatto gli arrestati in questa seconda tranche dell’operazione avrebbero garantito l’operatività della cosca Grande Aracri e della ‘ndrangheta emiliana, ormai autonoma rispetto a quella cutrese della quale costituisce una propaggine ben sviluppata e ramificata, anche dopo il duro colpo subito a gennaio.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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