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Profughi in zona Oglio
Po? Da Mantova idea
“accoglienza diffusa”

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MANTOVA – Sin qui, se escludiamo il comune di Canneto sull’Oglio, il comprensorio Oglio Po non ha avuto a che fare direttamente con il flusso dei profughi che sbarcano quasi quotidianamente sulle coste italiane, dando vita ad un vero e proprio fenomeno d’emergenza nazionale. Ma dopo l’incontro provinciale tenutosi a Mantova in Prefettura nella giornata di venerdì qualche decisione potrebbe toccare da vicino proprio i comuni mantovani del comprensorio.

Era presente, tra gli altri, anche Alessio Renoldi, non in qualità di sindaco di San Martino dall’Argine, ma come presidente del Consorzio dei Servizi alla Persona della zona viadanese. Si è trattato di una sorta di consiglio territoriale per l’immigrazione con la presenza di quasi tutti i sindaci mantovani che hanno già accettato di accogliere profughi nei rispettivi comuni e si è parlato di piani di zona alla presenza anche della consulta apposita, dei sindacati e ovviamente di Elena Magri, assessore provinciale ai Servizi Sociali, e del prefetto mantovano Carla Cincarilli, che ha tenuto le redini della questione. “L’ipotesi che è stata prospettata – spiega Renoldi, e qui sta la novità che potrebbe toccare la zona Oglio Po – è quella dell’accoglienza diffusa: di fatto si tratterebbe di distribuire un tot di profughi per ogni tot abitanti in ogni comune. E’ un ipotesi matematica, per così dire, che però per il nostro territorio mi sembra poco realistica. Prendo l’esempio del comune di Sabbioneta, che è emblematico: 4mila abitanti divisi però in vari quartieri o frazioni da 500 abitanti l’una e senza strutture adatte all’accoglienza, specie in questa fase di piena a livello turistico”.

Durante l’incontro non sono mancate due tipologie di lamentele: da un lato la gestione delle cooperative, che si occupano di distribuire i migranti, ma non della vera e propria integrazione (“pensano solo a distribuire i pasti” è stata la voce critica più diffusa); dall’altro il fatto che ai comuni venga chiesto ancora una volta di fare da agenzie immobiliari. “Credo che, trattandosi di una emergenza nazionale, tocchi allo Stato, al Governo con i suoi sottoposti tra cui i Prefetti – spiega Renoldi – trovare soluzioni capillari anche da questo punto di vista. Se le strutture di accoglienza mancano, non possiamo costruirle in due giorni o inventarci soluzioni su due piedi”.

Intanto una prima ipotesi concreta è stata finalmente valutata. I profughi per praticare i cosiddetti lavori socialmente utili dovranno iscriversi, senza però essere obbligati, a un’associazione di volontariato. Questo per evitare che venga foraggiato il cosiddetto “lavoro in nero”, con i problemi che ne conseguono. In ogni caso, precisa Renoldi, a breve verrà programmato un nuovo incontro sempre in Prefettura a Mantova con i sindaci dei comuni che attualmente non ospitano nessun profugo: e in quel caso la partecipazione dei rappresentanti dell’Oglio Po dovrebbe essere numericamente più alta.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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