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A Cuba nel giorno
storico: emozione
casalese per nuova era

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Nella foto uno scatto simbolo del disgelo Cuba-Usa

CASALMAGGIORE – Due settimane su un’isola come Cuba, in vacanza, sarebbero indimenticabili per chiunque e in qualsiasi momento. Quando poi dal vivo assisti ad un evento definito storico, a ragione, dalla stampa internazionale, allora le tue ferie diventano veramente speciali. Fortunato Carlo Pellegri, avvocato casalese di 32 anni, che da Casalmaggiore è partito e a Casalmaggiore è da poche ore rientrato dopo quindici giorni in Centro America.

Il focus, ovviamente, è su quel 14 agosto, il giorno in cui il segretario di Stato Usa John Kerry, a nome di tutti gli americani, ha detto di sentirsi finalmente a casa anche nell’isola verso la quale gli States proclamarono un embargo lungo 54 anni. “Ricordo che l’intero lungomare del quartiere El Vedado era blindato – spiega il casalese Pellegri, sommerso dalla folla nel giorno x – e le migliaia di persone in strada davano davvero la sensazione di respirare un momento unico nella storia di quel Paese e in generale della politica internazionale. Si faticava persino a scattare qualche foto ricordo, tanta era la folla. Peraltro i cubani erano davvero felici di questo passaggio: anche se, da buoni patrioti, temono, per così dire, che gli States possano “comprarsi” l’isola”.

“Quell’edificio – racconta Pellegri – esisteva già prima dell’inaugurazione ufficiale con l’alzabandiera a stelle e strisce, ma per anni è stato semplicemente l’Ufficio degli Affari Americani a Cuba, dunque era di fatto svuotato di quel potere diplomatico che ha invece ora. Questo passaggio politico e formale dovrebbe portare a un boom di turisti: ricordo il dato, che circolava tra il popolo, il mitico pueblo, di 4 milioni di turisti in più previsti per il prossimo anno. Ovviamente gran parte di questi giungeranno dagli Stati Uniti”.

Unico neo, o rammarico, non aver potuto condividere l’emozione “in diretta”, per motivi tecnici, gli stessi per i quali l’esperienza vissuta dall’avvocato casalese a Cuba viene riportato soltanto ora, a due settimane abbondanti di distanza. “Internet a Cuba non c’è nelle case, e il Wi Fi pubblico, davvero scarso, è costoso e lento e soprattutto copre pochissime aree. Facebook non pervenuto, ma è un valido modo per disintossicarsi dai social”. Per il resto Pellegri si dice stupito da alcuni dettagli. “Sanità e Istruzione sono eccellenti, ma per il resto la situazione economica è veramente difficile: un medico, un architetto o un avvocato, mia professione peraltro, prendono il corrispettivo di 80 euro mensili”.

Il passaggio a L’Avana nei giorni caldi di Cuba è stata anche utile per riscoprire vecchie storie commerciali, che vissute o sentite raccontare dal vivo hanno decisamente un sapore diverso. “Prima del 1959, prima del “bloqueo”, che là definiscono come il più grande genocidio della storia, il 74% del commercio era con gli Stati Uniti, poi l’embargo ha cambiato tutto. La famiglia Bacardi non era d’accordo, all’epoca, con Fidel Castro e così scappò dall’isola spostando la produzione del famoso rum. Sono particolari magari conosciuti, che però è diverso ascoltare dai diretti protagonisti e da chi li ha vissuti sulla propria pelle”.

Un’emozione vera, tanto da augurarsi un futuro diverso. “La speranza, dopo avere conosciuto quella gente, è che le idee forse un po’ troppo romantiche o superate di rivoluzione popolare non vengano svendute a suon di dollari. Che rimanga cioè pur nei suoi contrasti di fondo la dignità e la tradizione del popolo cubano. Riassumere Cuba parlando soltanto di popolo, musica e rum sarebbe riduttivo. Anche nella povertà ho visto un’isola viva e vivace, nella quale i tempi, tutt’altro che frenetici, vengono scanditi da note e canzoni davvero inimitabili e capace di identificare un percorso storico e dove anche le situazioni più gravi a livello economico vengono vissute con grande rispettabilità”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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