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Boles e il Cammino
Primitivo: “Ecco la vera
strada per Santiago”

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Nella foto l’arrivo di Boles a Finisterre

CASALMAGGIORE – Si fa presto a dire Cammino di Santiago: una scelta di fede, di vita, anche se soltanto per qualche giorno, un modo per entrare in comunione con se stessi, per ritrovarsi, per scoprire nuovi orizzonti anche dello spirito. Una scelta che in molti hanno fatto, negli ultimi tempi. Non Giuseppe Boles: eccentrico e noto per la sue performance artistiche, lo scrittore casalese, che però preferisce definirsi “moderno cantastorie”, ha scelto, dal 9 al 23 settembre, di intraprendere la strada che porta a Santiago de Compostela, ma da una prospettiva diversa. Più breve, se parliamo di chilometri, ma più intensa anche perché più impegnativo fisicamente, coi vari saliscendi, e soprattutto più isolata “perché meno commerciale” come evidenzia proprio Boles.

“Lo chiamano Cammino Primitivo – racconta – e fu in effetti il primo: lo percorse Alfonso II Il Casto nell’800 dopo Cristo, partendo da Oviedo, la sua città fino a Santiago appunto. Io sono andato leggermente oltre, proseguendo fino a Finisterre, l’ultimo avamposto romano, dove si diceva appunto che la terra finisse”. Ora, chiariamolo subito, Boles non è mai stato propriamente un uomo di fede e chi lo conosce lo sa bene. Tuttavia queste esperienza le ha ricercate spesso, anche solo per trovare una maggiore quiete interiore e, magari, per placare la propria sete di conoscenza, che in età giovanile (oggi ha 43 anni) lo ha portato in giro per il mondo. “Però ho fatto il chierichetto per cinque anni da bambino” scherza Boles. “Al di là di tutto ho scelto di affrontare uno dei tanti cammini che portano a Santiago: nel 2008 ho percorso il Cammino Francese per Santiago, nel 2012 e nel 2013 il Cammino di San Francesco, ora il Cammino Primitivo. L’unico pecca è che è più corto dell’altro, misurato 450 chilometri circa, contro gli 800 del Cammino di Santiago universalmente riconosciuto e frequentato”.

Tanti però i pro, secondo Boles. “Il cammino che tutti intraprendono è stato distrutto dalla pubblicità, è divenuto troppo commerciale. Lungo il Cammino Primitivo sei veramente solo, incontri pochi pellegrini, che saranno almeno l’80% in meno rispetto all’altro percorso. Sul Cammino che tutti fanno le case sono diventate alberghi, gli ostelli sono divenuti residence e a volte sembra di assistere a una rincorsa al posto letto. Qui invece fai meno incontri ma comunque molto umani: come il polacco che, al contrario di me, è credente convinto e praticante, e infatti si è presentato con una Bibbia in pelle di due chili e mezzo. Ma al di là delle nostre convinzioni o forse proprio per queste differenze, sono sempre incontri che ti aprono la mente e vale la pena fare”.

La parte migliore del percorso, secondo Boles, è quella che da Santiago va a Finisterre. “La cosiddetta parte corta: in generale però la vita a 4 chilometri all’ora diventa meravigliosa ed è un’esperienza che consiglio a tutti. Certo, si può fare anche il Cammino tradizionale di Santiago, ma io consiglio di cimentarsi con quello Primitivo, tra i saliscendi delle Asturie che per chilometri sembrano davvero disabitate: ricordo che quando ho incrociato, nell’ultimo tratto, l’altro Cammino, quello più battuto, la prima anomalia che ho notato è stato l’arrivo di un pullman di giapponesi. Ecco, sembra quasi una gita turistica: e questo, confrontato con quanto ho vissuto in prima persona, è davvero un peccato”.

Giovanni Gardani

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