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La favola di “Berto”
Gorla e i suoi orologi
raccontata al Rotary Cop

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Nella foto un momento della visita e l’orologio coloratissimo di casa Gorla

CIVIDALE (RIVAROLO MANTOVANO) – Chi è il genio, se non colui che alla frase “non è possibile” aggiunge un punto di domanda? La storia di Alberto Gorla da Cividale è affascinante, è per raccontarla, lui che usa solo il dialetto e con parsimonia, si avvale della moglie Rosa. «Un giorno vedo un orologio restaurato in malo modo e dico agli autori: “Ha tutti i denti sballati, l’unica sarebbe mettere un dente solo ma non è possibile”». “Non è possibile”, ed è qui che “Berto” aggiunge il punto di domanda. Si scervella e alla fine lo costruisce, quell’orologio dal dente unico. «E dopo anni non sa cosa sia l’usura», aggiunge. Ovviamente il tutto in dialetto, che usa anche con gli stranieri in visita che chissà come riescono a capirlo.

«Questo si chiama orologio misterioso, non si capisce dove prenda la forza». O meglio: «Vön al stà lé n’an e al capés mia cùma al và». Balle, lui lo sa bene. Gli orologi li frequenta da tanto tempo, dagli anni in cui le chiese li buttavano per sostituirli con quelli moderni. Lui li raccoglieva, se necessario faceva un sacrificio per comprarli e li ammassava nel suo laboratorio da fabbro. Pian piano li ha conosciuti, ha iniziato ad aggiustarli e poi a replicarli. Ha la licenza elementare ma si diverte sotto i baffi a sbugiardare presunti esperti che assommavano lauree mentre lui si addestrava sul campo. Principiante, ma con quella genialità che fa rabbia agli “specializzati”.

A visitare il laboratorio di Gorla è stato il Rotary Club Casalmaggiore Oglio Po, in una bella domenica che si è conclusa con una conviviale al ristorante La Clochette di Solarolo Rainerio. L’ottica, a detta del nuovo presidente Meneghetti, è quella di riscoprire i talenti del nostro territorio. Gorla e moglie hanno accolto i visitatori nella loro bella casa illustrando il funzionamento del grande orologio in cima alla facciata, con meccanismi progettati e inventati da egli stesso. Nel laboratorio iniziato come deposito poi come luogo di studio (si può dire che abbia letto tutti i libri che trattano di orologeria), e dove “Berto” ha imparato a ricostruire i grandi orologi, ora è alle prese con una sfera armillare (noto anche come astrolabio sferico). Una bella coppia, lei forbita e precisa (scrive anche con successo favole per bambini e poesie in dialetto), lui dall’aspetto burbero e dalle battute sferzanti. E piene di saggezza. Come quando ricorda il prestigioso restauro dell’Orologio dei Mori di Venezia in piazza San Marco: «Mi chiamarono a ristrutturarlo e l’ho riparato in due fasi. Nel 2006 è stato rimesso sulla torre. Ogni 4 anni scade la manutenzione straordinaria, però mi han detto che va talmente bene che non ce n’è bisogno, e poi ci sono pochi soldi. Sono lieto che funzioni bene, ma ripararlo dopo costerà di più».

L’opera cui è più affezionato? «Un planetario che si trova a Macerata». E poi via con gli aneddoti, come quel comitato scientifico europeo formato da 6 esperti per comprendere i disegni di Leonardo che arrivano a Cividale e vedono l’orologio già in funzione. Fanno cadere le valigie e chiedono “come ha fatto”?. E lui ha pronta la spiegazione scientifica: «A l’o fàt a cül insö».

Alla Clochette sono state proiettate immagini che riportano i tanti interventi di Gorla in giro per l’Italia del centro-nord. Da quando Elvira Sanguanini, allora sindaco di Commessaggio, gli chiese di andare a vedere, lui fabbro, certe ferraglie che si trovavano nella soffitta del Municipio. Era l’orologio che Vespasiano Gonzaga donò a Commessaggio. Lui lo studiò, lo mise sul campanile e da lì esplose la sua nuova attività. Furono in molti a chiamarlo, un passaparola che risolse il problema della carenza di persone capaci di metter mano a quei prodigi di tecnica spesso indecifrabili. E allora nell’89 il sindaco di Mantova per il restauro dell’orologio sul campanile in piazza delle Erbe, che lo proiettò sulle riviste mondiali del settore, e quindi l’orologio di Lorenzo della Volpaia su incarico del direttore del Museo Galileo di Firenze. Gorla si accorge che quello schizzo sul codice leonardesco non riguarda la macchina volante ma è uno scappamento per orologeria. Tutti a bocca aperta e il suo prestigio varca ogni confine.

Seguono la torre del palazzo del podestà a Mantova, il Castello Sanvitale di Fontanellato, la citata Torre dei Mori a Venezia (non solo il meccanismo ma anche la staticità, dato il peso di 35 quintali). Qui la celebre orologeria e gioielleria svizzera di lusso Piaget lo incarica di riprodurre in scala ridotta i 5 piani del palazzo. E ancora un orologio astronomico astrologico e astrolabio in una grande nave da crociera, il castello visconteo di Brignano Gera d’Adda, il Santuario di Monte Senario a Firenze, la rocca di Sissa («Uno dei più antichi d’Italia, che aveva non ancora il pendolo ma addirittura il foliot»), un grande girarrosto in stile leonardesco per un agriturismo, Palazzo Pretorio a Rivarolo Mantovano, Torre Colombaia di Corte Costa Vecchia a San Giorgio, l’orologio astronomico in piazza della loggia a Brescia. Suscita ancora la meraviglia dei turisti di Casier (Teviso) l’idrocronometro con orologio con funzionamento a acqua, che cadendo sulle campanelle suona una melodia. E l’orologio ricciano a Macerata, in ricordo di padre Matteo Ricci, il grande matematico, che ha fatto il giro del mondo. E poi il Duomo di Gargnano sul lago di Garda, il Santuario Madonna delle Grazie a Curtatone, l’Abbazia di Chiaravalle (lavoro commissionato dal Museo di Storia della Scienza di Firenze su un disegno di Leonardo, mai fatto prima), la Chiesa di San Filippo Neri a Torino, Palazzo Ducale di Venezia (anche questa opera chiesta dalla Piaget), il Planetario a Corte Costa Vecchia, lo Svegliatore monastico per Urbino, il nuovo Idrocronometro in Val di Non a 4 facciate (siamo già nel 2010), e poi l’Orologio Planetario della Torre Civica di Macerata inaugurato recentemente alla presenza di 2000 persone: il meccanismo prevede un uccello che annuncia la processione, poi un angelo con trombetta e i tre Re Magi che si inchinano alla madonna.

E’ questa l’ultima fatica di Gorla, che tre mesi fa ha anche ricevuto dalle mani del presidente Maroni il premio Rosa Camuna per essere l’unico al mondo a fare certe cose. «E’ difficile trattenere i talenti, attratti dall’estero, ma è importante che le intelligenze possano esprimersi sul nostro territorio. Noi sviluppiamo service in questa direzione e oggi premiamo questa fonte di ispirazione che è Alberto Gorla. Gorla che fa tanto altro, ad esempio lavora anche il legno». Risposta di genio: «Ma làsa stà».

Vanni Raineri

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