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Brunivo Buttarelli
racconta
la sua arte

Buttarelli e “Il tempo geologico”-ev

Nella foto, Brunivo Buttarelli

VICOBONEGHISIO (CASALMAGGIORE) – Con il noto scultore di Casalmaggiore Brunivo Buttarelli è proseguita la valorizzazione dei grandi personaggi locali che sta perseguendo il Rotary Club Casalmaggiore Oglio per volontà del suo presidente Francesco Meneghetti. Buttarelli ha ospitato i rotariani nella sua abitazione-laboratorio-esposizione di Vicoboneghisio, prima di chiudere al Bifi una conviviale incentrata sulla antica passione archeologica, abbandonata da anni ma proseguita nella sua arte scultorica. Brunivo Buttareli ha 68 anni: lo sa bene chi l’anno scorso ha partecipato a Casalmaggiore alla bellissima manifestazione “Brunivo Buttarelli and Friends. L’arte, lo spazio, il tempo”, alla quale hanno aderito 66 artisti europei e che si proponeva di celebrare i suoi 67 anni. Buttarelli ha ricordato come inizialmente restaurasse pitture murali (per 20 anni, sino al 1990, ha insegnato “Tecniche Pittoriche murali”). “Solo nel ’90 – ha affermato – ho deciso di fare lo scultore, e qui a Vicoboneghisio conservo il 30% della mia produzione”. Tante sale, spazi aperti, opere in itinere, con il filo conduttore del trascorrere del tempo come concetto base. All’inizio fu l’assemblaggio del legno col ferro (“Con la presunzione di dare vita al legno della nostra terra”), ma poi, dato che con gli anni la luce scurisce il legno, l’utilizzo di altri materiali, ma tutti poveri, semplici, come la carta, il marmo, materiali spesso gettati dalla gente per essere vecchi, o come preferisce Brunivo “accarezzati dal tempo”. Le sue opere uniscono significati archeologici e geologici, ricordi della sua antica passione che sarà protagonista poi alla conviviale.

“Un vecchio ferro può raccontare la morfologia del terreno”. Cioè l’evidenza materiale del trascorrere del tempo. Lo stesso risultato lo ottiene assemblando marmo e carta. “Anche se non intervengo modificando i materiali, questi si snaturano, il tempo li modifica”. Tra le tante sorprese di casa Buttarelli anche un vecchio forno del 1932, alcuni prototipi di opere che saranno realizzate prossimamente (sui quali è giusto mantenere il riserbo, ma importanti anche per il nostro territorio), come quelle che dal 23 luglio 2016 faranno parte della mostra “L’estinzione” al Muse di Trento, opere che rappresentano il mondo marino e terrestre. E poi il viaggio attraverso frammenti di carcasse di animali immaginari: “Voglio dare l’idea che si vedano carcasse riscoperte dal tempo che suscitino domande: una sorta di resurrezione”. Un’opera impostata sui concetti di vita, morte e rinascita. Il concetto costante di recuperare materiale dalla terra e farlo tornare in vita. Sotto il portico la meraviglia di grandi gusci in acciaio inox e marmo rosa, un ciclo di crisalidi con marmo e ferro che danno un’incredibile idea di leggerezza. Dalle parole di Brunivo, sarà la linea del vetro la sua prossima ambizione. Non sono mancate le spiegazioni tecniche: come ottenere l’ossidazione nei suoi effetti migliori e tanti altri segreti.

E poi, la conviviale, con Brunivo sempre accompagnato dalla moglie Luisella. Francesco Meneghetti ha introdotto un “nuovo” ospite, un Buttarelli che tornava agli anni dedicati all’archeologia. Non si dimentichi che fu lui a fondare il Centro Casalasco di Studi Paleontologici (ancora oggi collabora col Museo Tridentino di Scienze Naturali a Trento), e che per primo ha condotto scavi e studi a Casalmaggiore e nel piadenese. Scoprì che Casalmaggiore ha origini antiche, risalenti all’età del bronzo, e poi un buco nell’età del ferro sino a tempi più recenti. Ha individuato diverse stazioni archeologiche, la più antica casalese è quella di Fossacaprara (dove c’è una chiesa millenaria ma dalla storia che va ben oltre nel tempo), ma una ancora più antica l’ha trovata a Piadena. Buttarelli ha ricordato i suoi primi scavi, “fatti assieme al professor Franco Micolo. Lui era la volpe, io il gatto”.

E quindi via con i ricordi, partiti proprio dai rilievi di Fossacaprara, da quei tunnel contenenti cadaveri e più giù altri cadaveri in tombe a cassetta, ben più antichi, e poi sotto lo strato romano scheletri inumati con direzioni diverse ma senza la possibilità di approfondire. Segreti che restano sotto la terra, come tanti altri a Casalmaggiore. Ma tanti anche i materiali asportati, tra cui ceramiche con vasi interi della tarda età del bronzo, tutto accumulato nel Torrione. Poi portato nel museo fatto nel Ridotto del Teatro, quindi spostato nella sede provvisoria di Casa Diotti (oggi Museo Diotti). “Ecco come la nostra città – l’atto di accusa di Meneghetti – sa perdere la sua memoria. Altri popoli hanno la capacità di raccontare quel che non hanno, noi coi nostri 4000 anni di storia non sappiamo nemeno conservarla. La stazione archeologica di Fossacaprara è coperta e il materiale trovato, oggi è disperso laddove la nostra storia non interessa”.

Molto interessante anche l’esito delle ricerche condotte a Casalmaggiore, dietro il Santuario della Fontana, presso il Duomo, e nell’odierna via Baldesio, che giunge nella bassa piazza Garibaldi che sino all’800 era un acquitrino. Città che in passato ospitò un vecchio ramo dell’Adda che sfociava in Po proprio presso il centro abitato. E poi i ricordi della antica chiesa di San Giovanni Battista all’Isola Bella (“Nessuno ha mai manifestato vero interesse”, l’amaro commento di Buttarelli). Casalmaggiore non era dove si trova oggi. Nel 1553 una grossa rotta collassò a sud ed erose gran parte della città. San Rocco era al centro del fiume che transitava un tempo: che senso avrebbero sennò le feritoie visibili di un ponte levatoio nel torrione? Il racconto si è spostato sulla presenza più antica a Piadena di un popolo numeroso, una delle prime culture che producevano grano, e che aveva commerci fiorenti in base ai reperti trovati, dai frammenti d ossidiana provenienti dalle Isole Eolie a diverse ciotole. Tra i reperti trovati da Buttarelli, una figurina in terracotta con due teste (a mostrare il culto tipico dell’area balcanica, caso unico in Italia) che si trova oggi al Museo Platina. “Oggi la Casalmaggiore vista dal turista – ha concluso Buttarelli – parte dal 1400 ma conserva nascoste cose ben più antiche. Il nucleo abitato nasce con insediamenti romani, se scavassimo sotto via Baldesio troveremmo sicuramente insediamenti preistorici. Casalmaggiore è piena di segreti, come alcuni cunicoli di collegamento tutt’oggi presenti, alcuni dei quali li ho percorsi”. La passione per l’archeologia è ancora evidente, come è evidente nelle sue opere scultoree. “A un certo punto ho dovuto scegliere, e l’archeologia ho dovuto crearmela”. E lì è nato Brunivo Buttarelli, l’arteologo.

Vanni Raineri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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