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Il racconto della Bassa di Bertolucci. Al Chaplin una rassegna “casalasca”

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Foto Francesco Sessa

CREMONA – Il grande racconto corale di ‘Novecento’ è solo il primo, più noto e celebrato dei film di Bernardo Bertolucci che animeranno il panorama culturale di Cremona in questo inizio di 2016. Lo offre il Cinechaplin di via Antiche Fornaci, in collaborazione con il circolo culturale lo Studiolo di via Beltrami, con una rassegna che mette insieme narrazione cinematografica, realtà del territorio, antropologia culturale: una simbiosi che il regista parmense ha raccontato in tante pellicole, non solo nel film che gli diede fama mondiale.

Si inizia lunedì 25 gennaio con la proiezione di Novecento, atto primo, per proseguire il giorno dopo con la seconda parte, sempre alle 20,30 e sempre a ingresso libero. La settimana successiva, lunedì 1 febbraio, sarà la volta di Prima della rivoluzione, film degli esordi (1964) di Bertolucci girato a Casalmaggiore e il 2 febbraio La tragedia di un uomo ridicolo che intercetta un altro dei grandi nomi che legano Cremona alla settima arte, Ugo Tognazzi. Nel film il protagonista, il titolare di un caseificio in disgrazia, cammina sul tetto dei capannoni della Latteria di Piadena come fosse sul ponte della nave ammiraglia, mentre la voce fuori campo commenta “il suo mare è la pianura”, frase che dice molto anche della ‘cremonesità’ che Tognazzi artista si portò sempre dentro. Conclude la rassegna, il 3 febbraio, La strategia del ragno, girato tra Sabbioneta e Rivarolo del Re ed ambientato nella villa di campagna del nobile Piero Longari Ponzone, che al regista fu successivamente legato da profonda amicizia.

La rassegna è contrappuntata da diversi eventi collaterali, a cominciare dalla serata d’esordio, quando grazie alla Lega di Cultura di Piadena – a cui si devono gran parte dei contributi – saranno intonati canti popolari delle campagne della bassa, riattualizzati (e questa è la novità) dalla voce di Mehta Jagjit Rai, bergamino indiano vincitore tra l’altro del premio Giovanna Daffini. Tra gli altri momenti di riflessione, il convegno “Uomini e terre basse nel cinema di Bernardo Bertolucci”, venerdì 29 gennaio alle 16 nella sala Puerari del Museo civico, a cui prenderanno parte la curatrice della rassegna, Olivia Barbieri, l’agronomo e saggista Eugenio Camerlenghi, la psichiatra Maria Inglese; il docente di storia del Cinema Roberto Campari; la critica d’arte Bianca Tosatti, fondatrice del Museo di Arte irregolare attivo all’Ios di Sospiro, oggi chiuso.

Ma per i cinefili ci sarà spazio anche per conoscere com’era Bertolucci nel pieno della sua attività artistica, con una sintesi di documentari che ritraggono il back stage di Novecento (mercoledì 27 gennaio, ore 17, CineChaplin) a cura del casalasco Pierluigi Bonfatti Sabbioni e la viva voce di Bertolucci attraverso un video realizzato la scorsa estate in ricordo di Longari Ponzone,  registrato nella casa di Todi del regista (da tempo su sedia a rotelle). Saranno presenti anche alcune delle comparse del film, in particolare l’86enne Demesio Lusiardi – in dialogo con Gianfranco Azzali –  a cui il regista affidò il ruolo, molto più che di comparsa, del fratello di Dalcò nella prima parte del film. Da non perdere anche il pomeriggio dedicato ai “Paisan” di Giuseppe Morandi, noto documentarista, tra i fondatori della Lega di Cultura di Piadena, le cui foto di contadini, mostrate a Bertolucci prima delle riprese di Novecento, fornirono a Bertolucci uno spunto essenziale per la costruzione del film.

Il ciclo, intitolato romanticamente “Sappia Bernardo che sono tornate le lucciole in giardino”, da una frase che Longari Ponzone amava ripetere sperando di rivedere l’amico regista, rappresenta un’altra testimonianza di vitalità del CineChaplin di Giorgio Brugnoli, che in questo caso si avvale del fondamentale mecenatismo dello Studiolo di Elisabetta Gosi Carutti. Un percorso che, come sottolinea Michele Brugnoli, il Cinechaplin sta percorrendo in solitaria da tempo, cercando di coniugare intrattenimento e riflessione sui cambiamenti umani e sociali della realtà che ci circonda.

Giuliana Biagi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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