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Fava attacca ancora Ispra
"Nuova norma su nutrie
solo aggravio di costi"

“Grazie alla gestione pressapochista del governo non soltanto la caccia a un temibile roditore, pericoloso per l’agricoltura, la sicurezza sulle strade e la salute si è complicata, ma i costi sono aumentati".
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Nella foto un esemplare di nutria

MILANO – “Regione Lombardia prosegue nell’impegno alla lotta alle nutrie, nonostante il parere di Ispra, che rappresenta oggettivamente un freno nell’eradicazione e un aggravio di burocrazia e costi”. Lo dichiara l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, che fin da subito aveva contestato le valutazioni dell’Istituto per la protezione dell’Ambiente.

Nella giornata di martedì scorso, l’assessore Fava ha preso parte al tavolo tecnico istituito presso Regione Lombardia, al quale hanno partecipato i responsabili provinciali e le strutture tecniche regionali di vari enti e organizzazioni. “In quella sede – spiega Fava – abbiamo avuto modo di meglio approfondire le conseguenze dell’applicazione della nuova norma modificata e del parere di Ispra”.

I piani provinciali sul contenimento della nutria possono ripartire solo se recepiscono le nuove prescrizioni stabilite appunto da Ispra nel parere dello scorso 15 gennaio. “Grazie alla gestione pressapochista del governo non soltanto la caccia a un temibile roditore, pericoloso per l’agricoltura, la sicurezza sulle strade e la salute si è complicata – commenta l’assessore lombardo Fava – ma è divenuta più gravosa anche sul piano dei costi”.

In particolare, le nuove norme riguardano gli agricoltori che catturano le nutrie con le gabbie-trappola sui loro fondi, che ora, per continuare ad operare, dovranno necessariamente partecipare ad uno specifico corso di formazione. Inoltre negli istituti a tutela previsti dalla pianificazione faunistico-venatoria, gli operatori abilitati al controllo della nutria con armi da fuoco potranno continuare a intervenire soltanto alla presenza di una guardia venatoria. Le province che avevano sospeso i piani di controllo potranno riattivarli, a patto che recepiscano tali modifiche e ne diano concreta applicazione. “Questo significherà – sintetizza Fava – che, per le province che non lo facevano ancora, organizzare i nuovi corsi, farvi partecipare gli agricoltori e verificarne la presenza. Solo dopo la conclusione del corso gli agricoltori potranno riprendere l’attività di trappolaggio”.

Anche per quanto riguarda l’attività di controllo con arma da fuoco, la procedura nelle Zone di ripopolamento e cattura si complica. “Le province si vedranno costrette a organizzare i volontari con veri e propri turni, rendendo più difficoltoso il servizio – rende noto Fava -. Peraltro tutto ciò avviene nelle Zone di ripopolamento e cattura e nelle Oasi che non solo rappresentano una percentuale importante del territorio, ma, trattandosi di aree di elevato pregio agroambientale, in quanto spesso interessate da zone umide e corsi d’acqua, sono anche quelle realtà dove il problema della nutria si sente maggiormente”. E sono anche le zone dove, vigendo per legge il silenzio venatorio, maggiori sono i danni patiti dalle colture agrarie cagionati dalle specie di fauna selvatica che altrove sono invece cacciabili.

redazione@oglioponews.it

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