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Rossi, preside della Marconi,
su Pioneer: "Minata fiducia in
progetto valido e apolitico"

"Ci siamo, quindi, chiesti se fosse possibile continuare. Dopo tutte le maldicenze e le cattiverie quale potrebbe essere il clima tra gli alunni e gli operatori? Sarebbe ancora garantita la fiducia?" scrive la dirigente scolastica.
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Nella foto la scuola Marconi

CASALMAGGIORE – Tocca alla dottoressa Susanna Rossi, dirigente scolastica della scuola elementare Marconi di Casalmaggiore, fare chiarezza sul progetto Pioneer, contrastato prima a livello politico e ora sempre più in bilico. “E’ con amarezza che espongo i fatti da parte dell’Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi” – spiega la preside – amarezza per come un nuovo innocente progetto, creato a sostegno di quattro delle cinque quarte, sia stato, senza neppure essere conosciuto, maltrattato ed offeso, coinvolgendo indirettamente genitori, docenti ed alunni che insieme, rispondendo a necessità delle classi, hanno costruito i diversi passaggi e condiviso le diverse attività. Come dirigente, dopo la presentazione da parte dell’amministrazione comunale della possibilità di un progetto sull’identità, ho richiesto esplicitamente che fosse modulato sulle necessità delle classi individuate e che rispondesse ad un percorso incentrato sì sull’identità, ma in funzione della conoscenza di sé e delle proprie emozioni, al fine di apprenderne gradualmente il controllo nelle relazioni con i compagni.

Il Consiglio di Istituto, dato che si voleva un percorso ad hoc che coinvolgesse, oltre ai docenti, le famiglie, ha richiesto l’invio di un modulo di adesione, lasciando piena libertà di accettazione. Soltanto dopo tre sedute il Consiglio ha ratificato un progetto che è stato scelto dal 72% dei genitori. Nessuna fretta, dunque, e nessuna pressione. Va anche precisato che l’esperto in ciascuna classe dà l’input iniziale ad un percorso che viene poi portato avanti autonomamente, con gli strumenti forniti nei diversi incontri programmati, dalle famiglie e dai docenti”.

Dopo la cronistoria, la dirigente Susanna Rossi difende la bontà del progetto. “Da come è stato presentato dall’esterno, da chi non lo conosce, pare un semplice corso sull’affettività e la sessualità che chiunque sarebbe stato in grado di sostenere. In realtà è un supporto diverso voluto per aiutare gli alunni a conoscere se stessi in maniera naturale per poi acquisire competenze personali e sociali utili nelle quotidiane relazioni con sé e gli altri. Il progetto ci è stato offerto dall’amministrazione comunale e noi abbiamo colto l’occasione perché riteniamo ancora che sia un valido aiuto per gli alunni. Non ne abbiamo fatto una questione né ideologica né personale, ma abbiamo giudicato la proposta con l’unico punto di vista che a noi compete: quello della sua validità pedagogica. Tra l’altro ci siamo riservati di monitorare attentamente, data la delicatezza dell’utenza cui è rivolto, ogni fase per impedire che ci fossero strumentalizzazioni o fuoriuscite da ciò che era stato programmato insieme alle famiglie ed ai docenti”.

“La polemica politica, nella quale non è nostra intenzione addentrarci – prosegue Rossi – ha riversato sulla scuola responsabilità che respingiamo. Le parole spesso uccidono più della spada soprattutto quando non rispondono alla verità dei fatti. Tra le tante, ad esempio, abbiamo letto che un consigliere del nostro Istituto si è dimesso per il suo dissenso, mentre la versione ufficiale, depositata agli atti del Consiglio di Istituto, sostiene ben altro. Ci siamo, quindi, chiesti se fosse possibile continuare. Dopo tutte le maldicenze e le cattiverie quale potrebbe essere il clima tra gli alunni e gli operatori? Sarebbe ancora garantita la fiducia? Le voci, vere o false che siano, hanno comunque disseminato il veleno del dubbio, rendendo instabile la credibilità di chi lo propone. Ne sono dispiaciuta perché chi ha mosso questo non ha tenuto in considerazione il bene degli alunni, non ha creduto alla capacità di discernimento dei docenti e soprattutto delle famiglie, a cui per prime è affidato il dovere di educare i propri figli, ma fra le righe ha volutamente insinuato l’ingenuità da parte loro e soprattutto che ci fosse addirittura una volontà di istruire forzatamente un’intera generazione. Non credo sia un delitto che le persone conoscano se stesse e gli altri, tanto più grazie ad un metodo che parte dall’individuo e dalle proprie caratteristiche perché diventino spinta per stare bene a scuola, in famiglia e nel mondo”.

Il progetto dunque resta in bilico, anche se la dirigente Susanna Rossi non parla apertamente di abbandono. Anzi nel passaggio finale la preside si esprime in questo modo: “Spero, comunque, che il Consiglio di Istituto sostenga ancora l’esigenza di un progetto su queste classi che preveda la conoscenza di sé, delle proprie emozioni e la loro gestione nel rapporto con gli altri specialmente all’interno della classe, senza attirare inutili e dannose polemiche perché al di là delle critiche che ogni giorno, a volte senza motivo, riceviamo noi continuiamo a volere il bene degli alunni e intendiamo offrire un’offerta formativa di volta in volta migliore, imparando anche dagli eventuali errori in cui umanamente è impossibile non incorrere”.

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