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Unioni di Comuni in crescita
in provincia. Ma il Casalasco
fissa un doppio record

La zona che fa riferimento a Casalmaggiore ha più unioni degli altri due poli provinciali e soprattutto è arrivata prima di tutti: Calvatone e Tornata si unirono infatti nel lontano 2000. Le unioni oggi sono ben diciassette.
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Nessuno o quasi, in Lombardia, come la Provincia di Cremona. Se escludiamo infatti Pavia, che al momento eccelle con 18 esempi, il nostro territorio è quello che, su tutta la regione, vanta il maggior numero di Unioni di Comuni. Alcune riconosciute dal Pirellone, altre invece no, ma in ogni caso si tratta di diciassette diverse forme di aggregazione, naturalmente considerate indispensabili in un periodo di crisi economica, dove unire le forze diventa uno dei primi diktat per superare lo scoglio della scarsa liquidità e, in qualche caso, anche per vincere i nodi del Patto di Stabilità.

Diciassette Unioni di comuni, dunque, in tutta la Provincia, con il Casalasco a farla da padrone: ben sei associazioni, infatti, ovvero quasi il 36 per cento, insistono sul territorio che gravita attorno a Casalmaggiore. Non solo: il Casalasco ha pure un record a livello cronologico, dato che qui, per la precisione tra Calvatone e Tornata, è nata la primissima Unione della nostra provincia, nel 2000. Curiosamente stiamo parlando anche dell’unione più piccola di tutte, tanto che rappresenta due municipalità per un totale di 1700 abitanti appena. Subito dopo toccò, nel 2001, all’Unione Lombarda Soresinese, e nel 2002 anche all’Unione Foedus, la prima a raggruppare pure due province, tra Rivarolo del Re, Casteldidone, Spineda e Rivarolo Mantovano, sempre nel comprensorio Oglio Po, dunque. L’Unione più grande è nata, invece, in pieno territorio cremonese, pochi mesi fa, nel 2015 quindi: si tratta dell’Unione Flumina che comprendendo i comuni di Pozzaglio, Sesto, Spinadesco e Castelverde arriva a sfiorare quota 12mila abitanti.

Nella foto la cartina provinciale delle Unioni

Nella foto la cartina provinciale delle Unioni

Il dato che emerge dall’aggiornamento fornito dall’amministrazione provinciale di Cremona sul tema è la proliferazione di queste forme di accordi: tra il 2014 e il 2015 infatti sono state ben otto (su diciassette totali) le Unioni costituitesi. L’ultima, lo scorso 23 dicembre, con 6mila abitanti rappresentati, è l’Unione Fluvialis Civitas, con Gerre dè Caprioli, Stagno Lombardo, Pieve d’Olmi e San Daniele Po. Più che una scorciatoia, una ricetta indispensabile dalla quale non a caso ha preso spunto anche il governo centrale, quando ha cercato di razionalizzare togliendo di mezzo le Province così come erano intese soltanto qualche mese fa.

Peraltro sempre dal Casalasco potrebbe arrivare l’Unione provinciale numero 18, quella del possibile pareggio con Pavia: si tratta dell’Unione del Po con Gussola, Martignana e Torricella del Pizzo, comuni che già stanno collaborando su diverse funzioni associate. Se ne parla da un po’, ora i tempi sembrano maturi. E in questo modo il cerchio verrebbe chiuso proprio nel territorio a sud-est dove tutto, nel 2000 da Calvatone e Tornata, è partito.

Giovanni Gardani 

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