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Referendum anti-trivelle,
qualche effetto può
arrivare anche nell'Oglio Po...

Il referendum non riguarda da vicino la situazione del Casalasco, ma è indubbio che se dovesse passare (con la vittoria del sì), ecco che i cittadini lancerebbero alla politica nazionale un segnale molto forte.
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CASALMAGGIORE – La notizia, di carattere nazionale, ha subito fatto il giro del Casalasco-Viadanese. E forse proprio nella zona gravitante attorno al comprensorio Oglio Po, la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di firmare il decreto sulle norme in materia ambientale che indice il referendum popolare anti-trivelle per il prossimo 17 aprile è stata accolta con discreto favore, senza però tralasciare qualche polemica. Sia chiaro il riferimento non è diretto né tecnico, ma potrebbe avere risvolti emotivamente pesanti a seconda di come andrà il 17 aprile.

Ricordiamo infatti che non più di tardi di una settimana fa era stata resa nota la richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico da parte di Pengas Italia: una domanda che prende il nome di “Gussola” e riguarda un territorio ampio 36mila ettari partendo dalle porte di Cremona sino ad arrivare a Piadena, Pieve San Giacomo, Torre dè Picenardi e Casalmaggiore. Si tratta di una trentina di comuni cremonesi, con l’aggiunta di alcuni “vicini di casa” mantovani come Canneto sull’Oglio, Bozzolo, Asola e Sabbioneta, dove il sottosuolo potrebbe cominciare a ricevere le trivelle alla ricerca di eventuali depositi di idrocarburi.

Sia chiaro, il 17 aprile si voterà non certo per vietare le trivellazioni (e quelle possibili trivellazioni in casa nostra in particolare), bensì per abrogare almeno il comma 17, al terzo periodo, dell’articolo 6 di riferimento, risalente al 2006, limitatamente alle parole: “Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

I titoli abilitativi già rilasciati, quasi tutti riferiti a trivellazioni in mare, devono cioè essere fatti salvi solo fino a quando il giacimento si esaurisce. Insomma in sé il referendum non riguarda assolutamente da vicino la situazione del Casalasco, perché in questo caso parliamo di abilitazioni richieste e non ancora concesse, ma è indubbio che se il referendum popolare promosso da dieci Regioni dovesse passare (con la vittoria del sì), ecco che i cittadini lancerebbero alla politica nazionale un segnale molto forte e in contrasto, a livello emotivo, anche con la richiesta che riguarda l’Oglio Po, pur non essendovi una connessione tecnicamente diretta.

A fare arrabbiare ambientalisti e in generale chi si oppone alle trivellazioni è la data del 17 aprile: questa infatti non è stata unificata al cosiddetto election day e questo potrebbe scoraggiare l’affluenza alle urne. Andare a votare in un’unica giornata su due fronti avrebbe garantito, in particolare secondo Greenpeace, che non ha mancato di fare sentire la propria protesta, una partecipazione maggiore. Ovviamente come per tutti i referendum abrogativi occorre superare il quorum del 50% degli aventi diritto al voto.

redazione@oglioponews.it

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