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"Un grave errore
uscire dal Gal
Oglio Po"

A dirlo è il circolo Casalmaggiore la Nostra Casa, rivolgendosi al comune maggiorino, passato al Gal Terre di Po.
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La cartina con il territorio suddiviso tra i due Gal

CASALMAGGIORE – “Un grave errore uscire dal Gal Oglio Po”. A dirlo è Casalmaggiore la Nostra Casa, rivolgendosi al comune maggiorino, passato al Gal Terre di Po. La considerazione del centrosinistra nasce anche dalla presentazione del progetto a sfondo bio del pastificio Iris di Casteldidone. “Casalmaggiore fa parte di quelle zone della Lombardia a cui vengono rivolte particolari misure per incentivare lo sviluppo economico – spiegano da Cnc, rappresentata in consiglio comunale da Pierluigi Pasotto, Calogero Tascarella e Mirca Papetti -. Sono poi i GAL che candidano progetti per ottenere questi e altri finanziamenti. Ad esempio con il contributo operativo di GAL Oglio Po, di cui abbiamo sempre fatto parte, alcuni comuni del territorio hanno appena ottenuto oltre due milioni di finanziamento dalla Fondazione Cariplo per un progetto sull’agricoltura biologica. Casalmaggiore purtroppo non ha partecipato”.

“Tali misure regionali verranno assegnate in primavera e così in questi ultimi mesi c’è stato grande fermento per la ricostituzione dei nuovi GAL – proseguono da Cnc -. Da quest’anno Casalmaggiore, Viadana e alcuni altri non hanno più voluto entrare in partenariato con il GAL Oglio Po per entrare a far parte del GAL dell’Oltrepò mantovano, ribattezzato Terre di Po. A noi questo sembra un grande errore politico”. Perché? “Innanzitutto il nuovo Gal interessa un territorio vastissimo, si consideri che San Giovanni in Croce dista da Felonica due ore di auto, come andare a Forte dei Marmi. Ma soprattutto è costituito da due grandi blocchi nettamente separati tra loro, mentre è richiesta la contiguità. E’ tale la forzatura nel mettere insieme territori così distanti e separati che sono state necessarie contromisure ad hoc”. Ovvero? “Si è dovuto creare forzosamente un ‘ponte’ fatto di due comuni che non sono classificati tra quelli beneficiari delle misure, quindi si è dovuta chiedere una deroga affinché potessero comparire anche se solo nominalmente. Sarà necessario assumere personale separato per ciascun blocco di territorio e i nuovi aggregati, fuoriusciti dal GAL Oglio Po, hanno dovuto pagare una quota extra di circa 7mila euro per una progettazione diversificata affidata alla CELIT di Stafora, in provincia di Pavia”.

Non è tutto: “Il territorio Oglio Po è stato disgregato – sottolineano da Cnc – e questo ci sembra ancor più deleterio specie alla luce dei cambiamenti istituzionali in atto. Poiché le Province lasceranno presto il posto alle ‘aree vaste’, molto più ampie delle prime, è assolutamente vitale che al loro interno i territori omogenei si compattino. L’Oglio Po, nel centro della nuova macrozona, deve rilanciare il proprio ruolo e far sentire la propria voce su ogni questione politica ed amministrativa, ad esempio la salvaguardia e il potenziamento dell’ospedale e della stazione con il passaggio della TiBre. Deleteria dunque la scelta di disgregare il Gal Oglio Po e il territorio”.

“Il nostro Comune avrebbe potuto, tra l’altro, giocarvi un ruolo da protagonista – continuano da Cnc -, battersi per apportare le migliorie necessarie e invece ha preferito fare da fanalino di coda in un’annessione artificiosa che per sua natura non può portare ad integrazione, ma casomai a sudditanza. Difficile capire il motivo di questa scelta, tanto più che nell’arco del periodo 2003-2015 il Gal Oglio Po ha destinato al territorio 27 milioni, a Casalmaggiore contributi per 1.106.460,20 e attivato risorse per un totale di 2.146.369,42 euro”.

“Dunque perché uscirne?”: si chiede Cnc. “In consiglio il sindaco Filippo Bongiovanni invece di spiegare ha continuato a ripetere che le cifre sopra scritte erano false. Secondo noi – attaccano dal centrosinistra – la vicenda Gal, conferma che il sindaco prende in primis ordini dal sindaco ombra di Casalmaggiore, l’assessore regionale Gianni Fava di Pomponesco, che doveva regolare i suoi conti politici con Giuseppe Torchio, ex presidente Gal e sindaco di Bozzolo. Poi guarda alla sua ambiziosa e personale carriera politica. Ecco perché ad oggi non ha trovato tempo e coraggio di promuovere un dibattito in consiglio comunale sulla vicenda Gal, come aveva promesso di fare”.

Simone Arrighi

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