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Sinti, tra rifiuto
e integrazione:
"Trattati come gli altri residenti"

Il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni ha risposto all'interrogazione di Orlando Ferroni. E l'associazione Cittadini Insieme ha distribuito un documento che riassume la storia del campo nomadi.
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Il campo nomadi di Casalmaggiore

CASALMAGGIORE – Campo nomadi di Casalmaggiore. Siamo alle solite, covo di gente dedita a furti o minoranza che con l’aiuto della popolazione è possibile integrare senza costruire barriere razziali? Il tema ha toccato ieri sera il Consiglio Comunale di Casalmaggiore, dove l’Associazione “Cittadini Insieme” ha distribuito ai consiglieri delle varie fazioni un documento che prende spunto dalla denuncia penale a carico della comunità sinta di Casalmaggiore per illustrare i grandi passi avanti fatti e la necessità di portare a termine il processo di integrazione. La denuncia penale ha colpito, il 19 gennaio scorso, una decina di famiglie del campo nomadi di via del Porto a Casalmaggiore. Il reato, contestato dalla Polizia Locale, è di abuso edilizio, per aver realizzato manufatti leggeri (in legno e lamiera) uno dei quali abitabile, senza il necessario permesso di costruire né l’autorizzazione. La Commissione Edilizia può decidere se sanare l’abuso o procedere alla demolizione interessando la Procura.

Collegata (anche) a questo fatto, si inserisce l’interrogazione presentata da Orlando Ferroni che è stata discussa nello stesso Consiglio di venerdì, con puntuali risposte da parte del sindaco Filippo Bongiovanni. Ferroni afferma come i nomadi di via del Porto siano sempre più stanziali, in numero crescente e in espansione anche per suolo pubblico occupato. Condanna il buonismo di alcuni cittadini contrapposto all’indignazione di altri per la presenza di persone che “vivono alle spalle della comunità casalese”. Queste aree di sosta temporanea, accusa Ferroni, ospitano in realtà auto di lusso, illuminazione in funzione anche di giorno, persone che “vagano nel dolce far niente”. In calce all’interrogazione, l’esponente di Forza Italia chiede quali siano i confini dell’area, se siano cambiati nel tempo, il nome dell’area occupata, quali controlli vengano effettuati, quali contributi vengano erogati, quante siano le persone presenti, chi paga le utenze, se ci siano verifiche delle condizioni igienico-sanitarie, se si facciano controlli fiscali delle proprietà in relazione al reddito, e altro. Domande che hanno trovato risposta nelle parole del sindaco, che ha rassicurato: “La prima area di sosta per nomadi, a Casalmaggiore, risale al 1986. Oggi siamo all aterza generazione di Sinti stanziali in via del Porto. I giovani sono tutti scolarizzati. La superficie dell’area è sempre rimasta uguale. L’ufficio Urbanistica del Comune ha verificato che alcune opere non sono conformi alla legge. I controlli sulle presenze ed i veicoli sono puntuali. L’ultimo risale al 21 dicembre, alle 5,30 del mattino ed è stato coordinato dalla Questura di Cremona. L’accesso ai contributi è identico rispetto a quello per i cittadini di Casalmaggiore e nel 2015 solo una persona residente al campo nomadi ha ottenuti un sostegno economico dal progetto La Rete sociale. Per il 2016 non sono pervenute richieste. I residenti sono diminuiti negli ultimi anni, dai 52 del 2009 ai 48 di oggi e tutte le utenze sono a loro carico. Trattiamo queste persone come tutte le altre di Casalmaggiore”.

In direzione opposta rispetto all’interrogazione di Ferroni, si muove il documento distribuito dai “Cittadini Insieme”, come afferma Maria Luisa Manfredi: “Abbiamo deciso di attivarci dopo aver preso atto delle incalzanti osservazioni politiche e mediatiche”. Il volantino ripercorre la storia ultradecennale della comunità sinta a Casalmaggiore. Nel 2005, con fondi regionali, iniziò la riqualifica dell’area golenale adibita a campo sosta per la minoranza sinta. Un progetto che risponde alla visione sociologica del nomadismo, e quindi area di sosta attrezzata per la mobilità stanziale, marginalità urbana, mancato censimento anagrafico, piazzole di sosta numerate per nuclei famigliari ma non dimensionate per numero di persone. Furono così realizzati servizi igienici e piazzole di sosta capaci di contenere una sola roulotte. Nel 2007 alcuni cittadini professionalmente coinvolti fecero presente agli amministratori l’inadeguatezza degli interventi, e la richiesta di una politica di inclusione e residenzialità, il che portò alla nascita, nel 2008, dell’associazione Cittadini Insieme, sezione Aizo (Associazione Italiana Zingari Oggi). Cambia così la prospettiva sociologica: non più nomadismo ma integrazione giuridica, sulle nuove direttrici di residenza, scolarizzazione, lavoro e inclusione logistica nel tessuto urbano.

Il campo nomadi di via del Porto ha problemi di diverso tipo, si sottolinea. A partire dai fontanazzi, l’assenza di piazzole adeguate, di tettoie, di posti macchina definiti, di aree per ricoveri attrezzi (il che sembra giustificare l’oggetto del reato contestato in gennaio). Si elencano poi gli accordi presi dagli amministratori con la comunità sinta, dalla piantumazione alla trasformazione da campo sosta a quartiere residenziale. Si sottolinea anche la realizzazione, da parte di una famiglia, di un bungalow in legno nell’ottica di autocostruzione per riqualificare l’area, sulla base delle direttive originarie. A mancare, si accusa, sono state le risposte, mentre le emergenze incalzano, il che porta a interventi di sopravvivenza che non vanno nello spirito dell’abuso ma del bisogno di avere un minimo di condizioni umane abitative. A spese proprie, i sinti hanno razionalizzato gli spazi. Grandi risultati sono stati ottenuti in merito alla scolarizzazione. Tutti i minori della terza generazione, si afferma, hanno assolto l’obbligo scolastico (37 ragazzi su 37 scolarizzati), anche con diplomi alle scuole superiori. Proprio la conquistata consapevolezza sociale ha consentito l’organizzazione di alcuni eventi, quali la Giornata della Memoria del 2012, sull’olocausto del popolo sinto-rom, tema poi sviluppato da Pierluigi Bonfatti Sabbioni con un dvd che quest’anno è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano online, e il convegno nazionale ospitato nel 2013 a Casalmaggiore. Infine, in tema di lavoro, l’associazione ha finanziato un investimento (con fondi Cariplo in partenariato col Comune e altre banche e fondazioni) che ha consentito l’inserimento lavorativo di quasi tutti i soggetti interessati riversando nel territorio una risorsa monetaria e di forza lavoro gratuita e consistente. Proprio grazie all’ottenimento di contratti di lavoro, per 4 famiglie è stato possibile abitare in case pagando regolarmente l’affitto.

Tutto questo mostra un’evoluzione culturale che va nella direzione di una cittadinanza condivisa, rispondendo al bisogno fondamentale di un’abitazione. L’associazione chiede quindi un incontro politico per valutare le linee di azione da affrontare, l’abbandono di rifiuti disinformati e razzisti e la collaborazione attiva tra le forze civili e democratiche per proseguire il cammino iniziato.

Vanni Raineri e Simone Arrighi

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