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La Terre Davis di Torre
sbarca in America: Orlando
chiama l'azienda Casalasca

Il segreto della famiglia Garavelli sta nella materia prima, cioè in quei mattoni delle cascine che vengono demolite che possiedono uno straordinario potere drenante. Si tratta di mattoni vecchissimi, si torna indietro fino al '700, quando venivano fatti a mano.
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Nella foto un campo di terra rossa

TORRE DE’ PICENARDI – Terre Davis, la piccola azienda famigliare che produce quella terra rossa dei campi da tennis, di proprietà della famiglia Garavelli, è sbarcata negli States. “Proprio questa settimana sono stati spediti i primi container a Orlando – ha spiegato Anna, che insieme alla gemella Rita e al papà Umberto, il fondatore dell’azienda, conduce l’attività – . Proprio a Orlando, la federazione americana tennis ha progettato di spostare la sua sede federale, pianificando 100 campi da tennis, tra cui anche quelli in terra rossa, in modo che i futuri campioni sappiano giocare su tutti i manti. Negli Stati Uniti si utilizza quasi esclusivamente la terra verde, detta anche Har-Tru”.

E così hanno contattato il meglio che ci sia nel mondo, le Terre Davis di Torre dè Picenardi, con il suo prodotto, considerato il più prestante sul mercato mondiale. Il segreto della famiglia Garavelli sta nella materia prima, cioè in quei mattoni delle cascine che vengono demolite che possiedono uno straordinario potere drenante. Si tratta di mattoni vecchissimi, si torna indietro fino al ‘700, quando venivano fatti a mano, con dei procedimenti differenti rispetto a quelli di oggi.

Saranno più di 400 le tonnellate di prodotto che sarà spedito e che andrà a ricoprire gli 8 campi del più importante centro di tennis al mondo. Umberto Garavelli ha raccolto questa sfida, cioè quella di creare questo business 40 anni fa, sfruttando un prodotto che altrimenti andrebbe in discarica. E ha vinto. È ricercato dai principali circoli tennistici e costruttori di impianti sportivi, non solo in Italia e in tutta Europa, ma anche in Australia, Tailandia, tanto per citare qualche paese, ed ora negli Stati Uniti.

E poi Anna ricorda un episodio divertente, perchè tra i tanti clienti della famiglia Garavelli c’è anche il sultano del Qatar, che ha voluto un campo da tennis personale, fatto di terra rossa cremonese a Doha. “Gli ho spiegato – racconta Anna – che non aveva molto senso spedirgli tre bancali di terra, perché il costo del viaggio avrebbe decisamente superato il costo della terra. Ma lui ha insistito, così gli ho inviato il preventivo. Il costo della terra era di 600 euro, quello del trasporto aereo era di diecimila euro. Uno dei suoi collaboratori mi ha spiegato poi che la compagnia aerea era di sua proprietà”. Insomma una piccola azienda, che grazie all’intuizione di Umberto è diventata un fiore all’occhiello riconosciuta a livello mondiale.

Sgal

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