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Convento e l'isola del silenzio:
la "vacanza" diversa di
Boles a Orta San Giulio

Fa un certo effetto vedere un ragazzo di 43 anni dichiaratamente agnostico e che già dal look non ha propriamente un aspetto monastico (come lui stesso spiega sorridendo) immerso per quattro giorni nell’Abbazia Mater Ecclesiae, dove vivono 70 suore di clausura guidate alla Badessa Annamaria Canopi.
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Nella foto l'Isola di San Giulio e Giuseppe Boles

ISOLA DI SAN GIULIO – C’è un posto nel mondo dove pace e tranquillità non sono soltanto un concetto da ritrovare in poesie e romanzi, e dove non a caso proprio una poetessa inglese prende dimora in alcuni periodi dell’anno. Un posto distante 400 metri dalla terraferma e che pure sembra arrivare da lontano, molto lontano, dal romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco, ad esempio.

C’è da crederci per davvero, perché quest’ultima azzeccata definizione arriva da un casalese, Giuseppe Boles, che di recente è stato, per quattro giorni, da venerdì a martedì, proprio in questo posto, l’Isola di San Giulio, sul Lago d’Orta, in Piemonte. Perché parlare di una vacanza? Semplicemente perché non è la solita vacanza. E perché fa un certo effetto vedere un ragazzo di 43 anni dichiaratamente agnostico e che già dal look non ha propriamente un aspetto monastico (come lui stesso spiega sorridendo) immerso per quattro giorni nell’Abbazia Mater Ecclesiae, dove vivono 70 suore di clausura guidate alla Badessa Annamaria Canopi, una delle figure femminili più influenti della Cristianità. “Quando mi hanno visto hanno un po’ strabuzzato gli occhi – racconta Giuseppe Boles – però dopo quattro giorni mi hanno proposto di tornare, prima dell’estate: sono stato uno dei pochi che ha seguito tutte le funzioni e le liturgie, rispettando in pieno gli orari che sono davvero impegnativi”.

Per capirsi: sveglia alle 4.30 (alle 3.40 la domenica o nei festivi!) e alle 4.50 spazio alle prime preghiere del mattino, poi una serie di sei liturgie lungo l’intero arco della giornata, chiuse dai Vespri e passando dalla lettura dei Salmi, da canti in latino e da un coro che Boles definisce “meraviglioso e angelico, con tanto di organo e cetra”. “La Badessa – spiega il casalese – è un vero e proprio direttore d’orchestra che scandisce i tempi della giornata e che vuole incontrare chiunque venga invitato e risieda nel Convento. Non è semplice entrare: con me vi erano soltanto altri due ospiti rimasti per più giorni, mentre una quindicina di persone, nel weekend, ha dormito lì soltanto per una notte”. A Boles, romanziere e poeta, non è sfuggita la propensione alla scrittura della stessa Badessa. “E’ davvero un’autrice prolifica: la vendita dei libri, peraltro, oltre a qualche offerta di chi si ferma a dormire in Convento, consente di ricavare qualche soldo per il mantenimento delle strutture. Io ho comprato “La Liturgia della bellezza” e di questo tema ho conversato proprio con Annamaria Canopi. Io ho una visione meno spirituale e agnostica, lei legata alla fede. Ci siamo confrontati, nel rispetto ognuno delle proprie posizioni”.

Boles è anche un viaggiatore: cosa pensa di chi dedica la propria vita a Dio, tanto da scegliere la clausura, passando addirittura (la domenica) dal Convento alla Basilica mediante un tunnel sotterraneo per non scoprirsi alla luce del sole? “Il filo logico è teso tra chi cammina per il mondo a piedi, e io lo faccio da sette anni, e chi ha deciso di restare fermo in una piccola isola, attuando però un viaggio interiore sulla base del rispetto, che vale con o senza fede. Soprattutto ho osservato cosa significa spendere la propria vita al servizio degli altri: ho cercato di capire, in una società come la nostra, dove risieda la ragione d’essere di creature come queste monache che dedicano la vita alla lettura della Parola di Cristo e in che modo possano aiutare gli altri, essendo io un non credente. Dopo qualche giorno, a parte la pace che ti offre un posto così, ho compreso che al mondo esiste ancora qualcuno in grado di raggiungere questa serenità a noi preclusa. Non c’è bisogno di fare qualcosa per il prossimo se puoi essere semplicemente un esempio. Non a caso sulla porta di ingresso del Convento sta scritto: “Ricevi il pellegrino come se fosse Gesù Cristo in persona”. Ecco, appunto: l’esempio”.

Va detto che sull’Isola di San Giulio Giuseppe Tornatore ha ambientato il suo ultimo film, “La Corrispondenza”, che a Boles guarda caso è piaciuto molto. “Si arriva tramite una barca, in 2-3 minuti. Io sono sempre rimasto nel Convento e nell’Abbazia, tranne l’ultimo giorno, in cui mi sono recato a Orta Miasino, dove ho parlato col vicesindaco. Un luogo spettacolare, il paese del silenzio, dunque della pace. “A volte tutto tace semplicemente perché tutto è pace” ho scritto sulla mia pagina Facebook. Un’esperienza non semplicissima, perché ti porta a cambiare vita anche solo per qualche giorno, ma che consiglio a chiunque”.

Giovanni Gardani

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