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La Casa al Mare accende
il consiglio. Non passa
la mozione sulle trivelle

Il tema della Casa al Mare di Forte dei Marmi, di proprietà del comune, ha catalizzato quasi per intero le due ore previste per la discussione delle mozioni (divenute in realtà due ore e venti). Meno spazio per la mozione sulle trivellazioni.
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Nella foto Pasotto e Salvatore, protagonisti del dibattito sulla Casa al Mare

CASALMAGGIORE – L’ennesimo consiglio fiume a Casalmaggiore (cinque ore e mezza di discussione per trattare due mozioni e i vari punti sul bilancio) s’è aperto con una nota di colore, letteralmente, ossia con il municipio illuminato di rosa per la settimana che porterà la Pomì alla Final Four di Champions League a Montichiari. La seduta consiliare, invece, è iniziata con un minuto di silenzio da parte di tutti i presenti in memoria delle vittime degli attentati nel mondo legati al fondamentalismo islamico.

MOZIONE CASA AL MARE – Poi via alle danze: il tema della Casa al Mare di Forte dei Marmi, di proprietà del comune, ha catalizzato quasi per intero le due ore previste per la discussione delle mozioni (divenute in realtà due ore e venti). La minoranza di Casalmaggiore la Nostra Casa ha contestato la gestione dei turni, i costi e in generale la vocazione definita “alberghiera” che la giunta comunale intende attribuire a una struttura che invece regala in particolare ai giovani “esperienze nuove e in qualche caso anche spartane, dato che, se si cerca l’alloggio comodo, basta rivolgersi in Riviera e si trova tutta la concorrenza del caso”. Lo scontro verbale è stato soprattutto tra Pierluigi Pasotto della minoranza e l’assessore Gianfranco Salvatore, il quale ha spiegato di avere trovato la Casa al Mare in “condizioni fatiscenti” e di avere quindi apportato qualche miglioria. “Le modifiche sui turni sono state praticate venendo incontro anche ad alcuni consigli dei cittadini – ha spiegato Salvatore – accorciando i turni (da 12 a 10 giorni) e proponendo la gratuità fino a 4 anni. L’accorpamento dei due turni minori e adolescenti è anche un modo per ridurre i costi e dunque le perdite”.

Sulla contestazione legata ai numeri in calo, Salvatore ha parlato di un trend in atto da diversi anni. “Nel 2012 avevamo 46 nuclei famiglia, poi divenuti 38 nel 2014, sul soggiorno minori e adolescenti siamo passati dai 169 del 2012, ai 135 nel 2013, ai 134 nel 2014 e ai 130 nel 2015, dunque le perdite sono state contenute ma col vantaggio di avere un unico turno minori e quindi risparmio sui costi di gestione”. I veri problemi si sono registrati sul turno anziani. “La gestione del Centro Primavera era preziosa e li abbiamo invitati a continuare. Dopo un incontro, il 31 marzo 2015, in cui l’accordo sembrava essere preso, loro hanno cambiato idea e questo ci ha messi in difficoltà. Abbiamo inviato una lettera formale richiedendo un incontro, ma nessuno ci ha mai risposto”. Sulle tariffe Salvatore ha parlato di “rincari irrisori, nell’ordine di un euro al giorno in più, ma ricordo che dal 2010 al 2013 la vostra giunta rincarò addirittura del 30% da un anno con l’altro. Considerando che non ci guadagniamo e nemmeno andiamo in pari, direi che la vocazione sociale e non alberghiera o aziendale della Casa al Mare è più che preservata”.

Pasotto ha spiegato di non voler fare una critica sui numeri, ma di invitare a rivedere la mission. Prendendo poi in esame le cifre ha voluto evidenziare un calo di 11 famiglie rispetto al 2014, di 14 minori in un anno e ha analizzato gli incassi: “Nel 2014 19.950 euro per il turno anziani, senza spese di trasporto grazie al Centro Primavera, nel 2015 sono stati incassati 26.655 euro ma ne sono stati spesi 21mila per appaltare alla nuova cooperativa. Guardando agli incassi generali, nel 2014 ammontavano a quasi 129mila euro, nel 2015 invece 122.437 euro, nonostante gli aumenti. Per quanto concerne le spese, invece, nel 2014 si arrivava a 163mila euro, nel 2015 a quasi 184mila euro. Le migliorie ci stanno, ma si tenga presente il “senso” della Casa al Mare: per un ragazzo magari alla sua prima esperienza fuori casa, sedersi su una panca di legno piuttosto che su un divanetto (acquistati dalla nuova giunta, ndr) non cambia molto”. “Vero, ma magari per una anziano può fare la differenza – ha risposto Salvatore – e gli investimenti generali sono stati importanti”.

Tornando sull’accordo non più in essere di autogestione col Centro Primavera per il turno anziani, Pasotto ha parlato di “prevenzione da parte del comune, mentre vi invito a riavvicinarvi, anche perché risparmiando sui 21mila euro della cooperativa, si potevano abbassare le tariffe e in ogni caso con il Centro Primavera erano già previste quote di ammortizzazione legate anche all’Isee che avrebbero potuto migliorare la situazione”. Salvatore ha spiegato che “il rialzo è ridicolo: da 12 euro al giorno a 13 euro, tenendo conto dei vari miglioramenti anche sulla gestione dei pasti”. Rispondendo alla richiesta della tassa di soggiorno da 5 euro applicata, Salvatore ha spiegato che si tratta in realtà di una spesa “legata all’utilizzo della struttura, come ad esempio la doccia o vari servizi legati alla Casa al Mare”.

Maurizio Toscani del Listone ha evidenziato i dati più “disastrosi” dal punto di vista delle presenze: il dato anziani, passati da 127 a 64, e il dato ragazzi passati da 134 a 120 in un anno. “Fate ricadere la colpa sul Centro Primavera, ma non vi prendete mai responsabilità”. Toscani ha chiesto come stessero andando le iscrizioni per il 2016 e Salvatore ha risposto: “Abbiamo per ora 28 iscritti al turno ragazzi, 2 al turno adolescenti, che però si muovono in gruppo e si iscriveranno probabilmente più avanti, 26 sui due turni anziani, 42 sui due turni famiglie. Avremo anche qualche responsabilità, ma nel caso specifico ci aspettavamo almeno una risposta all’invito avanzato al Centro Primavera. Tra persone civili si fa così”.

Il consigliere di maggioranza Pierfrancesco Ruberti ha criticato l’atteggiamento di chi “non cerca di apportare consigli o critiche costruttive, bensì di dimostrare che guidava meglio il trattore rispetto a chi c’è adesso (riferimento all’acceso confronto tra assessore ed ex assessore, ndr)”, mentre Fabio Boldrini ha parlato di “pregiudizi” da parte della minoranza. Pasotto ha ricordato che la giunta Silla lasciò a bilancio 55mila euro dedicati alla Casa al Mare dando luogo a una precisazione dell’assessore Vanni Leoni: “Sono soldi legati a interventi sulla struttura ereditati dopo i danni del sisma del 2012. Le migliorie, invece, sono pagate con gli oneri di urbanizzazione”. Da Calogero Tascarella e Mirka Papetti, di Casalmaggiore la Nostra Casa, l’invito ad un’analisi per cercare di capire perché i numeri sono in calo e a considerare la Casa al Mare come un “progetto educativo, non un bisogno ma un piacere”.

Il sindaco Filippo Bongiovanni ha confermato che “la vocazione sociale già esiste, tanto è vero che andiamo in perdita, mentre l’abbellimento è corretto, anche per non perdere appeal. Con le associazioni del territorio collaboriamo già e basterebbe pensare, ad esempio, ai soggiorni per l’Aragona o per la Pomì Casalmaggiore, mentre va tenuto conto, nel calo dei numeri, della crisi che morde: un tempo c’erano anche meno offerte, va detto, e la Casa al Mare non è automaticamente il non plus ultra”. Da Pasotto e Papetti, infine, l’invito a promuovere maggiormente la struttura e a tenere conto della popolazione che cambia dunque degli adolescenti di oggi e domani, diversi da quelli di un tempo. Salvatore ha precisato che un bando di gara è già stato preparato e prevede un appalto di due anni rinnovabile per la gestione della Casa al Mare “per creare continuità e fidelizzare”. La mozione è stata respinta con i soli 5 voti a favore delle minoranze”.

MOZIONE TRIVELLE – Molto più breve la discussione sul referendum anti trivelle presentata dal Listone. Il sindaco Filippo Bongiovanni ha spiegato che il referendum del 17 aprile non ha nulla a che vedere con la richiesta di Pengas di esplorare il nostro territorio per capire se vi siano giacimenti di metano. Bongiovanni ha illustrato alcuni dettagli con riferimenti legislativi, spiegando che “l’Unione Europea per ragioni concorrenziali già prevede che tutte le concessioni non siano illimitate nel tempo, dunque lasciando la norma così c’è il rischio di procedura di infrazione. Chi sostiene che il referendum è inutile,dice che il Governo è già intervenuto sulla norma non consentendo più in futuro nuove concessioni. Sono 63 ad oggi le concessioni ministeriali aperte, relative a trivellazioni in mare sulle nove Regioni che hanno promosso il quesito referendario. Ci sono sostenitori del sì ma ci sono anche le ragioni del no, che però come spesso accade in questi casi non hanno lo stesso spazio, forse perché questa stessa parte punta all’astensionismo, quindi a non parlarne, per non raggiungere il quorum. A mio avviso sarebbe giusto dare spazio alle due campane e una serata informativa completa sarebbe davvero auspicabile, su questo sono d’accordo. Mi pare però che il referendum del 17 aprile venga erroneamente agganciato al tema del Casalasco e in particolare della richiesta che porta il nome di “Gussola”, che ci riguarda: le due prospettive sono però molto distanti. E personalmente ci andrei piano prima di dirmi contrario a prescindere, quantomeno per capire dai sondaggi cosa c’è nel nostro sottosuolo”.

Toscani ha accusato l’amministrazione di avere preso una posizione diversa da quella proposta nella mozione, sottolineando che “è un enorme errore pensare che qualcuno venga in un territorio a fare ricerca e poi non lo sfrutti. Credo che questo atteggiamento non porti a nulla di buono”. Pasotto ha rimarcato che il vero problema è che “una amministrazione locale non ha nessun potere di opporsi a una concessione statale. E’ giusto forse che l’amministrazione si mantenga super partes sul referendum, ma sulla questione “Gussola” avremo modo di tornare, perché quella ci riguarda da vicino”.  Orlando Ferroni ha spiegato che “ognuno dà il peso al rischio che si vuole correre e alla sete di ricerca. Fare informazione è utile, ma il comune a mio avviso non ha questo potere. Si tratta di argomenti scientifici che andrebbero trattati da esperti in materia”.

Ruberti ha contestato Toscani “perché l’amministrazione comunale non ha mai preso una posizione. Il sindaco ha fatto un discorso oggettivo, spiegando quale è la situazione a livello normativo. Ma non abbiamo preso posizione e anzi troviamo sbagliato che una amministrazione lo faccia. Questo compito spetta al singolo cittadino che va a votare il referendum”. Toscani ha ribadito che non si chiedeva di schierarsi sul referendum, ma sul rischio di trivellazioni in Pianura Padana, tenendo distinti i due campi. La mozione è stata respinta con cinque voti a favore (della minoranza) e l’astensione di Ferroni.

Giovanni Gardani

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