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Navarolo, dalla settimana della
Bonifica alla speranza Unesco
(e di milioni di euro di fondi)

Un momento importante anche per presentare all’Anbi, Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica quelli che sono gli interventi più urgenti da realizzare nelle strutture principali del Navarolo: una richiesta davvero ingente a livello economico, per un totale di 34milioni e 650mila euro.
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Nella foto Ferraresi, Belletti e Lazzari

CASALMAGGIORE – Si celebra dal 23 aprile al 30 aprile la Settimana Nazionale della Bonifica e naturalmente il Consorzio di Bonifica del Navarolo, che governa un territorio di 50mila ettari tra Cremona e Mantova, con 40 operai e 13 impiegati e 1284 chilometri di canali gestiti, non poteva mancare all’appuntamento. Con la possibilità concreta di entrare a fare parte della ristretta ed eletta cerchia dei beni Patrimonio dell’Umanità difesi e promossi da Unesco.

Un momento importante anche per presentare all’Anbi, Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica, quelli che sono gli interventi più urgenti da realizzare nelle strutture principali del Navarolo: una richiesta davvero ingente a livello economico, per un totale di 34milioni e 650mila euro, che in sé il Consorzio non può, con i suoi consociati, sostenere, e per la quale dunque si rivolge principalmente alla politica e ai Ministeri romani.

Ma andiamo con ordine: la Settimana Nazionale della Bonifica intende rimarcare l’importanza di questi Consorzi, come il presidente del Navarolo Guglielmo Belletti ha evidenziato in conferenza stampa, accompagnato dal direttore Marco Ferraresi e dal direttore amministrativo Giampiero Lazzari, convogliando l’attenzione sulle indispensabili attività di questi enti, in particolare per la salvaguardia idraulica del territorio e per l’irrigazione necessaria per l’attività agricola. L’intenzione è insomma quella di avvicinare la gente comune all’attività della bonifica, tanto che l’impianto di San Matteo delle Chiaviche sarà aperto da domenica 24 a sabato 30 aprile dalle 9 alle 19 per visite guidate degli impianti. Una iniziativa ripetuta anche per domenica 15 maggio dalle ore 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19. “Il modo migliore per mostrare alla popolazione il peso del nostro lavoro – ha spiegato Belletti dalla sede del Navarolo in via Roma – è appunto fare toccare con mano quello che quotidianamente si realizza nei nostri impianti”.

Ricordando la celebrazione del 75esimo anniversario dell’impianto di San Matteo delle Chiaviche, Lazzari ha ricordato come le strutture godano ancora di buona salute, ma spesso debbano utilizzare macchine un po’ vetuste. Da qui la volontà di progettare opere strategiche (in qualche caso il progetto è già stato stilato) per ammodernare gli impianti: “In particolare parliamo di adeguamento funzionale per l’impianto di San Matteo per il quale occorrono 8milioni e mezzo di euro, e per l’impianto di Gazzuolo con 3milioni e 550mila euro. E ancora un milione di euro per l’impianto di Casalmaggiore che, essendo a livello del fiume Po, ha subito infiltrazioni e potrebbe essere prossimamente rivisto”.

Tanti anche gli interventi di diverso tipo, legati comunque alla rete irrigua: servirebbero interventi di difesa spondale per 7milioni e 700mila euro, il ripristino e l’adeguamento funzionale delle sezioni idrauliche della rete principale di bonifica per 11milioni di euro, l’adeguamento funzionale dell’impianto Locarolo di Calvatone per 1milione e 500mila euro e la realizzazione di un impianto automatico di sgrigliatura per 1milione e 400mila euro. Tutte richieste inoltrate all’Anbi, che a suo tempo chiese proprio al Navarolo, e ai vari consorzi d’Italia, di stilare una lista di interventi urgenti o comunque necessari. Tra questi, ha evidenziato Ferraresi, anche miglioramenti da attuare alla rete consortile, in qualche caso interrita.

Per sottolineare quanto sia stata preziosa l’opera del Consorzio, che gestisce cinque diversi impianti a San Matteo, Gazzuolo, Isola Pescaroli, Casalmaggiore e Calvatone, sono stati ricordati due eventi straordinari come la piena del Po del novembre 2014 e l’evento meteorologico eccezionale del maggio 2015, che portò a proclamare, a seguito delle forti piogge, lo stato di calamità.

Lazzari e Ferraresi hanno evidenziato infine due passaggi: in primis la Legge di Regione Lombardia per la Difesa del Suolo, primo caso in Italia che coinvolge tutti gli enti tra i quali appunto proprio i Consorzi di Bonifica; in secondo luogo la possibilità di candidare alcune strutture del Navarolo nell’elenco dei beni Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, con la chance di intercettare ulteriori fondi in futuro. Va comunque specificato che le richieste inoltrate ad Anbi prima riportate non sono collegate all’eventuale accoglimento della domanda per entrare nella rete Unesco, ma le due prospettive potrebbero integrarsi. “Non è escluso che, accanto all’Ecomuseo – ha spiegato Ferraresi – nel caso in cui vengano ringiovanite e cambiate le macchine presenti oggi a San Matteo, gli strumenti, le attrezzature e le pompe più vecchie e ora meno funzionali possano essere lasciate come ricordo, come memoria di un tempo passato”.

Giovanni Gardani

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