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Devicenzi, incidente e
frattura. Invito ai ciclisti:
"Usate il casco, mi ha salvato"

“Ogni vicenda della vita deve essere una lezione. Ebbene, questo fatto, del quale non potrò avere un bel ricordo, deve insegnare a tutti a indossare sempre il casco: grazie a questo strumento non ho subito colpi gravi o pesanti alla testa" spiega l'atleta paralimpico di Martignana.
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Nella foto Andrea Devicenzi

CICOGNARA (VIADANA) – Era atteso per la mattinata di giovedì al Teatro Vittoria di Viadana per lo spettacolo “Mai Mular” organizzato dai ragazzi dell’Istituto Sanfelice di Viadana assieme alla partecipazione del gruppo “Ciao ci vediamo domani” e del Comitato viadanese di Solidarietà. Andrea Devicenzi però aveva un motivo valido, e purtroppo figlio della sfortuna, per non essere presente. L’atleta paralimpico di Martignana di Po, infatti, è rimasto vittima di un brutto incidente stradale nel tardo pomeriggio di mercoledì, attorno alle 18.

Come tutti i giorni si stava allenando in sella alla sua bicicletta, anche in vista di due importanti momenti agonistici come la conquista del Machu Picchu, prevista per luglio, e il tentativo di record delle 24 ore a Montichiari, il prossimo settembre. Andrea però è stato investito da un’auto che gli avrebbe tagliato la strada ed è finito rovinosamente a terra. Il sinistro è avvenuto in via Codebruni nella frazione viadanese di Cicognara e Andrea è finito subito all’ospedale Oglio Po, per rientrare a casa in serata.

“Temo di dovermi operare per la frattura del femore – ha spiegato Andrea – che è lo stesso della gamba amputata. Lo saprò sabato mattina dopo ulteriori esami. Spero che questo non comprometta i due appuntamenti che ho alle porte, anche se indubbiamente perderò qualche giorno sulla tabella di marcia”. Andrea, spirito indomito, proverà a recuperare, ma intanto ha voluto lanciare un messaggio positivo anche in un momento negativo: “Ogni vicenda della vita deve essere una lezione. Ebbene, questo fatto, del quale non potrò avere un bel ricordo, deve insegnare a tutti a indossare sempre il casco: grazie a questo strumento non ho subito colpi gravi o pesanti alla testa. La caduta è stata rovinosa e mi sono rotto il femore, ma poteva andarmi peggio. L’invito è ad indossare sempre il casco, ed è esteso a tutti i ciclisti: chi non lo indossa non va più forte e soprattutto non è più furbo degli altri, anzi”. Un modo, insomma, per imparare anche da un episodio non certo felice.

Giovanni Gardani

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