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"Unire Cremona e Mantova",
i sindaci del Casalasco
d'accordo con la proposta

“Battaglie di retroguardia sul sentimento anti-mantovano lasciano il tempo che trovano - ha spiegato l'assessore Fava - . Dobbiamo ragionare su aggregazioni territoriali che competano tra loro e diano risposte ai cittadini. Questo è ineluttabile". Convinto della bontà del progetto anche il consigliere regionale Malvezzi.
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CASALMAGGIORE – Un segnale forte e chiaro di unità con tutto il territorio della ex provincia di Cremona e una conferma all’aggregazione con Mantova. È quanto è emerso venerdì in una proposta di documento che i sindaci dell’area casalasca, con Filippo Bongiovanni per Casalmaggiore in testa, hanno presentato ai componenti del Tavolo territoriale di Cremona in merito al riordino dei territori previsto dalla riforma costituzionale. L’appuntamento è stato preceduto dall’incontro con i componenti del Tavolo territoriale di Mantova dai quali è arrivato parere positivo alla proposta di Regione Lombardia di aggregare i territori delle due ex province, rimarcando la massima attenzione alla qualità dei servizi offerti e al risparmio per i cittadini.

“Anche i sindaci casalaschi – ha detto Carlo Malvezzi, consigliere regionale di Ncd e coordinatore del Tavolo – si sono espressi allo stesso modo, dicendo sì alla proposta di Regione Lombardia che ipotizza una futura Area vasta che unisce Cremona e Mantova, senza alcuna preclusione ad eventuali ampliamenti al lodigiano”. Secondo Malvezzi, la proposta di documento presentata dagli amministratori casalaschi “contiene un orientamento chiaro all’unità di tutta la provincia e considera il riordino territoriale un’opportunità per far crescere la qualità dei servizi ai cittadini attraverso una più stretta relazione con il mantovano, da cui può venire un reciproco vantaggio. Già sui versanti della sanità e del trasporto pubblico le due ex province stanno dialogano e lavorando insieme. Non partiamo quindi da zero. Tale prospettiva – conclude Malvezzi – non significa rinunciare alle proprie peculiarità: i sindaci casalaschi hanno infatti chiesto che il territorio da loro amministrato sia riconosciuto come area omogenea da valorizzare con politiche ad hoc”.

Per quanto concerne il tavolo di confronto congiunto Cremona-Mantova l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, era presente assieme al presidente della Provincia di Mantova, Alessandro Pastacci, al presidente della provincia di Cremona, Carlo Vezzini, ai consiglieri regionali Carlo Malvezzi, Andrea Fiasconaro, Federico Lena, Marco Carra, Agostino Alloni e al sindaco di Cremona Gianluca Galimberti. “Battaglie di retroguardia sul sentimento anti-mantovano lasciano il tempo che trovano – ha spiegato Fava – . Dobbiamo ragionare su aggregazioni territoriali che competano tra loro e diano risposte ai cittadini. Questo è ineluttabile”.

“L’unico piccolo distinguo – ha aggiunto l’assessore – è sul referendum: sul tema delle aggregazioni territoriali è quasi ininfluente. Comunque vada il giorno dopo ci dovremmo porre il tema di come rilanciare l’azione di un corpo intermedio che sta di mezzo tra la Regione e lo Stato. Io credo che serva ripensare a una serie di sottostrutturazioni che sono diventate veri e propri appesantimenti: penso ai parchi, come ho detto recentemente, alle comunità montane, ai bacini imbriferi. Vanno razionalizzate, devono dare risposte ai cittadini, risposte univoche. Vogliamo dire che di tanti lacci e laccioli i cittadini si stano scocciando? Alla fine il confine geografico potrebbe essere l’unico dei problemi, ma la legge dice di ridefinire i territori”.

“Oggi siamo chiamati a un dibattito prevalentemente sulla dimensione ottimale dell’ambito geografico. Esclusa la montagna per la sua specificità e l’area metropolitana, una dimensione ottimale va sui circa 800 mila abitanti. Ovvio che in mezzo  – ha precisato – ci sta il dibattito, lo vedremo insieme. Altrimenti lo decide qualcun altro, non noi qui. Siamo arrivati a un punto in cui occorre una sintesi, che possa dare prospettive in termini di competitività”.

“Come si stanno ristrutturando gli altri territori in Europa? Ragionano  – ha ribadito Fava – su dimensioni che danno servizi con livello di concentrazioni simili a quelli da noi indicati. Sono convinto che questo territorio possa mediamente considerarsi territorio con identità comune e diffusa. Fuori dalla politica, questo tema è già stato superato, la gente comune ragiona in questi termini: due imprenditori incontrati stamane a Borgofranco Po mi hanno detto chiaramente di smetterla  di discutere; piuttosto di trovare un accordo con Cremona, purché si faccia una scelta e sia comunicata. Il balletto è diventato stucchevole. E’ la soluzione più naturale, di tutto c’è bisogno fuor che  – ha concluso l’assessore regionale – di mettere insieme un territorio che il giorno dopo inizia a litigare”.

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