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A Viadana la riscoperta
di un vitigno
quasi dimenticato

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I fratelli Miglioli con l'assessore Fava

VIADANA – “Un orgoglio del mio territorio, una tradizione lunga quasi due secoli, che si tramanda da generazioni. Il taglio aziendale è ancora quello tradizionale, ma l’azienda ha innovato, ha saputo stare al passo con i tempi, dedicandosi al canale ho.re.ca. (alberghiero, ristorazione e catering) direttamente. E’ passata così da una tradizionale vendita diretta, che si faceva in damigiana, all’imbottigliamento, quindi alla valorizzazione in bottiglia, vendendo direttamente nei ristoranti in quasi tutti i territori delle province circostanti. E’ la tradizione del lambrusco viadanese, portano avanti un vitigno autoctono”. Lo ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, incontrando venerdì Alberto e Andrea Miglioli, dell’omonima azienda vinicola di Viadana.

“Si tratta di un vitigno che era quasi stato abbandonato, il viadanese – ha detto Andrea Miglioli – perché ha una resa per ettaro molto bassa. Il nostro quando arriva a 180, 190 quintali c’è da stare contenti. Ha un grappolo molto piccolo, molto compatto, dalla buccia spessa. Vendemmiarlo a mano era molto costoso, per cui è stato abbandonato nel tempo per far posto ad altri vitigni – Maestri, Marani, Salamino – più tipici dell’Oltrepo mantovano ed emiliano, e dal grappolo più sostanzioso. Ma la qualità del Viadanese questi non ce l’hanno. Una vera e propria sfida”.

Resta l’incognita dell’origine. “Pare che questo vitigno, secondo quanto sostenuto da un ricercatore sabbionetano, sia arrivato qui grazie a Vespasiano Gonzaga – ha spiegato Alberto Miglioli -, che proveniva da Fondi (dove nacque nel 1531), oggi in provincia di Latina, una volta in Campania”. A conferma di un legame del lambrusco con quella zona. Vespasiano Gonzaga è il fondatore e ideatore di Sabbioneta, dove morì nel 1591. “Noi stessi abbiamo tanti clienti nel Napoletano – ha aggiunto Alberto Miglioli – perchè è rimasta una sola azienda, a Gragnano, dove si fa un Lambrusco esattamente uguale a questo. Addirittura, anni fa avevamo prodotto Lambrusco a nome di una società della famiglia Caracciolo, per soddisfare una forte richiesta proveniente dalla zona di Napoli”. “Intanto viadanese sabbionetano e salamino di Sorbara sono gli unici tre lambruschi autoctoni – ha spiegato Alberto Miglioli – cioè possono essere prodotti e imbottigliati solo in zona, secondo un disciplinare vero e proprio, mentre altri – come Maestri, Ruperti e Marani – possono essere fatti ovunque”.

“Un prodotto che ha un grande indice di penetrazione commerciale nel mondo – ha aggiunto Fava – ma che in pochi sanno distinguere per quello che è esattamente. Il Lambrusco è fatto di decine di declinazioni diverse, luogo per luogo; uno dei più tradizionali e distintivi è quello viadanese, la famiglia Miglioli ne rappresenta una tradizione privata. Qui c’è anche una cantina sociale importante, ma i due fratelli hanno cercato negli ultimi anni di passare da un lavoro che era quasi di mero imbottigliamento a un’attività vera e propria di produzione grazie a queste vigne nuove che hanno ricreato in un’area naturale particolarmente vocata come il Sabbionetano. Un prodotto da promuovere, di qualità, una bella storia di una famiglia importante del nostro territorio e un orgoglio per chi come me ne condivide l’appartenenza geografica”.

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