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L'estremo saluto al cardinale
che chiese la beatificazione
di don Primo Mazzolari

Anche i vescovi Napolioni e Lafranconi alle esequie di Capovilla. In una lettera del 2011 inviata alla Fondazione di Bozzolo il porporato invocò l'inizio del processo.
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Il cardinale Capovilla

Dal sito della Diocesi di Cremona

Il vescovo Antonio Napolioni e l’emerito Dante Lafranconi, in rappresentanza dell’intera Chiesa Cremonese, hanno partecipato, lunedì 30 maggio, a Sotto il Monte, alle esequie del card. Loris Capovilla, segretario personale e custode della memoria di papa Giovanni XXIII. Il porporato, già arcivescovo di Chieti-Vasto e prelato arcivescovo del Santuario della Santa Casa di Loreto, è deceduto nel pomeriggio di giovedì 26 maggio presso la clinica Palazzolo di Bergamo. Capovilla, che dal 1988, risiedeva nella casa natale di Papa Roncalli era molto legato alla figura di don Primo Mazzolari tanto che fu tra i primi, nel 2011, a chiedere pubblicamente l’avvio del processo di beatificazione con una lettera inviata alla Fondazione Mazzolari con preghiera che fosse trasmessa al Vescovo diocesano.

Egli scriveva nella missiva: “Con cuore trepido, ingenua preghiera, confidenza di figlio e di suddito chiedo al Santo Padre di gradire l’aspirazione di non pochi fedeli di Lombardia e di tutta l’Italia di concedere l’avviamento della procedura prevista dai canoni ecclesiastici, ‘ad bonum animarum’, con la certezza che la rilettura dei testi mazzolariani darà luce e coraggio”.

“Dall’incontro del 1948 nella sua arcipretura di Bozzolo – continuava il porporato – sino ad ora, gli sono stato discepolo attento e amico fedele, senza mitizzarlo, tenendomi lontano dal cosiddetto culto della personalità”. E ancora: “So tutto o quasi di lui uomo, cristiano, sacerdote e pastore d’anime. Conosco i rilievi talora sgarbati ai suoi scritti e l’avversione di alcuni alle sue accorate proteste esternate in momenti drammatici e pericolosi. Critiche e riserve verranno spassionatamente vagliate dai teologi e dagli storici. La fede limpidamente professata, i costumi integerrimi, l’esemplare pietas utile a tutto (I Tm 4,8), l’amore al Libro, a Cristo, alla Vergine Madre, ai profeti e confessori non cancellano i limiti di natura, di carattere e di educazione. Riconoscerlo costa niente, anzi giova assai. Ogni essere umano, senza eccezione, vive avvolto nella tunica dell’imperfezione, che non estingue tuttavia il fuoco della carità e lo zelo combattivo”.

Mazzolari, proseguiva il presule, “è stato uomo di fede. E conseguentemente prete povero, casto, obbediente, disposto a spezzare la sua penna e a mettere il suo io sotto i piedi”. “Ho sempre venerato Mazzolari. Ho sofferto molto – testimoniava Capovilla – quando mi è sembrato che qualche confratello non condividesse questo mio stato d’animo ma è solo dopo il recente elogio diffuso in piazza San Pietro, al cospetto delle folle”, da papa Benedetto XVI, “che mi sono chiesto se la testimonianza e gli scritti mazzolariani non inducano all’interrogativo esplicito. È stato un santo nell’accezione comune del termine? La risposta, per quel che può valere, ho il dovere di esternarla con chiarezza alla maniera degli umili e dei semplici: Sì, è stato non solo un buon cristiano e ottimo prete; ha raggiunto, a mio avviso, alta quota nella montagna delle beatitudini”.

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