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Area Vasta, lo studio Kpmg
promuove Cremona con
Mantova, senza escludere Lodi

“A tutti i livelli è richiesto di rivedere tutto un costrutto amministrativo che abbiamo ereditato dalla Costituzione. Si tratta di ridefinire le ragioni storico-geografiche e urbanistico-demografiche che vengono dalla connotazione storica dei vari territori” ha spiegato la dottoressa Togni di Kpmg.
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Nella foto un momento dell'incontro

CREMONA – Quali potrebbero essere i nuovi confini territoriali della futura area vasta? Lo studio presentato nel tardo pomeriggio di lunedì nell’Auditorium della Camera di Commercio, condotto dalla società di consulenza Kpmg Advisory Spa, ha analizzato la situazione di aggregazione territoriale, evidenziando come l’ipotesi di unione tra Cremona e Mantova sia ottimale ma che quella dell’aggiunta di Lodi, seppur con qualche difficoltà in più, non sia comunque da escludere. Viene invece bocciata l’ipotesi separatista del territorio Cremasco.

“Questo studio vuole dare un contributo alla definizione dei nuovi confini dell’area vasta, evidenziando rischi e opportunità delle varie ipotesi possibili” ha detto il presidente della Camera di Commercio Gian Domenico Auricchio. “Le categorie economiche, nel corso dell’ultimo incontro, hanno chiesto che la attuale provincia non subisca frammentazioni e che vi sia una continuità nei servizi per imprese e cittadini. Il mondo economico ritiene infatti fondamentale che l’attuale processo di riordino non privi il nostro territorio delle risorse necessarie per garantire i servizi: l’importo degli stanziamenti previsti a livello nazionale per il funzionamento delle Aree Vaste, se confermato, potrebbe infatti generare difficoltà nella gestione delle funzioni assegnate, come sta già accadendo per le Province, con potenziali ripercussioni negative sul sistema delle imprese”.

“A tutti i livelli è richiesto di rivedere tutto un costrutto amministrativo che abbiamo ereditato dalla Costituzione. Si tratta di ridefinire le ragioni storico-geografiche e urbanistico-demografiche che vengono dalla connotazione storica dei vari territori” ha esordito la dottoressa Togni di Kpmg.

Si parte dall’assunto che l’ipotesi della Regione è quella di aggregare Cremona e Mantova. Ma lo studio è voluto andare oltre, partendo dal basso e guardando le caratteristiche peculiari di ogni territorio e le similitudini tra essi. “Non abbiamo però guardato solo ai numeri, ma di capire quale potrebbe essere una nuova soluzione di governance del territorio sulla base delle sue caratteristiche intrinseche” ha continuato Togni. “Abbiamo fatto una analisi sia a livello provinciale che comunale, individuando sei gruppi di analisi: trend demografico, mercato del lavoro, specializzazione produttiva, istituzionale-amministrativo, driver sociale, impieghi e consumi”.

Dal punto di vista demografico Cremona e Mantova sono piuttosto simili e Lodi poco più piccola. Anche sulla percentuale di popolazione straniera le tre province hanno dati simili. Dal punto di vista del reddito lordo pro capite Cremona e Mantova presentano valori molto simili mentre Lodi è leggermente più basso. Stesse affinità emergono anche nella specializzazione produttiva delle tre province e lo stesso vale per l’import-export e per il mercato del lavoro.

Le differenze tra i territori emergono sotto il profilo istutuzionale-amministrativo. “Per questa seconda fase abbiamo analizzato la situazione dei singoli comuni, eliminando i confini” ha evidenziato Togni. “Guardando alcuni indicatori, come la capacità di riscossione, la capacità di spesa e l’indipendenza erariale, emergono molte differenze”.

Dunque il governo del territorio vede numerose differenze, in quanto si tratta di governance a geometria variabile. “Questo approccio vede una omogeneità tra Cremona e Mantova. Tuttavia c’è una frammentarietà”. Le aggregazioni territoriali che vedono una popolazione tra gli 800mila e il milione di abitanti è quella che risulta essere migliore, per quanto riguarda le funzioni fondamentali. Per quelle non fondamentali si parla invece di una popolazione tra il milione e il milione e mezzo di abitanti.

Cremona e Mantova ha la criticità di unire due territori che in passato non sono mai stati uniti dal punto di vista amministrativo, ma che dal punto di vista dell’aggregazione come zona omogenea resta l’ipotesi ottimale. L’aggiunta di Lodi risulta ugualmente perseguibile, ma con qualche problematica in più nell’erogazione dei servizi primari e di welfare. Lo studio boccia invece l’ipotesi separatista di Crema, che si vorrebbe spostare verso Lodi: “sembra supportata da dati quantitativi incerti e di dubbia consistenza” si legge nelle conclusioni dello studio. Tale tendenza va quindi “interpretata con cautela anche alla luce delle possibili esternalità negative derivanti per Cremona e Crema”.

“Per quanto riguarda la governance, si propone un modello innovativo in cui le Regioni abbiano funzioni fondamentali ma un ruolo legislativo, mentre all’Area Vasta spettano funzioni di organo consultivo su temi strategici (produzione, risorse umane, ecc). Accanto a tutto questo, occorre una partneship pubblico-privata con tavoli misti tra mondo produttivo, università, ricerca, associazioni di categoria, ecc” ha concluso Togni.

“I nostri territori sono molto simili, con caratteristiche economiche, sociali e morfologiche analoghe” ha evidenziato il consigliere regionale Carlo Malvezzi (Ncd). “Questo è un grande punto di forza. E se è vero che il tema del numero di abitanti può essere poco significativo, bisogna guardare a quello che c’è attorno a noi. Ci sono diverse aree che stanno prendendo accordi per unirsi, dando origine ad aggregazione tra 1,2 a 1,4 milioni di abitanti, con economie solide e forti. Noi dovremo confrontarci con queste realtà, e soprattutto con l’area Metropolitana di Milano. Dunque i dati forniti oggi ci danno elementi interessanti e che dovremo cercare di studiare. Sappiamo che da parte dei sindaci del Cremasco ci sono delle perplessità ed è un tema che non va sottovalutato. Da Soresina a Casalmaggiore c’è invece condivisione su questo processo. Lodi ha espresso la volontà di andare verso la città metropolitana”.

Per Malvezzi bisogna puntare anche sui temi dei servizi e delle infrastrutture. “Si sta lavorando molto sul raddoppio della Paullese, che dovrebbe essere esteso anche a Cremona. Si parla ele anche del raddoppio della linea ferroviaria. Tutti elementi che andranno valutati”.

Laura Bosio

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