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Profughi a Calvatone, sindaco
ordina lo sgombero: "Divieto
dell'Asl mi è stato nascosto"

La vicenda è stata ricostruita dal sindaco Pier Ugo Piccinelli, che martedì ha emanato un’ordinanza di sgombero per motivi igienico-sanitari dell’immobile di via Umberto I, a Calvatone, lungo la strada provinciale 31 a pochi passi dal confine con il comune di Acquanegra sul Chiese.
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Nella foto l'immobile che ospita i profughi a Calvatone

CALVATONE – Se non fosse che la guerra, quella vera, molti di loro l’hanno vissuta per davvero, potremmo anche definirla la “guerra dei profughi”: si sta combattendo a Calvatone a colpi di incartamenti e, a quanto pare, anche di qualche bugia o per le meno di verità non rivelate in modo completo, come dovuto.

La vicenda è stata ricostruita dal sindaco Pier Ugo Piccinelli, che martedì ha emanato un’ordinanza di sgombero per motivi igienico-sanitari dell’immobile di via Umberto I, a Calvatone, lungo la strada provinciale 31 a pochi passi dal confine con il comune di Acquanegra sul Chiese. Il motivo? Il fabbricato è sprovvisto di un sistema di approvvigionamento dell’acqua potabile e non risulta soprattutto rilasciato il certificato di idoneità alloggiativa. Già, ma perché allora i profughi sono entrati? “Perché mi sono inizialmente fidato dalla San Marco Onlus, la cooperativa che gestisce l’immobile a Calvatone – spiega Piccinelli – e perché per me la parola data vale più di un contratto: mi era stato garantito che con l’Asl, con la quale la San Marco ha trattato, era tutto a posto, e che i profughi ospitati sarebbero stati al massimo dieci. Peraltro, non potevo oppormi, dato che come al solito la Prefettura ha avvisato dell’arrivo il giorno stesso, seguendo una tattica che francamente ha un po’ stancato e mette i sindaci spalle al muro”.

I profughi alla fine sono “molti di più” spiega Piccinelli, senza specificare il numero esatto, e soprattutto – quel che è più grave – l’Asl non aveva rilasciato alcun certificato di idoneità dopo il sopralluogo. “Ho contattato io la stessa azienda sanitaria, per scrupolo, e ho avuto l’amara sorpresa: mi sono state dette solo bugie, quando mi è stato comunicato dalla cooperativa che era tutto a posto”.

Da qui la decisione di sgomberare l’immobile: l’ordinanza nel dettaglio colpisce Gianfranco Nolli, presidente pro tempore della cooperativa in questione e “accusato” numero uno da parte del primo cittadino di Calvatone nella querelle in questione. Piccinelli peraltro precisa: “Non è una scelta politica, sia chiaro. Poniamo però un esempio: se uno di questi ospiti, per sbaglio, beve acqua non potabile e si sente male, io sono responsabile perché risulto informato dei fatti e ovviamente vado nei guai. In realtà documenti molto importanti mi sono stati celati. Era giusto fare chiarezza”.

Giovanni Gardani

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