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Beata Vergine della
Fontana, il mistero del
Gesù con il piede a sei dita

Importante scoperta quella del ricercatore e appassionato di misteri Franco Manfredi nella chiesa della Beata Vergine della Fontana. A settembre padre Giorgio Vasina a Casalmaggiore per una visita
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ASALMAGGIORE – Un nuovo caso di esadattilia nell’arte. In quella – tra le più complesse e storicamente rilevanti – della Chiesa della Madonna della Fontana, ricca di opere mirabili. Importante scoperta quella del ricercatore e appassionato di misteri Franco Manfredi nella chiesa della Beata Vergine della Fontana. E’ lui stesso a raccontare: “Il 22 luglio è anniversario del nostro matrimonio. Da oltre quarant’anni, io e Maria Carla, mia moglie, in questa occasione ci rechiamo a far visita al Santuario della Fontana, fuori Casalmaggiore. Ogni volta è un test della memoria alla ricerca di ricordi ed emozioni di quella cerimonia che ha segnato il percorso delle nostre vite. Come per gli affreschi che adornano le pareti del Santuario dove il tempo ha svaporato i colori a volte quasi cancellato i volti, cosi è per le immagini e le sensazioni di quel giorno: si sono depositate in qualche angolo delle nostre menti e lentamente riaffiorano seppur con tanti spazi vuoti. Questa volta la visita doveva riservarmi una sorpresa. Così era scritto da tempo. Appena varcata la soglia ho pensato alla ricerca sull’esadattilia nell’arte che quest’anno mi ha portato a segnalare ben tre casi in pochi mesi. Dopo l’affresco dell’Apostolo Giovanni (seconda metà XV secolo, incerta attribuzione Baschenis) nella chiesa cimiteriale di Santo Stefano a Carisolo e l’ancòna della Madonna nella chiesa di Massimeno, entrambi in Val Rendena (TN), e dopo l’affresco della Madonna che legge (1498 – Raffaello Sanzio) in Casa Santi ad Urbino, tutte opere con personaggi sacri che presentano sei dita in un piede, avevo la sensazione che qualcosa di simile doveva trovarsi anche lì al Santuario della Madonna della Fontana. Carla si era seduta in un banco in fondo alla chiesa, come suo solito. Mi sono diretto, dopo una breve sosta, come sempre, davanti alla tomba del Parmigianino, verso la Cappella di San Rocco, la quinta della navata sinistra. Il mio sguardo si è posato sull’effigie della Madonna della Rosa con il Bambino che in mano tiene una rosa, ora quasi completamente scomparsa. Sono rimasto alcuni istanti a fissare il piede del Bambino incredulo ma al tempo stesso certo che le dita fossero sei. Era come se quell’immagine mi aspettasse da cinque secoli!”.

L’esadattilia è un’anomalia che vede la presenza di un dito ulteriore ad una mano o a un piede (registrati anche casi di un dito in più ad entrambe le mani, celebre il caso di Gary Sobers, giocatore di cricket indiano che aveva entrambe le mani polidattili). Come tutte le anomalie, nella storia antica, secondo una delle interpretazioni accademiche, aveva dato adito a leggende e superstizioni. Inizialmente le sei dita erano considerate come segno del demonio. La considerazione – per alcuni studiosi, anche se permane l’elemento di mistero – cambiò a partire dal ‘400. Non più segno del demonio, ma tangibile ‘sigillo’ del disegno divino, un segno del destino per quelli destinati ad una mirabile storia. E’ da quel periodo che nell’iconografia religiosa si cominciano a manifestare rappresentazioni caratterizzate dalle sei dita, con un significato ‘positivo’. Le troviamo – oltre che nei luoghi segnalati da Manfredi – nello sposalizio della Vergine (Perugino) e nel dipinto conosciuto con lo stesso nome di Raffaello, nella Madonna con Bambino di Timoteo Viti.

“Possibile che il Bimbo avesse effettivamente 6  dita in un piede? – prosegue Manfredi ponendosi una serie di questioni – Era abitudine dei fratelli Pesenti, di Sabbioneta,firmare con questo insolito particolare? Ci sono altri esempi di affreschi degli stessi autori con tali particolarità? Possiamo ritenere che si tratti di un errore? Potrebbe essere un messaggio voluto dall’artista? Possibile sia dovuto ad un restauro poco accorto? Forse l’autore ha preso come modello un bimbo affetto da esadattilia ad un piede? Forse ha voluto immortalare questo particolare perché lui stesso o un suo parente ne era affetto ? Potrebbe trattarsi di un segno positivo o negativo rintracciabile in un testo sacro? Se fosse un segno negativo come è possibile che nei secoli non sia stato “ordinato” di rimuoverlo o cancellarlo? Considerando anche gli altri casi di esadattilia nell’arte, ricordati all’inizio, concepiti tra il XV e il XVI secolo, penso ci sia motivo sufficiente per una ricerca sulle motivazioni che hanno portato gli artisti a proporre immagini di soggetti sacri con sei dita al piede. In quegli anni gli affreschi e i dipinti nelle chiese, oltre ad essere ornamento, avevano spesso il compito di comunicare anche ai più poveri e ignoranti i messaggi dei Testi Sacri. Cosa hanno voluto dirci i nostri antenati con queste particolarità nelle loro opere? Non potendo chiederlo direttamente agli autori è auspicabile il contributo di tutti gli appassionati e amanti dell’arte e degli enigmi nell’arte al fine di promuovere la ricerca della verità anche tra gli affreschi del Santuario della Madonna della Fontana di Casalmaggiore”.

Il Santuario, la cui erezione, iniziata nel 1463, ebbe termine nel 1478 su un preesistente luogo di culto dove sgorgava una sorgente d’acqua ritenuta salutare e prodigiosa, fu affidato all’Ordine dei Padri Serviti. Nel 1798 la Repubblica Cisalpina ordinò la soppressione dell’annesso Convento e nel 1810 un’ordinanza napoleonica decretò la chiusura del luogo di culto. Solo nel 1904 il Vescovo di Cremona, Geremia Bonomelli, affidò la gestione della chiesa e del Convento della Fontana ai Padri Cappuccini che tuttora ne sono custodi, mentre la Curia di Cremona è proprietaria del complesso.

A settembre sarà padre Giorgio Maria Vasina, responsabile del Museo del Santuario di Monte Berico, uno dei più importanti centri che raccoglie alcune significative testimonianze di pietà popolare e di storia dal XV al XX secolo, capaci di infondere un’atmosfera pregna di vita vissuta e di costumi locali, sarà a Casalmaggiore per rendersi conto della scoperta di persona: “Nessuno si era accorto del particolare – conclude Manfredi – spero che questa sia occasione per iniziare una ricerca in materia, così come sto facendo a Carisolo dove ho fatto la prima scoperta ed è partito il mio interesse per gli esadattili”.

Anche Casalmaggiore dunque nella sua Chiesa che trae origine da una cappella eretta prima del 1000 e, nella forma attuale, fu edificata dal 1463 e terminata nel 1478, ha il suo esadattilo misterioso. Agli studiosi ora il compito di studiarne il significato recondito e agli appassionati quello di andarselo a vedere.

Nazzareno Condina

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