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Casalmaggiore, porfido
in città, un malato
- non - immaginario

Da anni, per tamponare il problema, si utilizzano sistemi come il bitume (meno costoso). Una sorta di cerotto, per evitare il progressivo sfaldamento dei ciottoli di porfido e pure i possibili danni alle vetture
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CASALMAGGIORE – Via Romani, dal civico 2 al 4. Poco più di venti metri di strada per testimoniare di una situazione che è comune a più vie della città. Sono la immagini di una lettrice residente nella via, dopo le polemiche dei giorni scorsi tra chi difende la situazione minimizzando il problema (il problema é piuttosto evidente, e non solo in via Romani ma anche in via Cavour, via Cairoli, via Marconi e via Favagrossa tanto per citarne alcune), chi racconta che chi c’era prima provvedeva (il problema non è recentissimo, tanto che era un tema caro all’allora consigliere di minoranza Orlando Ferroni quello della condizione del porfido nelle vie della città e delle pezze messe qua e là) e chi pensa che, più che una questione legata ai soldi, sia una questione più strettamente culturale (una cultura che ci si trascina, evidentemente, da tempo). Il problema è un po’ più serio. Da anni, per tamponare il problema, si utilizzano sistemi come il bitume (meno costoso). Una sorta di cerotto, per evitare il progressivo sfaldamento dei ciottoli di porfido e pure i possibili danni alle vetture, sia quelle che malauguratamente dovessero finirvi sopra sia quelle, parcheggiate in prossimità, contro le quali il porfido potrebbe finire ‘lanciato’ dal peso della vettura stessa. Pochi gli interventi rispetto alle reali necessità. Basta un ciottolo, infatti, che perda aderenza e si muova uscendo dalla sua sede che quel che sta intorno, col passaggio delle auto, si sfaldi progressivamente. Il costo di un intervento complessivo sul porfido è piuttosto ingente. In mancanza di fondi – lasciando da parte la volontà di intervenire sulla quale poi si potrebbe scrivere un libro – difficile pensare ad un progetto complessivo che prenda in considerazione tutte le strade per la loro sistemazione. Ma da qualche parte e giustamente – secondo almeno chi si lamenta – si dovrà pure iniziare. Questione di decoro? Certo, ma pure questione di sicurezza, soprattutto, ma non solo, per chi utilizza la bicicletta o il motorino per muoversi. Perché la distrazione è questione di un attimo. I danni fisici poi, magari un po’ meno. Quelli del porfido sono segni evidenti – al di là della questione meramente politica – di un disagio che i cittadini registrano. Disagio al quale solo la politica, e solo intervenendo, può dare risposte.

Nazzareno Condina

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