Sagra di Fossa, Bellaguarda e Caprara vincono. Ma successo è di tutta l'organizzazione
Su 4mila coperti distribuiti, circa 500 erano a base di Gnoc a la Mulinera, ricetta tradizionale e ricercata da realizzare seduta stante, senza poter fare scorte nei giorni precedenti. Per questo, in una sagra che ha regalato pure una tovaglietta ricordo artistica, il plauso forse più grande va alle sorelle Fornasari.
FOSSACAPRARA (CASALMAGGIORE) – Gli stessi numeri dello scorso anno, ovvero oltre 5mila persone nei tre giorni di sagra. Con un dettaglio da non sottovalutare che rende al meglio l’idea del successo per la piccola frazione di Fossacaprara: la concorrenza, nel territorio Casalasco e in generale nel Comprensorio Oglio Po, era davvero spietata con almeno una decina di eventi spalmati sullo scorso weekend.
Niente paura, a Fossacaprara si è andati ancora una volta sul sicuro, proponendo un programma di impatto e culturalmente rilevante se si pensa alle tradizioni e soprattutto ai giochi di una volta, quelli nati dalla campagna, dai contadini, e forse per questo sempre ricchi di fascino pur nella loro semplicità. La 16esima sagra di Fossa, dopo l’elezione di miss Capretta, il tiro alla fune, il ciclotappo, il cacio al fuso e lo spettacolo teatrale dei Genitori Instabili sulla storia di Alì Babà e dei quaranta ladroni (tutto concentrato tra venerdì e sabato), ha vissuto il momento clou nella giornata di domenica: “Un percorso intenso – spiega il presidente dell’Associazione Oltrefossa Roberto Sarzi Braga – iniziato alle 16 e durato fino alle 2 di notte”.
La cucina non ha mai smesso di funzionare, così come l’Ustaria dal Foss, falchi e gufi hanno richiamato l’attenzione dei più piccoli già impegnati nei giochi ideati dall’Uisp, e alle 17 via al Campionato Italiano di Sburla la Roda, la vera chicca della sagra. Chi ha vinto? Manco a dirlo Bellaguarda, per il terzo anno consecutivo, seguita da Rivarolo del Re, Viadana, Sabbioneta, Casalbellotto, Casalmaggiore Colorno e Crema. Sì, a Fossacaprara sono giunti in tanti, anche da lontano, come dimostrano le squadre iscritte, anche per assistere a un convegno sulla bellezza del gioco tenuto dal professore Mauro Ferrari, docente di Sociologia a Cà Foscari a Venezia, con la bella mostra di Vittorio Canisi realizzata grazie all’aiuto del Tocatì di Verona a fare da contorno.

In serata poi luci sul campo dietro la chiesa per il palio della frazione, una sorta di Sburla la Roda dal percorso triangolare e a incrocio, con il riscatto (dettato anche da una squadra ringiovanita) di Caprara rispetto a Fossa, che aveva vinto nel 2014 e nel 2015, tra lanci di farina e qualche goliardica scorrettezza lungo il percorso. Che altro aggiungere? Già, manca ancora il pezzo forte: su 4mila coperti distribuiti, circa 500 erano a base di Gnoc a la Mulinera, ricetta tradizionale e ricercata da realizzare seduta stante, senza poter fare scorte nei giorni precedenti.
Per questo, in una sagra che ha regalato pure una tovaglietta ricordo artistica (realizzata da Erica Bossi) contenente i nomi di Fossa e Caprara ricercati tra tutti i paesi italiani, il plauso forse più grande va alle sorelle Fornasari, che hanno addirittura raddoppiato la produzione degli gnocchi fatti al momento rispetto allo scorso anno. Anche grazie a loro, per dirla con Sarzi Braga, “la sagra è andata oltre le più rosee aspettative”.
Giovanni Gardani




















