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Casette in golena,
il parere dell'avvocato
Paolo Antonini

"Questo esposto rischia di aprire una problematica da Roncadello a Martignana, un contenzioso che rischia di trascinarsi per anni e per altre situazioni in essere"
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Nella foto l'avvocato Paolo Antonini e Arcangelo Pirovano impegnati entrambi domenica nella discesa del Po

CASALMAGGIORE – “Riteniamo che quel procedimento sia stato notificato a soggetto estraneo all’eventuale abuso edilizio in questione. Arcangelo Pirovano non ha edificato, ne ha modificato la struttura. Ha solo tenuta pulita l’area e fatto da custode, ricevendone l’incarico da chi lo aveva edificato, e così è stato sino ad ora. Il reato eventualmente commesso è da ascriversi al defunto appuntato Merella che lo aveva messo lì”. L’avvocato Paolo Antonini, legale incaricato da Arcangelo Pirovano per il quale si è aperta una procedura a seguito di un esposto per abuso edilizio in golena, traccia la linea difensiva. Una linea assolutamente logica: se c’è un abuso è di chi edifica, non di chi custodisce.

Si limita al parere legale anche se un commento a margine lo fa: “Questo esposto rischia di aprire una problematica da Roncadello a Martignana, un contenzioso che rischia di trascinarsi per anni e per altre situazioni in essere”. La vicenda legale per i tre manufatti presenti nella prima parte dl parco Golena del Po si arricchisce del parere legale dell’avvocato del foro di Cremona. Parere che dovrebbe valere anche per gli altri due custodi dei manufatti. E, a rigor di logica, se la tesi difensiva di Antonini valesse pure per gli altri? Si aprirebbero sicuramente ipotesi nuove dagli esiti difficilmente prevedibili. Tutto è nato da una segnalazione portata agli uffici comunali dal consigliere con delega al parco Orlando Ferroni, che coadiuvato dal fratello Fabio aveva segnalato quei tre manufatti. Da lì, ad inizio del mese, la verifica tecnica e poi il resto è storia dei giorni nostri, con l’avviso di indagine preliminare “in ordine al reato di cui all’art. 31 c1 e 44 c1 DPR 380/2001 (il Testo Unico per l’edilizia, l’articolo 31 parla di interventi fatti in assenza di permessi di costruire e pena applicabile anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso, ndr) ed articolo 181 c1 bis dlgs n° 42/2004 accertato in Casalmaggiore, parco golena del Po, il 1° settembre, reato che potrà essere diversamente qualificato dall’autorità giudiziaria”.

L’esigenza dunque, per i tre coinvolti, di cercare un avvocato che li difendesse da un’accusa tanto seria. Dicevamo della linea difensiva di Arcangelo Pirovano. Se la procura dovesse sposare la tesi dell’abuso edilizio e dovesse muoversi in tal senso, chi ha edificato (o posto il manufatto in zona), in ogni caso è già deceduto da anni. Uno dei tre manufatti peraltro, la cosiddetta barca, fu acquistata insieme ad altre due dall’allora sindaco Rotelli. Delle tre barche due poi andarono perse con gli anni (una nei pressi di via Garibaldi fronte fiume e l’altra nel lancone di Gussola dove era stata spostata) e la terza che è rimasta dovrebbe – almeno secondo le ricostruzioni di Arcangelo Pirovano – essere ancora di proprietà di Rotelli. E non e dato sapere se, negli anni ’70, acquistò quelle barche personalmente o a nome dell’amministrazione stessa che guidava.

Resta l’impressione comunque che tutto avrebbe potuto risolversi in maniera più soft. Tutti e tre le opere avrebbero potuto essere considerate per il valore storico o rimosse, al limite, in poco meno di una giornata con i mezzi opportuni e senza clamori. Uno dei tre manufatti peraltro fu offerto nel maggio scorso come sede delle GEV che sorvegliano il parco. Poi non se ne fece nulla. In altri comuni dell’asta del fiume, come Guastalla ad esempio, le casette fanno parte della storia e del presente dell’area demaniale.

A Casalmaggiore invece si è optato per la scelta più dura. Adesso tutti e tre gli imputati dovranno rispondere del reato loro ascritto. Loro potrebbero uscirne presto fuori. Più difficile prevedere gli esiti se l’organo preposto deciderà che sull’accusa di abuso edilizio si dovrà andare comunque avanti.

“Una costruzione abusiva, anche se risalente nel tempo, difficilmente sfugge alle sanzioni, se vi è interesse all’eliminazione dell’abuso: nemmeno il decorso di 20 anni basta a consolidare la situazione (Consiglio di Stato 4470/2013), perché ne occorrono almeno 50 per essere ragionevolmente sicuri di una certa immunità (Consiglio di Stato, 3 ottobre 2013, n. 4889)”.

Nazzareno Condina

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