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Devicenzi, dall'Avis a Milazzo:
dal Machu Picchu alla Gran
Fondo con Vincenzo Nibali

Andrea è rimasto piacevolmente colpito dalla sensibilità e dall’umiltà di Nibali. “Ha quasi vinto una Olimpiade (solo una caduta gli ha tolto una medaglia ormai sicura, ndr), ha vinto il Giro, il Tour e la Vuelta, eppure è un ragazzo normalissimo. Oltre che molto disponibile". Cronaca di un weekend davvero intenso per Devicenzi.
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Nella foto Nibali e Devicenzi sul palco di Milazzo sabato sera

CASALMAGGIORE/MILAZZO – Da Casalmaggiore alla Sicilia, dalla Sala Avis alla Gran Fondo Vincenzo Nibali. Cosa volete che sia per uno abituato a girare il mondo in bicicletta e, in qualche caso, a scalare montagne (vere o simboliche) con il solo ausilio delle sue stampelle? E’ stato un weekend decisamente intenso quello vissuto da Andrea Devicenzi. L’atleta paralimpico di Martignana di Po venerdì ha conquistato gli oltre 150 presenti (150 erano le sedie approntate in Sala Avis, ma non pochi sono rimasti in piedi) nel racconto dell’ultima impresa, ossia la conquista di Machu Picchu, con 1200 km in bicicletta e quattro giorni di trekking in salita.

Hanno preso la parola, in diversi momenti, Fernanda Somenzi, presidente dell’Avis Casalmaggiore, e ancora Lino Scappini e Massimo Mantovani, rispettivamente presidente e segretario dell’Avis Pedale Casalasco, col quale Andrea collabora da anni, divenendo nel tempo anche testimonial della benemerita associazione. Una introduzione significativa è stata quella proposta da Pierpaolo Vigolini, sindaco di Cingia dè Botti nelle vesti di mental coach, che conosce molto bene Andrea e infatti con lui ha scritto “Vite da Monsters”, l’autobiografia di Devicenzi che mostra i segreti di questa disciplina e delle avventure tentate da Andrea nonostante la disabilità. Vigolini ha attualizzato ulteriormente le vicende di Devicenzi, rapportandole alle Paralimpiadi in corso a Rio, dove l’Italia si è comportata benissimo, anche meglio che ai Giochi disputati il mese prima sempre in Brasile. Andrea, che per un’ora e un quarto ha attirato i presenti grazie a foto, video e spiegazioni in prima persona della grande esperienza vissuta, ha ringraziato in particolare Maurizio Stradiotti, che oltre ad essere un iscritto Avis, è anche un promotore e un collaboratore di Progetto 22, l’iniziativa portata avanti da Devicenzi ormai da tre anni. “Proprio Maurizio, in un gioco di squadra, è stato tra i primi a proporre questa serata: da lì tutto è partito” ha rivelato Devicenzi.

Dopo la serata di venerdì, lo stesso Andrea è poi partito sabato mattina con l’amico Paolo Delporto (“un fratello per me”) alla volta di Milazzo, in Sicilia. Qui infatti si correva domenica la Gran Fondo Nibali, giunta alla sua seconda edizione (la prima si tenne a Messina, luogo natio del ciclista vincitore dell’ultimo Giro d’Italia). Devicenzi non ha solo partecipato alla Gran Fondo media di 115 km (quella più lunga misurava 155 km), come secondo disabile ad aver preso parte alla manifestazione, chiudendola in 5 ore nette, ma sabato sera ha pure relazionato sulla propria esistenza e sul mental coaching, assieme a Vincenzo Nibali davanti a una folta platea accorsa alla presentazione della manifestazione. “Ho avuto modo di conversare con Nibali, di parlare di visualizzazione di immagini – spiega Andrea – che è uno dei metodi usati dai mental coach: Nibali ha spiegato, in effetti, di avere spesso visualizzato e immaginato la possibilità di indossare la maglia rosa al Giro prima di poterlo fare per davvero, confermando una delle mie tesi”.

Andrea è rimasto piacevolmente colpito dalla sensibilità e dall’umiltà di Nibali. “Ha quasi vinto una Olimpiade (solo una caduta gli ha tolto una medaglia ormai sicura, ndr), ha vinto il Giro, il Tour e la Vuelta, eppure è un ragazzo normalissimo. Ho cenato con lui, ho avuto modo di parlargli, mi è parso persino timido. Davvero una bella persona. Si pensi che alla premiazione di domenica, dopo un percorso tutto affacciato sul mare, davvero suggestivo, ha voluto premiare uno ad uno i vincitori delle varie categorie iscritte, e parliamo di una sessantina di ciclisti”.

Giovanni Gardani 

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