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Cinzia Dall'Asta: "Tempo
mensa? Tempo scolastico".
Stop ai pasti a casa?

Ad avvertire i genitori il dirigente scolastico della scuola Primaria Marconi Cinzia Dall'Asta. "Si ricorda che per i bambini che frequentano il tempo pieno (40 ore) il tempo mensa è da considerarsi a tutti gli effetti tempo scolastico"
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CASALMAGGIORE – La mensa? A tutti gli effetti, per chi frequenta il tempo pieno, a tutti gli effetti tempo scolastico. E se qualcuno decide, nonostante tutto, di andarsi a prendere il figlio a scuola, farlo mangiare e poi riportarlo a scuola? A rigor di norma quel bambino perde due ore di scuola al giorno. Con tutto quel che ne consegue in termini di ore di presenza a scuola.

Ad avvertire i genitori il dirigente scolastico della scuola Primaria Marconi Cinzia Dall’Asta. “Si ricorda che per i bambini che frequentano il tempo pieno (40 ore) il tempo mensa è da considerarsi a tutti gli effetti tempo scolastico. Di conseguenza, ogni temporanea esigenza di sospensione dal servizio stesso, deve essere occasionale, motivata da esigenze particolari e preventivamente richiesta per iscritto al dirigente scolastico che può autorizzarla solo in via eccezionale considerando che le ore mensa non fruite sono da conteggiarsi come ore di assenza e possono incidere quindi negativamente sul monte ore complessivo indispensabile per il superamento dell’anno scolastico. ll Miur, con la circolare 20 del 4 marzo 2011, ha fornito indicazioni per una corretta applicazione della normativa relativa alle assenze, in particolare, in riferimento al DPR 122/09 (Regolamento sulla valutazione) e l’art. 11 comma 1 del D.Lgs. 59/04 (Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione). Entrambe le norme prevedono infatti che ai fini della validità dell’anno, per la valutazione degli allievi è richiesta “la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato”. Per venire incontro alle esigenze di diversa natura, l’Istituto sta valutando, per un numero limitato di posti, una soluzione per trattenere a scuola i bambini con pranzo al sacco fornito dalla famiglia. Le famiglie eventualmente interessate, saranno successivamente contattate”.

E’ quel numero limitato di posti, insieme all’abitudine dei genitori (o di chi ha a disposizione i nonni) di portarsi a casa i bambini per farli mangiare come in un qualunque giorno, che desta qualche preoccupazione. Il limite infatti non può deciderlo la scuola. Paradossalmente se tutti i genitori dessero la possibilità ai propri figli del pasto portato da casa, in base alla sentenza della Corte d’Appello di Torino, a tutti quei bambini dovrebbe essere data la possibilità di consumarsi il proprio pasto fatto secondo le proprie abitudini. Nella sentenza della Corte d’Appello è specificato che: “il servizio di refezione scolastica è servizio locale a domanda individuale che l’ente non ha l’obbligo di istituire ed organizzare ed è facoltativo per l’utente che può, quindi, scegliere di non avvalersene”.

“Il tribunale di Torino – spiega lo studio legale Vecchione che ha assistito i 58 genitori che si sono visti riconosciuti il diritto a Torino – ha riconosciuto un diritto che non vale solo per chi ha intrapreso l’azione legale. Comune e ministero dovranno adeguarsi. Diversamente toccherà loro fronteggiare tanti altri ricorsi fotocopia”. La sentenza della Corte d’Appello apre una discussione che ha i suoi risvolti anche nelle scuole del casalasco/viadanese. A livello nazionale si confrontano due diverse posizioni. Una, quella degli istituti scolastici ed in genere delle amministrazioni, che dovranno rimodulare il servizio a seconda delle richieste. L’altra quella dei genitori.

Il MOIGE (Movimento Italiano Genitori) esulta. “Condividiamo pienamente la sentenza dei giudici del tribunale di Torino – fa sapere sempre dalle pagine di Repubblica Antonio Affinita, direttore generale del Moige – che ha sancito il diritto di scelta nel mangiare a scuola per tutti; un diritto primario atteso da tempo. Sicuramente un’importante conquista per le famiglie italiane che potranno effettivamente godere della libertà di scelta del pasto consumato dal proprio figlio. Con questa sentenza termina una ‘schiavitù’ della mensa scolastica che per anni abbiamo dovuto pagare e sopportare, senza poter decidere il tipo di pasto da dare ai nostri figli. Abbiamo da anni ritenuto inaccettabile che lo Stato obbligasse a sostenere obbligatoriamente il costo della mensa scolastica, privandolo della possibilità di decidere quale alimentazione fornire al bambino. Da oggi, grazie alla sentenza dei giudici, che spazza via questa ingiustizia, il pasto del servizio di refezione scolastica potrà, per chi lo desidera, essere sostituito con il cibo portato da casa, portando anche maggiore qualità nella scelta alimentare e anche risparmio ai genitori, che in questo periodo sarà gradito. Auspichiamo – conclude il direttore generale del Moige – che ogni istituto scolastico si organizzi da subito per consentire di consumare il pranzo a scuola anche agli alunni che lo porteranno da casa”.

Sulla stessa linea il Codacons. Per il Presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli si tratta di una “Vittoria fondamentale per tutti i genitori con bambini che vanno in mensa scolastica. Il Codacons è anni che si batte affinché i bambini possano portarsi da casa il pranzo senza dover necessariamente mangiare il cibo propinato dalle mense scolastiche, con tutti i problemi del caso, più volte denunciati negli anni dall’Associazione. Adesso però è necessario che il Ministero dia disposizione a tutte le scuole italiane affinché sia possibile esercitare liberamente questa possibilità. Chiediamo che venga messo a disposizione una spazio apposito dove i bambini possano consumare il cibo portato da casa”.

Questo però, come auspica Coldiretti, potrebbe essere – tenendo conto comunque della sentenza, sino ad un pronunciamento legislativo in merito – pure occasione di ripensare in maniera diversa il servizio mensa. “Il diritto al panino fa felice un italiano su 5 che ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche di figli o nipoti mentre il 42 per cento la ritiene appena sufficiente”. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè. “Non è un caso che una netta maggioranza dell’83 per cento – sottolinea Coldiretti – ritenga che le mense dovrebbero offrire i cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare mentre solo il 13 per cento ritenga che dovrebbero essere serviti i piatti che piacciono di più. In ogni caso il 52 per cento degli italiani considera il costo delle mense scolastiche adeguato mentre per il 25 per cento è eccessivo”.

Un bel caos insomma, al di là – a livello locale – del tentativo della dirigente scolastica Dall’Asta di aprire una trattativa con i genitori ai quali, fossero 2 o 200 a chiedere di far consumare al proprio figlio il proprio pasto da casa, dovrà offrire l’opportunità di farlo. Da parte dei genitori è stata preannunciata una raccolta firme e il clima è tutt’altro che disteso. Soprattutto da parte di quei genitori che, pur optando per il tempo pieno, hanno la possibilità di far pranzare a casa il proprio figlio. E intanto qualcuno, come uno dei genitori che si è fatto sentire, ha deciso che a prescindere: “E a costo di firmare una giustificazione al giorno, mio figlio tornerà a casa a mangiare e ritornerà alle 14 a scuola”.

Nazzareno Condina

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