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Omicidio Zardi, esami con
il luminol sul luogo del
delitto in cerca di tracce

Periti, polizia ed Esercito coinvolti nelle operazioni di allestimento di una sorta di camera oscura che permetterà di raccogliere prove attraverso il luminol. L’esame autoptico sul cadavere ha rilevato una frattura al bacino che non risulta incompatibile con una caduta.
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Il ‘cold case’ dell’omicidio di Arianna Zardi, la 25enne studentessa di Teologia trovata morta il 2 ottobre del 2001 sotto un ponticello di Torricella del Pizzo, torna a far parlare di sé. Entro un paio di settimane, infatti, sul luogo del delitto torneranno periti, agenti della mobile e uomini dell’Esercito che saranno coinvolti nelle operazioni di allestimento di una sorta di camera oscura che permetterà agli specialisti di raccogliere prove attraverso il luminol, il composto chimico utilizzato dalla polizia scientifica per rilevare il sangue o altre tracce che possano risultare utili all’indagine. Le speranze di trovare qualcosa, però, sono appese ad un lumicino: il fatto che siano trascorsi 15 anni e il naturale inquinamento del luogo del delitto non facilitano di certo le ricerche. Sul posto sarà presente Andrea Verzelletti, medico legale di Brescia, uno dei quattro consulenti che insieme ai colleghi Cristina Cattaneo, Vittorio Fineschi ed Emanuela Turillazzi era stato a suo tempo nominato dalla procura di Cremona per esaminare i resti della povera Arianna.

Il corpo della giovane era stato riesumato l’8 gennaio scorso dal cimitero di Casalbellotto e trasferito all’Istituto di medicina legale dell’università degli studi di Milano. Gli accertamenti effettuati con le nuove tecnologie sul cadavere, che ora, dopo nove mesi potrebbe essere restituito alla famiglia, non hanno portato a nulla di significativo. L’esame autoptico ha rilevato un’importante frattura al bacino che però non risulta incompatibile con una caduta e con il fatto che la 25enne si fosse potuta spostare per finire poi nel punto dove è stata trovata. L’ultima speranza è proprio quella di trovare nuove tracce proprio sotto quel ponticello. Ma la verità è ancora lontana. Una verità che i familiari di Arianna, in primis la sorella Sara, assistita dall’avvocato Giovanni Bertoletti, cercano ormai da 15 anni.

Nell’inchiesta non è stato lasciato nulla di intentato, anche se, come aveva sottolineato al momento della riesumazione il procuratore generale del distretto di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso, “quella di Arianna è stata una vicenda che ha avuto un percorso investigativo piuttosto accidentato”. Anche gli esiti dell’esame del dna al quale erano stati sottoposti gli indagati, comprese altre persone che facevano parte del giro di amicizie della vittima, hanno dato esito negativo. Il corpo di Arianna era stato trovato il 2 ottobre del 2001, disteso, con la testa verso il muro. A poca distanza, la sua borsetta appoggiata al muretto del ponticello sopra il greto asciutto di un canalone di irrigazione a Torricella del Pizzo.

In un primo momento la causa della morte di Arianna era sembrata una caduta volontaria dal ponte, anche se il cadavere era stato localizzato a qualche metro di distanza, lungo il terreno che corre al di sotto dell’ arco. Ma l’esame dei luoghi, e in particolare la modestia dell’altezza dalla quale la ragazza sarebbe precipitata, ha portato ad escludere il suicidio: Arianna è stata uccisa: ne è convinta la procura, ne sono convinti i familiari. Ma da chi? E perché ?. Un mistero, quello della morte di Arianna Zardi, che rischia di rimanere irrisolto.

Sara Pizzorni

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