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Piano Urbano del Traffico, il
parere del responsabile
tecnico FIAB Enrico Chiarini

"Per garantire il doppio senso di marcia delle biciclette nei sensi unici si potrebbe ricorrere, oltre che ad una pista ciclabile separata, anche a un doppio senso di marcia “limitato” alle sole biciclette"
Nella foto: Enrico Chiarini a Casalmaggiore in compagnia di Piercarlo Bertolotti, responsabile provinciale FIAB

CASALMAGGIORE – Il primo commento ‘tecnico’ al PUT di Casalmaggiore è di quelli con un certo peso. A farlo è l’ing. Enrico Chiarini che ha seguito in streaming la presentazione del PUT. Il Responsabile tecnico nazionale FIAB fa notare come le finalità per le quali viene redatto un PUT non sono presenti in quello presentato presso il Consiglio Comunale. Un parere da super esperto il suo, in cui vengono dati suggerimenti per ‘aggiustare’ un Piano che presenta alcune criticità evidenti. Questo il testo integrale del suo intervento: “Le Direttive per la redazione del PUT dicono che: “Il PUT costituisce uno strumento tecnico-amministrativo di breve periodo, finalizzato a conseguire il miglioramento delle condizioni della circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico e il contenimento dei consumi energetici, nel rispetto dei valori ambientali.” Il PUT è quindi uno studio di fattibilità e non deve presentare soluzioni utopiche o insostenibili. L’Arpa non prefigura effetti significativi sull’ambiente in base alle previsioni del PUT. Sarebbe stato auspicabile, invece, che l’Arpa evidenziasse miglioramenti delle condizioni ambientali. Le Direttive citano ancora: “Le quattro componenti fondamentali del traffico, qui di seguito esposte secondo l’ordine assunto nella loro scala dei valori all’interno del Piano, sono: 1 – circolazione dei pedoni; 2 – movimento di veicoli per il trasporto collettivo con fermate di linea (autobus, filobus e tram), urbani ed extraurbani; 3 – movimento di veicoli motorizzati senza fermate di linea (autovetture, autoveicoli commerciali, ciclomotori, motoveicoli, autobus turistici e taxi); 4 – sosta di veicoli motorizzati, in particolare relativamente alle autovetture private.” La mobilità ciclistica, in base a ulteriori approfondimenti normativi, è stata affiancata alla circolazione dei pedoni. La mobilità pedonale e ciclistica, chiamata da alcuni mobilità ”dolce” è, quindi, il primo elemento da sostenere e incentivare. Ciò significa favorire la circolazione pedonale e ciclistica in entrambi i sensi di marcia sulla maggior parte delle strade urbane. Sarebbe stato opportuno richiamare il concetto di isola ambientale (previsto dalle Direttive per la redazione del PUT), elemento essenziale per l’inquadramento delle scelte pianificatorie in ambito urbano, mentre, invece, non se ne è mai parlato. Dalle isole ambientali si arriva alle zone 30 e alle strade residenziali. Negli ultimi decenni del secolo scorso, a causa dell’incremento della motorizzazione e della richiesta di sosta in strada, molte strade urbane sono state trasformate in sensi unici, creando gravi disagi alla circolazione delle biciclette. Il DM 557/99 detta regole piuttosto vincolanti per l’organizzazione delle piste ciclabili. Tuttavia, si sta assistendo ad una evoluzione culturale, che sta portando a ridurre o eliminare le piste ciclabili nell’ambito delle zone 30, limitando la strutturazione delle piste solo sulle strade più importanti e/o trafficate. Ecco allora che per garantire il doppio senso di marcia delle biciclette nei sensi unici si potrebbe ricorrere, oltre che ad una pista ciclabile separata, anche a un doppio senso di marcia “limitato” alle sole biciclette (alternativo al senso unico eccetto bici, sperimentato da alcuni, ma ancora da definire compiutamente). Tali prospettive potrebbero risolvere alcune criticità (per es. Via Romani, Via Guerrazzi, Via Cavour, ecc.). Il ricorso alla ciclopedonalità dovrebbe essere valutato con molta attenzione, per ridurre al minimo le interferenze fra pedoni e ciclisti. Alcune note tecniche: nei passi carrai, le eventuali piste ciclabili non possono essere interrotte; i “dossi lunghi” per i pedoni si chiamano attraversamenti rialzati; la separazione delle piste in controsenso con paletti non è contemplata dalle norme, anche se in alcuni casi potrebbe dare qualche risultato positivo (l’importante è sapere e poi decidere in modo responsabile)”.

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