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Il Po è cresciuto di 4 metri Coldiretti: "No allarmismo ma stop a consumo suolo"

Su un territorio fragile per il consumo di suolo si abbattono – sottolinea la Coldiretti - i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire.

Il maltempo gonfia i laghi lombardi e il Po. Secondo una rilevazione della Coldiretti regionale in appena 24 ore i livelli dei bacini sono aumentati di oltre il 40%, mentre al Ponte della Becca (Pavia), dove il Ticino si butta nel grande fiume, il Po è salito di quasi quattro metri in 48 ore. In un solo giorno – spiega la Coldiretti Lombardia – il lago Maggiore (da dove esce il Ticino) è passato da 86,4 a 123,1 centimetri sopra lo zero idrometrico con un balzo di oltre il 40% in più, il lago di Como (dal quale parte l’Adda) è passato da 58,1 a 65,7 centimetri con un aumento di quasi il 14% rispetto a ieri, mentre il lago d’Iseo è salito da 54,6 a 60,5 centimetri con un progresso netto di circa l’11%. Stabile per adesso il lago di Garda con 99 centimetri contro i 97,3 di un giorno fa. Intanto – spiega la Coldiretti Lombardia – il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca negli ultimi due giorni è passato da -260 centimetri a +130 centimetri sopra lo zero idrometrico e continuando a salire anche questa mattina.

Su un territorio fragile per il consumo di suolo si abbattono – sottolinea la Coldiretti – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato – continua la Coldiretti – è che sono saliti a 7145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Di questi 1640 hanno nel loro territorio solo aree a derivata propensione a fenomeni franosi, 1607 sono invece i comuni a pericolosità idraulica e 3898 quelli in cui coesistono entrambi i fenomeni. Le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico sono sette: Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste si aggiungono Calabria, provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%.

Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – precisa la Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. In Europa vengono distrutti 100.000 ettari di suolo fertile ogni anno, soffocando sotto il cemento un’area grande come l’intera città di Roma secondo ACLI, Coldiretti, FAI – Fondo Ambiente Italiano, INU – Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF ed altre realtà italiane che insieme a 400 organizzazioni europee si sono unite nella campagna #SALVAILSUOLO. L’obiettivo dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “People4soil”: è raccogliere un milione di firme per fermare il consumo di suolo e contrastarne il degrado costante: minacce che hanno effetti diretti sulla nostra vita, la nostra alimentazione, la nostra salute. Una petizione per ottenere una legislazione specifica per tutelare il suolo a beneficio delle generazioni presenti e future che può essere sostenuto con la firma sul sito https://www.salvailsuolo.it.

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