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Schiacciato da elevatore,
43enne deceduto sul
lavoro a Isola Dovarese

A guidare il mezzo il capocantiere, anch'egli albanese, classe 1980, che però proprio per come è strutturato il mezzo meccanico, non poteva probabilmente vedere il collega: questi, infatti, pare si sia accovacciato e così il conduttore dell’elevatore, in retromarcia, non ha potuto scorgerlo.

ISOLA DOVARESE – Sul posto, due ore dopo l’accaduto, sono rimasti soltanto gli operai, gli amici del collega che attorno alle 8 di venerdì mattina è rimasto vittima di un incidente sul lavoro. Sguardo increduli, fissi nel vuoto, neppure tante lacrime, perché quelle forse arriveranno dopo, quando si realizzerà quanto accaduto.

Una scena già vista troppe volte, che si concretizza a Isola Dovarese, in via Fratelli Cairoli, sulla strada che porta a San Lorenzo Picenardi. La vittima è G. R., queste le iniziali, classe 1973 proveniente dalla provincia di Cuneo, chiamato a eseguire lavori presso la ex Tintoria industriale Radici per conto di una ditta di Bergamo. Lavori, in particolare, di rimozione dell’eternit programmati da tempo: da lì la presenza di impalcature e di una gru sul tetto di uno degli ultimi capannoni entrando nello stabilimento. L’incidente fatale però avviene a terra: stando alle informazioni raccolte dai Carabinieri di Casalmaggiore e di Torre dè Picenardi, intervenuto subito sul posto, l’uomo sarebbe rimasto schiacciato tra una macchina elevatrice Manitou, una sorta di via di mezzo tra un muletto e una ruspa, e un muro.

A guidare il mezzo il capocantiere, anch’egli albanese, classe 1980, che però proprio per come è strutturato il mezzo meccanico, non poteva probabilmente vedere il collega: questi, infatti, pare si sia accovacciato e così il conduttore dell’elevatore, in retromarcia, non ha potuto scorgerlo. Sul posto il soccorso medico, che ha tentato disperatamente di rianimare l’uomo, invano, Vigili del Fuoco, Carabinieri e Asl Medicina del Lavoro. Inizialmente era stato allertato anche l’elisoccorso, il cui intervento però non si è purtroppo reso necessario. Per l’operaio classe 1973, che lascia una moglie e un figlio, non c’è stato nulla da fare.

Giovanni Gardani 

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