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Olmo, lectio magistralis: forza dello sport (e dei silenzi) come antidoto alla virtualità dell'oggi

Un appuntamento triplice e intenso, voluto da Andrea Visioli, organizzatore dell’Eridano Adventure, corsa in golena alla quale Olmo prese parte nella prima edizione del 2014, e perfezionato poi dal professor Carlo Stassano, neo presidente dell’Atletica Interflumina. FOTOGALLERY

CASALMAGGIORE – Abituato, ancora adesso che ha 68 anni, a vincere ultramaratone di 170 chilometri – l’ultima in Bolivia non più tardi di un paio di mesi fa – col passo costante ed epico che si addice a questa disciplina, Marco Olmo stavolta ha dovuto indossare idealmente le scarpette da velocista. Perché in meno di 20 ore, tra martedì sera e mercoledì mattina, il runner di Robilante, in provincia di Cuneo, ha nell’ordine corso con alcuni appassionati di trail provenienti dalle province di Cremona, Mantova, Parma, Reggio Emilia e Modena, una cinquantina in tutto; ha presentato il proprio libro edito da Mondadori Feltrinelli, “Il miglior tempo”; e ha incontrato i ragazzi delle scuole di Casalmaggiore.

Un appuntamento triplice e intenso, voluto da Andrea Visioli, organizzatore dell’Eridano Adventure, corsa in golena alla quale Olmo prese parte nella prima edizione del 2014, e perfezionato poi dal professor Carlo Stassano, neo presidente dell’Atletica Interflumina. Prima, come detto, l’aspetto sportivo, con il consigliere con delega allo Sport Giuseppe Scaglioni all’avvio e poi una corsa in notturna nella zona golenale, con tanto di nuovo labirinto di Agoiolo inaugurato per l’occasione e tagliata di qualche tratto a causa del fango e della pioggia ma lunga comunque 12 chilometri, quisquilie per Olmo, abituato alle lunghissime distanze, e già più probante per i tanti runners al seguito.

Dopo la doccia negli spogliatoi della Baslenga e un rinfresco offerto dalla Forneria del Borgo, i partecipanti di questa esperienza difficile da dimenticare si sono trasferiti nei locali del Centro di Medicina dello Sport, dove Olmo, più che il proprio libro, ha raccontato la propria esistenza: la corsa scoperta al 26 anni, gli allenamenti più seri iniziati a 33, il training all’alba, nei territori scoscesi della provincia di Cuneo, sempre rigorosamente a contatto con la natura, forza vitale capace di sprigionare energie di contro a un mondo virtuale potenzialmente infinito ma piatto. Fino, naturalmente, all’apice del trail del Monte Bianco, vinto a 59 anni in 21 ore, con oltre 50 minuti di vantaggio sul secondo. Olmo è stato anche premiato con una targa dai sindaci di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni e di Martignana Alessandro Gozzi.

A colpire, dell’atleta di Robilante, sono stati due particolari: la sincerità, anche nella scelta lessicale, spesso spiccia e positivamente primitiva, indice di una cultura genuina proprio perché immediata e rigorosamente da autodidatta anche nello sport; in seconda battuta il fatto che Olmo, pur non essendo un grande oratore, riesca sempre ad attirare l’uditorio, a renderlo partecipe, a trasmettere concetti non banali: come l’elogio del perdente, perché lo sport non è solo élite, o come l’importanza del motto “non è mai troppo tardi, ma prima o poi bisogna cominciare”. Una lectio magistralis non cattedratica ma semplice e per questo più filtrante, sempre con la forza dell’esempio, perché mostrarsi in prima persona è un ponte perfetto per insegnare anche e soprattutto alle nuove generazioni.

Dettagli e pillole di saggezza trasmesse poi mercoledì mattina, nell’ennesimo tour de force alle 8.30 fino quasi alle 13, ai professori e prima ancora ai ragazzi del Polo Scolastico Romani (con la dirigente Maria Luisa Spedini e il professor Fabio Cristofolini), della scuola media Diotti (con la preside Cinzia Dall’Asta) e dell’istituto di formazione professionale Santa Chiara (con la dirigente Antonella Maccagni). “Non sono a mio agio a parlare in pubblico” ha ripetuto più di una volta Olmo, rivelando però il contrario: anche nei suoi silenzi e in qualche pausa lunga. La medicina migliore contro il conformismo e l’ultravelocità dell’oggi, per impossessarsi nuovamente di una vita sana e, quando occorre, splendidamente lenta e riflessiva.

Giovanni Gardani 

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